Caccia a poltrone-letto, tende e container per ospitare i migranti. I sindaci: “Subito 7-800 milioni o la situazione diventerà esplosiva”
“Sono preoccupatissimo. Io piuttosto che piantare tende mi incateno. Ci vogliono far fare accoglienza in modo indecoroso”. Marcello Pierucci è il sindaco (Pd) di Camaiore e la rassicurazione appena ricevuta dal prefetto che le cinque famiglie di richiedenti asilo ospiti del Cas al momento non verranno messe in strada a seguito della circolare del Viminale sul turnover nei centri di accoglienza non lo tranquillizza più di tanto. Il perché sta nelle parole di Claudia Varsanti, direttrice della Misericordia che gestisce appunto il centro di accoglienza:” Insieme alla circolare, dalla prefettura abbiamo ricevuto l’invito a stipare il più possibile i nostri ospiti se vogliamo evitare di doverli mandare via per far posto ad altri, ci è stato proposto di utilizzare poltrone invece di letti, di mettere tende nel giardino. E oggi abbiamo saputo che ai Servizi sociali del Comune di Viareggio si è presentata una famiglia di cinque persone che ha dovuto lasciare improvvisamente il centro in cui e…
“Sono preoccupatissimo. Io piuttosto che piantare tende mi incateno. Ci vogliono far fare accoglienza in modo indecoroso”. Marcello Pierucci è il sindaco (Pd) di Camaiore e la rassicurazione appena ricevuta dal prefetto che le cinque famiglie di richiedenti asilo ospiti del Cas al momento non verranno messe in strada a seguito della circolare del Viminale sul turnover nei centri di accoglienza non lo tranquillizza più di tanto. Il perché sta nelle parole di Claudia Varsanti, direttrice della Misericordia che gestisce appunto il centro di accoglienza:” Insieme alla circolare, dalla prefettura abbiamo ricevuto l’invito a stipare il più possibile i nostri ospiti se vogliamo evitare di doverli mandare via per far posto ad altri, ci è stato proposto di utilizzare poltrone invece di letti, di mettere tende nel giardino. E oggi abbiamo saputo che ai Servizi sociali del Comune di Viareggio si è presentata una famiglia di cinque persone che ha dovuto lasciare improvvisamente il centro in cui era ospitata da tempo”.
I posti inutilizzati nel sistema Sai
Tende, poltrone, brandine pieghevoli nei corridoi, palestre, centri per anziani al momento chiusi, alberghi che non hanno il pieno di turisti, conventi e sacrestie. Da settimane ormai i sindaci del centronord si trovano a gestire l’emergenza quasi quotidiana di farsi carico della sistemazione di migliaia di migranti che le decine di bus che partono dagli hotspot siciliani distribuiscono in Comuni piccoli e grandi. Dove di posto per loro non ce n’è. Almeno nei Cas, i centri di accoglienza straordinari. Perché invece, nella rete Sai, il sistema di accoglienza diffusa in piccole strutture o appartamenti dove la più parte dei sindaci ( ormai anche quelli di centrodestra) investirebbero volentieri, di posti liberi ce ne sono ancora parecchi, circa 1800 rispetto a quelli già finanziati. Ma i migranti appena sbarcati lì non possono essere sistemati, il governo non vuole, il decreto Cutro lo vieta.
Effetto perverso e paradossale, ampiamente previsto purtroppo dalle associazioni del Terzo settore che si occupano di accoglienza, del provvedimento con cui il governo Meloni ( dopo il naufragio del 26 febbraio) ha riportato le lancette indietro ai decreti sicurezza firmati Salvini disponendo che i posti del sistema Sai (preludio ad un percorso di integrazione nelle comunità locali) vengano riservati esclusivamente ai rifugiati, a chi ha ottenuto la protezione internazionale e non ai richiedenti asilo come sono ovviamente gli oltre 102.000 migranti sbarcati nel 2023. Ed è anche per questo che il patto stretto in Veneto dai sindaci di centrosinistra e di centrodestra per l’accoglienza diffusa non può funzionare.
Alla quarta Ong dirottata in porto e con 400 migranti in due mesi alla fine anche il sindaco di centrodestra di Ancona Daniele Silvetti si ribella: “Adesso basta. Le strutture sono sature, la disponibilità di Ancona non è infinita”.
Biffoni (Anci): “Servono subito 7-800 milioni”
“I sindaci, di destra e di sinistra, sono esasperati perché adesso è tutta sulle nostre spalle che si riversa un’emergenza creata da questo governo che con il decreto Cutro ha fatto l’esatto opposto di quello che avrebbe dovuto fare – accusa Matteo Biffoni, sindaco di Prato e delegato immigrazione dell’Anci -. Senza un’adeguata programmazione (che non esiste) il sistema di accoglienza implode. Persino i fisiologici passaggi dai Cas ai Sai di chi ottiene il permesso di soggiorno non funzionano più. Perché è chiaro che se a chi vive da due anni in un Cas a Brescia, lì si sta integrando e magari ha trovato lavoro, gli proponi di andare in un appartamento Sai a Cosenza, non ci vuole andare. La verità è che il governo è rimasto vittima della sua propaganda e adesso se non prevedono subito un’iniezione di liquidità di 7-800 milioni questa situazione non la reggono”.
Servono hub per minori in ogni regione
Sette, ottocento milioni, dunque. Questa la stima dei sindaci per reperire subito nuove strutture da affittare, per riproporre bandi con cifre che siano sostenibili da enti e associazioni del terzo settore che non sono disponibili a fare gli albergatori di infimo ordine, per provvedere a percorsi di formazione e integrazione. E, soprattutto per mettere mano all’urgenza delle urgenze, quella dell’assistenza dei minori. “Dove sono gli hub di primissima accoglienza per i minori? – dice ancora Matteo Biffoni – di quelli, uno-due per regioni, ci sarebbe urgente bisogno, piuttosto che di Cpr”.
A Cremona il sindaco Gianluca Galimberti ha visto raddoppiare il numero di minori non accompagnati da ospitare. “Siamo una città di 600.000 abitanti e ne abbiamo 340, che vanno a sommarsi agli adulti che la prefettura continua a mandarci senza tenere conto del peso sostenuto dal nostro territorio. Adesso la situazione non è più sostenibile, richiederebbe un approccio ben diverso, di investimento sul percorso di questi ragazzi, alcuni dei quali ( sicuramente gli egiziani) arrivano qui evidentemente vittime di una tratta che poi prevede il loro sfruttamento lavorativo”.
La protesta di Reggio Emilia: “Li portiamo a dormire al Viminale”
E c’è anche chi prepara gesti di protesta clamorosi: “A Reggio Emilia siamo già a quota 200 minori non accompagnati – dice l’assessore al welfare Daniele Marchi . Se il governo continua a mandarcene, carico dei pullman e li porto tutti a dormire al Viminale”