Inni, spot e insulti: il fronte omofobo che Matteo Salvini ora punta a guidare
di Paolo BerizziIl nuovo fronte della destra omofoba è aperto e Matteo Salvini si intesta il ruolo di front-man. La mossa del capo leghista – che abbraccia il generalissimo Vannacci per mettere in contropiede la silente Giorgia Meloni nel pieno della spaccatura interna al suo partito – è il sigillo in ceralacca su un “libro” nero – giustappunto. Un libro alla cui scrittura, da anni, contribuiscono prime, seconde e terze file di FdI e Lega. Ma anche Fi. E non è un caso che dagli archivi emerga l’iperattivismo – sul tema gay, unioni civili, gender – proprio del ministro delle Infrastrutture. “No ai matrimoni gay”, grida nel 2015 dal palco di Pontida. “Il matrimonio si fa fra l’uomo e la donna e i bimbi vengono adottati dalla mamma e dal papà”. E’ lo stesso Capitano che, anni fa, ad una festa della Lega, insieme all’attuale sottosegretario all’Economia Alessandro Morelli, tra bevute e risate da balera, intona la canzone “Amici gay” nell’ilarità generale. In seguito verrà la crociata per l’appello per co…
Il nuovo fronte della destra omofoba è aperto e Matteo Salvini si intesta il ruolo di front-man. La mossa del capo leghista – che abbraccia il generalissimo Vannacci per mettere in contropiede la silente Giorgia Meloni nel pieno della spaccatura interna al suo partito – è il sigillo in ceralacca su un “libro” nero – giustappunto. Un libro alla cui scrittura, da anni, contribuiscono prime, seconde e terze file di FdI e Lega. Ma anche Fi. E non è un caso che dagli archivi emerga l’iperattivismo – sul tema gay, unioni civili, gender – proprio del ministro delle Infrastrutture. “No ai matrimoni gay”, grida nel 2015 dal palco di Pontida. “Il matrimonio si fa fra l’uomo e la donna e i bimbi vengono adottati dalla mamma e dal papà”. E’ lo stesso Capitano che, anni fa, ad una festa della Lega, insieme all’attuale sottosegretario all’Economia Alessandro Morelli, tra bevute e risate da balera, intona la canzone “Amici gay” nell’ilarità generale. In seguito verrà la crociata per l’appello per cognome nelle scuole (“Elsa di Frozen non deve diventare lesbica”). Ma andiamo con ordine.
Quando Salvini cantava “Amici gay”
“Non votare con il culo”. E’ il passaggio finale di un delicato spot elettorale di Fratelli d’Italia in Veneto: elezioni regionali 2023. La scritta compare sull’ultimo dei cartelli che due candidati padovani del partito di Giorgia Meloni mostrano in un video-parodia che riprende l’esibizione a Sanremo della coppia omosessuale Stefano e Federico. Si parte con un “noi crediamo in un’Italia pulita… dove la famiglia deve essere tutelata… dove un uomo e una donna possano fare un figlio…e avere una casa senza temere di perdere tutto”, e si continua con un “crediamo che l’amore di un uomo e una donna sia la base del futuro della nostra nazione”. Dunque, la chiosa: “Domenica e lunedì vota con la testa e con il cuore…non votare con il culo”. Dopo la pioggia di critiche, Meloni si scusò a nome del partito per il video omofobo e ricordò “la ferma condanna per ogni specie di omofobia”. Storia di sei mesi fa. Adesso il caso Vannacci fa riaffiorare scorie depositate sui fondali: dichiarazioni, gaffes più o meno volute, intemerate, offese omofobe che esponenti di FdI - e Lega – hanno prodotto in questi anni. Parole che sembrano inserirsi perfettamente nel solco scavato, con il suo libro auto-pubblicato, dal generale della Folgore finito nella bufera e destituito dall’incarico.
