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Uragani in California, carestia in India. El Niño soffia sul fuoco della crisi climatica

La corrente del Pacifico in un'immagine della Noaa

 

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Il ritorno della corrente calda del Pacifico dopo sette anni sta già provocando i primi effetti. E anche stavolta il conto sarà salato
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El Niño è tornato. La corrente calda del Pacifico ha iniziato a bussare alla porta. Come la farfalla che batte le ali a un capo dell’oceano scatenando dall’altro una tempesta, i suoi effetti sul clima hanno iniziato a ramificarsi attraverso il pianeta. La siccità che ha spinto l’India a bloccare l’esportazione del riso, facendo aumentare i prezzi mondiali, è considerata una sua figlia. Idem l’uragano che si è abbattuto sulla California, laddove in genere questi fenomeni colpiscono la costa orientale. Nella Death Valley è caduta la pioggia di un anno e i record di piovosità sono stati toccati anche a San Diego e Los Angeles. Contemporaneamente i 32 gradi in pieno inverno hanno riempito le spiagge di Copacabana e la scarsità di piogge in America Centrale ha talmente svuotato il bacino del canale di Panama da causarne la drastica riduzione delle attività.

El Niño è una corrente calda che viaggia lungo la fascia tropicale dell’Oceano Pacifico, da ovest a est. Riscalda il mare di qualche…

El Niño è tornato. La corrente calda del Pacifico ha iniziato a bussare alla porta. Come la farfalla che batte le ali a un capo dell’oceano scatenando dall’altro una tempesta, i suoi effetti sul clima hanno iniziato a ramificarsi attraverso il pianeta. La siccità che ha spinto l’India a bloccare l’esportazione del riso, facendo aumentare i prezzi mondiali, è considerata una sua figlia. Idem l’uragano che si è abbattuto sulla California, laddove in genere questi fenomeni colpiscono la costa orientale. Nella Death Valley è caduta la pioggia di un anno e i record di piovosità sono stati toccati anche a San Diego e Los Angeles. Contemporaneamente i 32 gradi in pieno inverno hanno riempito le spiagge di Copacabana e la scarsità di piogge in America Centrale ha talmente svuotato il bacino del canale di Panama da causarne la drastica riduzione delle attività.

El Niño è una corrente calda che viaggia lungo la fascia tropicale dell’Oceano Pacifico, da ovest a est. Riscalda il mare di qualche decimo di grado, ma su un’area che è pari a un terzo della Terra. Il fenomeno si riaffaccia periodicamente, a intervalli tra i 2 e i 7 anni, perturbando un clima che quest’anno è già scombussolato dalle temperature record registrate sia in mare che all’asciutto. Luglio è stato il mese più caldo della storia sulla terraferma. Il 30 dello stesso mese è stata registrata anche la temperatura più alta negli oceani: quasi 21 gradi.

«El Niño in questo momento si sta rafforzando» spiega Marco Reale, oceanografo e climatologo dell’Ogs di Trieste, l’Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale. «Secondo l’Istituto per le ricerche sul clima della Columbia University che pubblica gli aggiornamenti mensili, attualmente il fenomeno ha un’intensità moderata, che andrà aumentando nel corso dell’inverno per poi ridursi a partire dalla primavera del 2024». L’appellativo “il bambino” nasce dal fatto che la corrente raggiunge la sua massima intensità a dicembre, quando l’ America Latina, una delle aree più colpite, festeggia il Natale.

El Niño, aggiungendosi al caldo attuale, rischia di gettare altra benzina sul fuoco della crisi climatica. La Fao, Organizzazione mondiale per l’alimentazione, prevede pioggia e raccolti scarsi in Africa meridionale, America centrale e Asia meridionale. L’Oms, Organizzazione mondiale della sanità, ha invitato i paesi tropicali a premunirsi di fronte all’aumento di infezioni di dengue, malaria e colera che in genere El Niño porta con sé per via dell’aumento delle temperature.

I prezzi di cacao e caffè intanto, coltivazioni compromesse dall’altalena di siccità e inondazioni che la corrente calda del Pacifico porta con sé in Africa, hanno già iniziato a salire. Lo stesso sta avvenendo per il riso, dopo l’annuncio che i raccolti indiani verranno usati solo per soddisfare la domanda interna. Anche l’improvviso svuotarsi delle reti è guardato con preoccupazione dai pescatori di acciughe del Perù: si tratta di uno dei primi segnali del Niño, che riscaldando i mari allontana i pesci amanti del fresco su cui si basa un’industria ittica da 2 miliardi di export.

A fare il calcolo di quanto la corrente calda del Pacifico costi in totale al pianeta si è messo il Dartmouth College americano, che a maggio su Science ha pubblicato un conto spaventoso: 4.100 miliardi di dollari nel Niño 1982-83, con ripercussioni sull’economia che hanno lasciato una scia nei 5 anni successivi. Ancora più salato il conto del Niño 1997-98: 5.700 miliardi di dollari. Secondo gli stessi ricercatori, l’onda calda di quest’anno, che avrà una durata indeterminata, costerà almeno 3.000 miliardi fino al 2029. A pagare il prezzo più alto saranno i paesi in via di sviluppo concentrati nella fascia tropicale.

L’ultimo Niño del passato, quello di sette anni fa, ha anche regalato al 2016 la medaglia di anno più caldo della storia. Il primato sarà con tutta probabilità agguantato in sequenza da questo 2023 e poi, quando la corrente calda del Pacifico avrà spiegato in pieno le sue ali, da un 2024 che si prevede di 1,4° più caldo della media. La particolarità della corrente calda del Pacifico, oggi, è che sta salendo sulle spalle di un riscaldamento climatico che ha già numeri da record. «Non è ancora chiaro come il riscaldamento globale influenzerà Niño in futuro» spiega Reale. «Alcuni modelli parlano di una sua intensificazione. Altri di una maggiore durata». Quello che la ricerca di Science anticipa è il costo che “il bambino” avrà sulle nostre economie da qui alla fine del secolo: almeno 80mila miliardi di dollari. L’1% della produzione mondiale, con acciughe, riso, caffè e cioccolato inclusi nel conto .

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