Migranti, le difficoltà dei sindaci leghisti: tra accoglienza obbligatoria e le promesse (disattese) in campagna elettorale. “Siamo al collasso”
di Enrico FerroC’è chi ha fisicamente riportato i profughi assegnati dal Viminale davanti al cancello della Prefettura, chi si è tolto la fascia tricolore in segno di protesta, chi ha disertato le riunioni sull’accoglienza diffusa sostenendone il boicottaggio e chi, semplicemente, continua a dire “no” a ogni proposta dei prefetti. Dura la vita per i sindaci leghisti nell’Italia di oggi. Anni e anni a inneggiare ai porti chiusi di Matteo Salvini, e ora si ritrovano in una situazione pure peggiore degli anni scorsi, con le coste della Sicilia prese d’assalto e il Viminale (a guida Lega) che quotidianamente smista e assegna. C’è dunque un fronte solido di amministratori cresciuti con il mito di Alberto Da Giussano che non intende aderire agli appelli istituzionali per la gestione responsabile dell’emergenza. Roberto Di Stefano, sindaco leghista di Sesto San Giovanni, periferia complessa di Milano, è categorico: “Nuovi immigrati sul nostro territorio? Assolutamente no. Bisogna bloccare le partenze e pot…
C’è chi ha fisicamente riportato i profughi assegnati dal Viminale davanti al cancello della Prefettura, chi si è tolto la fascia tricolore in segno di protesta, chi ha disertato le riunioni sull’accoglienza diffusa sostenendone il boicottaggio e chi, semplicemente, continua a dire “no” a ogni proposta dei prefetti. Dura la vita per i sindaci leghisti nell’Italia di oggi. Anni e anni a inneggiare ai porti chiusi di Matteo Salvini, e ora si ritrovano in una situazione pure peggiore degli anni scorsi, con le coste della Sicilia prese d’assalto e il Viminale (a guida Lega) che quotidianamente smista e assegna. C’è dunque un fronte solido di amministratori cresciuti con il mito di Alberto Da Giussano che non intende aderire agli appelli istituzionali per la gestione responsabile dell’emergenza. Roberto Di Stefano, sindaco leghista di Sesto San Giovanni, periferia complessa di Milano, è categorico: “Nuovi immigrati sul nostro territorio? Assolutamente no. Bisogna bloccare le partenze e potenziare i rimpatri. Non sono disposto a togliere risorse ai cittadini e alle famiglie in difficoltà per darle agli immigrati clandestini”.
Tutto questo mentre il ministro Matteo Piantedosi, in quota Lega, istruisce i prefetti a spingere per un’accoglienza diffusa. Taglia corto anche Marco Togni, sindaco di Montichiari (Brescia), che si è detto più volte indisponibile a qualsiasi altra forma di accoglienza che non sia quella già in atto per gli ucraini: “Il nostro territorio non ha spazi comunali da fornire, né soldi da investire per ospitare i profughi”, ha ribadito al quotidiano locale Brescia Oggi. Dalla Lombardia al Piemonte, la situazione non cambia. Claudio Corradino, sindaco di Biella: “Siamo messi male, in questo momento le persone che arrivano sono troppe. Qui a Biella è stato riattivato un vecchio albergo e sono state messe dentro, di colpo, più di 70 persone. I problemi di convivenza sono notevoli, anche con la gente del posto. Quanto alle assegnazioni, non chiedono neanche più il mio parere: me li mandano e basta”.
I leghisti duri e puri sentono la responsabilità di mantenere le posizioni prese in campagna elettorale, posizioni che invece si polverizzano mano a mano che ci si avvicina ai palazzi del potere del Governo Meloni. “Gli elettori delusi sono molti” continua Corradino. “I profughi stanno arrivando in numeri davvero esagerati”. Alessandro Canelli, sindaco di Novara, mette subito in chiaro le cose: “Qui da noi non c’è spazio per nuovi Cas. Questo dell’immigrazione è un fenomeno che porta con sé ripercussioni negative sui centri urbani e sul territorio. I profughi rischiano di entrare nei circuiti delinquenziali e bighellonano tutto il giorno. Va trovata una soluzione a livello nazionale, subito, prima che scoppi il casino vero”.
A Novara vengono già ospitati 350 migranti nei Cas, più circa 300 ucraini, più 70 minori non accompagnati. “Ma ne avevamo 120 fino a poco tempo fa” continua il sindaco. “E sono 110 euro al giorno di retta: 3700 euro al mese per ogni straniero. Questa emergenza non va scaricata sui territori”. Non va molto meglio in Veneto. Il presidente regionale di Anci è Mario Conte, sindaco di Treviso. Con senso di responsabilità ha sempre predicato l’accoglienza diffusa come soluzione ideale per gestire l’emergenza ma questo non è bastato a placare gli animi dei colleghi di partito. Davide Dorantani, sindaco di Castelgomberto, è diventato famoso per aver letteralmente “restituito” tre profughi (tre!) alla Prefettura che li aveva assegnati al suo Comune. Graziano Lorenzetti, sindaco di Legnago (Verona), si tolto la fascia tricolore in segno di protesta. Mentre Marcello Bano, primo cittadino di Noventa Padovana (Padova), anch’egli leghista, ha annunciato: “Non parteciperò più a incontri a tema di accoglienza diffusa, siano questi convocati dall’Anci o dalla Prefettura. L’emergenza immigrazione non è una competenza dei sindaci, quindi non vedo perché ce ne dovremmo occupare noi. Ci pensi il Governo e ne risponda agli elettori che l’hanno votato”.