Salvini: "Vannacci va giudicato per il suo lavoro, non per quello che scrive. Leggerò il libro"
“L’omosessualità è contro natura”, dice il 14 settembre 2020, durante la riunione del consiglio comunale, il consigliere e vicesindaco di Potenza, Michele Napoli (ieri il segretario della Lega di Modena, Guglielmo Golinelli, ne ha ripetuto le parole aggiungendo “le razze esistono”). Richiamato all’ordine? Punito? Macchè. Proprio a febbraio 2023 il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso lo nomina consigliere del ministero per lo sviluppo del Mezzogiorno. Una medaglia. Prima e dopo Michele Napoli, tanti fratelli e fratellini d’Italia hanno esplicitato la loro opinione sui gay. Carlo Ciccioli, capogruppo meloniano in Regione Marche, psichiatra, entrato più volte a gamba tesa sul rischio legato all’ “invasione” e ai troppi parti delle coppie di immigrati, nel 2016 pubblica un articolo sul Secolo d’Italia, house organ di FdI. Titolo: “Il suicidio dell’Europa di oggi è come quello dell’Impero romano”. In un crescendo si arriva ad affermare che il crollo dell’impero romano è dovuto, tra altri fattori, ai “maschi effemminati”, alle “donne non più fertili”, alla “pansessualità”. Musica per le orecchie di Joe Formaggio, consigliere regionale veneto di FdI ed ex sindaco-sceriffo di Albettone (sospeso per una vicenda di presunte molestie e poi reintegrato, ndr). Dopo avere avanzato l’idea di una tassa sui gay “perché non si riproducono”, a gennaio 2023 Formaggio interviene in aula mentre si discute una proposta delle opposizioni affinchè la Regione aderisca alla rete Ready e ai Pride. “Io non ho nulla contro gay, omosessuali, lgb… eccetera…però non dobbiamo portarli al circo. Perché è vero, è finito il Natale, ma tra poco c’è Carnevale”. E infine: “Va bene, voto a favore se facciamo un emendamento in cui si dice che vestiamo gli assessori di Zaia da drag queen e li mettiamo sopra il carro”.
Tra i “patrioti” che oggi si dividono sul libro-shock di Vannacci, le posizioni anti-gender e le derive omofobe sono assai diffuse, con intensità e sfumature variabili. Il senatore Lucio Malan, l’anno scorso, esprimendo la sua ferma contrarietà alle nozze gay, definì l’omosessualità “un abominio… lo dice anche la Bibbia”. Bignami (quello che si travestì da nazista), Donzelli, Montaruli (croci celtiche e saluti romani): i pro-Vannacci – all’estrema destra ci sono poi gli Alemanno, gli Storace, i Fiore - sanno di muoversi su un terreno abbondantemente arato. Basti ricordare che un anno fa FdI chiese lo scrutinio segreto nel voto sull’emendamento (a firma Alessandra Maiorino, M5S) che chiedeva di adottare il “linguaggio di genere”, o inclusivo, nella comunicazione istituzionale dell’aula. Risultato: proposta bocciata. Dalle prime linee del partito ai territori la linea è quella. Con alcune sparate. Tipo quella del presidente del Senato, Ignazio la Russa, anno 2013: “Genitori gay? Anche il bambino crescerebbe gay”. O quella, due mesi fa a Lissone (Monza-Brianza), della consigliera comunale Felicia Grazia Scaffidi. “I gay li tratto come qualsiasi altra persona normodotata…ho più amici gay che amici normali”. Nell’album dell’omofobia – come detto - un posto di assoluto rilievo lo occupa anche la Lega. A partire dal suo segretario federale, e ministro, Matteo Salvini, neo tifoso di Vannacci. “Comprerò il suo libro”. Un messaggio chiarissimo mandato a Meloni. Ma anche per dare la linea ai suoi. Che pure erano e sono già più che rodati. Gianmarco Centinaio, vicepresidente leghista del Senato: “Le unioni civili? Di questo passo sposeremo il cane”. Nicola Finco, vicepresidente del consiglio regionale Veneto: “Da una coppia gay difficilmente nasce qualcosa”. L’ex senatore Simone Pillon: “Vannacci ha ragione. Un uomo col reggiseno non è normale. Le ideologie dell’indifferentismo sessuale lavorano specialmente sui nostri figli e nipoti. Maschio e femmina li creò. Il resto è violenza sui minori”. Per chiudere vanno menzionate le uscite dei forzisti. Berlusconi amava fare battute triviali sui gay (tra quelle pubblicabili: “meglio guardare una bella ragazza che essere omosessuali”), Licia Ronzulli si scagliò contro il Pride (“Non voglio vedere Cristo in tacchi a spillo”), Maurizio Gasparri etichettò così le coppie omogenitoriali: “Trafficanti di bambini”.