Granchio blu, la disperazione dei pescatori: “Ormai tiriamo su gusci vuoti e lische. Abbiamo bisogno di aiuto”
di Enrico FerroPORTO TOLLE (ROVIGO). Sonia sistema in modo meticoloso i talloncini accanto a ciascun elemento, come la Scientifica sulla scena di un delitto. “Cozza Dop” davanti a una retina di cozze, “Vongola” vicino alle conchiglie adagiate sul cestello colmo di ghiaccio e, ultimo della fila lui, il killer delle lagune polesane: il granchio blu. Ne hanno imprigionati una decina dentro una gabbia d’acciaio. Come dire: tutti qui vi vorremmo. Invece il Callinectes sapidus, nome scientifico di questa specie aliena e cannibale, continua a riprodursi.
500 tonnellate di granchio blu pescate da inizio anno
Da inizio anno a oggi, sul Delta del Po, ne hanno catturate 500 tonnellate. Ma è come provare a svuotare il mare con un secchio. Sono mesi di duro lavoro, di tensione, di incertezza. E allora ci sta se arrivano anche le lacrime. Giovanni (Gionni) Franzoso, presidente della cooperativa pescatori di Pila, ripone la maschera da duro e si mette a piangere mentre si rivolge al presidente della Regione Luca Z…
PORTO TOLLE (ROVIGO). Sonia sistema in modo meticoloso i talloncini accanto a ciascun elemento, come la Scientifica sulla scena di un delitto. “Cozza Dop” davanti a una retina di cozze, “Vongola” vicino alle conchiglie adagiate sul cestello colmo di ghiaccio e, ultimo della fila lui, il killer delle lagune polesane: il granchio blu. Ne hanno imprigionati una decina dentro una gabbia d’acciaio. Come dire: tutti qui vi vorremmo. Invece il Callinectes sapidus, nome scientifico di questa specie aliena e cannibale, continua a riprodursi.
500 tonnellate di granchio blu pescate da inizio anno
Da inizio anno a oggi, sul Delta del Po, ne hanno catturate 500 tonnellate. Ma è come provare a svuotare il mare con un secchio. Sono mesi di duro lavoro, di tensione, di incertezza. E allora ci sta se arrivano anche le lacrime. Giovanni (Gionni) Franzoso, presidente della cooperativa pescatori di Pila, ripone la maschera da duro e si mette a piangere mentre si rivolge al presidente della Regione Luca Zaia. «Mai come ora abbiamo bisogno di voi», dice, e si ferma un attimo per riprendere fiato. «Noi stiamo facendo di tutto, cambieremo anche modo di lavorare ma non sappiamo se ci sarà un domani. Per questo vi chiediamo aiuto».
Da 20 chili a 300 chili al giorno
Bisogna provare ad abitare un po’ la vita di questi pescatori di Porto Tolle e dintorni, per capire il dramma che stanno vivendo da quando nella laguna è comparso il killer-alieno-cannibale. Un numero importante, innanzitutto: da queste parti ci sono circa 1.500 famiglie che vivono della pesca e del suo indotto. Tre anni fa aveva fatto la sua comparsa per la prima volta ma i pescatori polesani ne raccoglievano con le reti a strascico solo 20 chili al giorno. L’anno scorso 150 chili al giorno. Quest’anno 300 chili al giorno. «Uscire a lavorare ora è come muoversi in un contesto di guerra», dice Maurizio Finotti, 35 anni. «All’inizio mangiavano i piccoli pesci e il novellame, poi sono passati alle vongole e alle cozze, adesso attaccano anche i pesci. Si impigliano sulle nostre reti, le tagliano con le chele, si mangiano i cefali che raccogliamo. E a noi non restano che carcasse e gusci vuoti».
Un lavoro enorme di pulizia non pagato
In questi giorni escono solo per pulire, per provare a liberare la laguna dall’invasore. È un lavoro estenuante, ma soprattutto è un lavoro non pagato. E poi c’è l’incognita dello smaltimento. Solo un quarto del totale di granchio blu raccolto finisce nella ristorazione. Il resto va in qualche modo eliminato. Dunque servono i biodigestori, che non ci sono. «E poi servono anche i ristori, questo lavoro di pulizia va pagato», dicono i pescatori.
Il granchio blu non è un’alternativa alla cozza o alla vongola
C’è questa retorica del granchio blu in tavola, che nell’immaginario collettivo rende quasi divertente la sciagura che sta uccidendo un intero comparto. «Come se d’un tratto potessimo trasformarci tutti in cuochi», dicono indispettiti al Porto Peschereccio di Pila. Le previsioni sono fosche. «Prima di dicembre spariranno le vongole veraci» dice Luigino Marchesini, presidente del Consorzio pescatori di Scardovari. «I pescatori che vanno fuori con le reti trovano solo le lische e gusci vuoti. C’è una cosa che mi dispiace e che ci fa tanto arrabbiare: il granchio blu non può essere presentato come un’opportunità rispetto alla cozza o alla vongola».
Alla frenetica attività di raccolta e pulizia, i pescatori polesani affiancano anche quella di studio, per capire se c’è qualcosa che si possa fare per cambiare il corso di un destino che sembra già segnato. «Si pensava, insieme ai colleghi di provare a pescare la vongola d’inverno» spiega ancora Franzoso. «Perché il granchio va in letargo come gli orsi, da ottobre fino a primavera. Proveremo a realizzare dei recinti chiusi, dove mettere la semina, nella speranza di poter concentrare la raccolta tra dicembre, gennaio e febbraio. Non è la soluzione al problema, è il nostro tentativo disperato per continuare a lavorare».
Luca Zaia arriva con t-shirt blu e sneakers bianche, mentre i cuochi accudiscono un pentolone dove bolle un risotto di cozze e una padella dove saltano gli spaghetti alle vongole. «È l’ultimo pranzo», dicono, evocando l’Ultima Cena. «Ho chiara la situazione» dice subito il presidente della Regione Veneto, facendo capire alla platea dell’evento organizzato da Coldiretti che non è lì per ridere e scherzare ma per dare risposte. «Sono stato ministro della Pesca e so qual è la dimensione produttiva. La produzione in Veneto vale il 40% di quella nazionale: da qua escono 50 mila quintali di vongole e 20 mila di cozze. Ora bisogna decidere se questo patrimonio lo dobbiamo mangiare noi o il granchio blu: questa sfida va vinta. Il Governo ha stanziano 2 milioni e 900 mila euro. Non basta ma aiuta».
Zaia ripercorre le tappe recenti della sua azione. «Il 24 luglio ho chiesto lo stato di calamità e l’8 agosto siamo stati l’unica regione a inoltrare formale richiesta a Roma. Quest’anno il bilancio del comparto segnerà un -80%. Il Governo deve dichiarare lo stato di emergenza: senza quello siamo zoppi. È bene che si capisca a livello nazionale che il Veneto è in difficoltà. Se una fabbrica va in difficoltà si muove tutto un apparato, se va in crisi la pesca sembra quasi una cosa bucolica. Questa narrazione non è corretta e noi dobbiamo farlo capire». Il presidente della Regione si è impegnato a fare arrivare i biodigestori per smaltire i granchi in eccesso rispetto alla richiesta del mondo della ristorazione.