È il più trito degli slogan della destra sul tema delle migrazioni. «Più rimpatri», «rimpatri più veloci», «procedure semplificate per rimandare a casa tutti gli irregolari». Lo urlava quando era all’opposizione, lo ripete ora che è al governo e deve affrontare centinaia di sindaci, di tutti i partiti, in rivolta per l’incapacità dello Stato di gestire l’accoglienza, soprattutto di trovare adeguata sistemazione a tutti i 21 mila minori stranieri non accompagnati presenti sul nostro territorio. Così torna il miraggio dei rimpatri facili, il modo migliore per buttarla in calcio d’angolo. Perché di questo si tratta, di propaganda: senza accordi diplomatici con i Paesi di partenza, infatti, non è possibile alcuna accelerazione.
Dice dunque il governo: «Il Viminale sta lavorando a un nuovo decreto sicurezza per rendere più veloci le espulsioni mentre l’Europa se ne frega e si volta dall’altra parte» (Matteo Salvini); «Abbiamo anche intenzione di inserire meccanismi più stringenti ed effica…
È il più trito degli slogan della destra sul tema delle migrazioni. «Più rimpatri», «rimpatri più veloci», «procedure semplificate per rimandare a casa tutti gli irregolari». Lo urlava quando era all’opposizione, lo ripete ora che è al governo e deve affrontare centinaia di sindaci, di tutti i partiti, in rivolta per l’incapacità dello Stato di gestire l’accoglienza, soprattutto di trovare adeguata sistemazione a tutti i 21 mila minori stranieri non accompagnati presenti sul nostro territorio. Così torna il miraggio dei rimpatri facili, il modo migliore per buttarla in calcio d’angolo. Perché di questo si tratta, di propaganda: senza accordi diplomatici con i Paesi di partenza, infatti, non è possibile alcuna accelerazione.
Dice dunque il governo: «Il Viminale sta lavorando a un nuovo decreto sicurezza per rendere più veloci le espulsioni mentre l’Europa se ne frega e si volta dall’altra parte» (Matteo Salvini); «Abbiamo anche intenzione di inserire meccanismi più stringenti ed efficaci per i rimpatri di chi non ha diritto ad essere accolto, lo faremo prestissimo» (Antonio Tajani). Il titolare del ministero interessato, Matteo Piantedosi, tace, non spiega, «è in vacanza» segnalano i suoi. Mentre le solite ben informate «fonti del Viminale» riferiscono di un decreto in preparazione a settembre che promette procedure più snelle per costruire nuovi Cpr e, ovviamente, più rimpatri e più veloci. I fatti, però, raccontano un’altra storia.
Sappiamo che dall’inizio dell’anno sono arrivati 105 mila migranti, quasi tutti via mare. Solo tra sabato e domenica sono sbarcati 1.902 minorenni soli. Al 15 agosto i rimpatri effettuati dal ministero dell’Interno sono stati 2.900, in crescita rispetto al 2022 (+ 30 per cento) ma lontano dai risultati che la destra preannunciava in campagna elettorale. E chi sono questi 2.900? Quasi tutti tunisini ed egiziani che di norma hanno scarse possibilità di ottenere il permesso di soggiorno: sono stati messi su un aereo e riportati indietro solo grazie agli accordi firmati con Tunisi e il Cairo. Senza di essi, senza ambasciate straniere che riconoscano i propri cittadini e accettino di prenderli in carico, non esistono rimpatri. Al massimo vengono emessi fogli di via che nessuno, o quasi, rispetta.
Il governo Meloni sinora ha rimpatriato meno di tremila tunisini ed egiziani a fronte di 15 mila migranti di quelle due nazionalità entrati in Italia nel 2023. Nelle statistiche egiziani e tunisini non sono neppure in cima, perché le prime due nazionalità dichiarate dopo lo sbarco sono Guinea e Costa d’Avorio, in tutto 25 mila persone. Che al momento non si possono rimpatriare perché l’Italia non ha accordi con i due stati africani, Paesi ritenuti sicuri ma per i quali non abbiamo uno straccio di carta che definisca la modalità del rientro.
L’unica stretta realistica a cui può pensare il governo non è, tout court, verso «chi non ha il diritto di essere accolto» come sostiene il ministro Tajani, piuttosto verso gli stranieri senza permesso di soggiorno che sono accusati di aver commesso reati in Italia. Cosa ben diversa. Così come suona beffardo l’annuncio dello snellimento delle procedure per i Cpr: norme in tal senso sono state già previste dal decreto Cutro, nella Manovra 2022 erano stati stanziati anche i fondi. Da allora sono passati otto mesi e non un solo mattone è stato messo. Di più: devono ancora decidere dove costruirli.