Protezione Civile: “Anticipare i nubifragi resta difficile. Da febbraio manderemo le allerte rapide sui cellulari”
di Elena DusiUna frana sul lago di Como
(ansa)La tempesta che ieri era rara, oggi è diventata frequente. “Sono in Protezione Civile da più di vent’anni. Di vittime per il maltempo ne ho purtroppo contate molte. Ma se dovessi indicare cosa è cambiato di più, rispetto agli inizi, cercherei la risposta nelle statistiche. I nubifragi molto forti dovrebbero essere anche molto rari. Invece li vediamo sempre più spesso”.
Paola Pagliara è un’ingegnere idraulico di 63 anni appena nominata direttrice dell’Ufficio per la previsione e la prevenzione dei rischi della Protezione Civile. E’ alle prese con la diramazione delle allerte, che anche per oggi si mantengono gialle e arancioni in buona parte d’Italia, con aree anche rosse in Lombardia.
Paola Pagliara
Il maltempo di oggi è l’assaggio di un autunno che si preannuncia intenso?
“Le previsioni coprono l’arco di pochi giorni, ma sappiamo che l’autunno è una stagione critica. Il mare caldo dopo l’es…!-->!-->
La tempesta che ieri era rara, oggi è diventata frequente. “Sono in Protezione Civile da più di vent’anni. Di vittime per il maltempo ne ho purtroppo contate molte. Ma se dovessi indicare cosa è cambiato di più, rispetto agli inizi, cercherei la risposta nelle statistiche. I nubifragi molto forti dovrebbero essere anche molto rari. Invece li vediamo sempre più spesso”.
Paola Pagliara è un’ingegnere idraulico di 63 anni appena nominata direttrice dell’Ufficio per la previsione e la prevenzione dei rischi della Protezione Civile. E’ alle prese con la diramazione delle allerte, che anche per oggi si mantengono gialle e arancioni in buona parte d’Italia, con aree anche rosse in Lombardia.
Paola Pagliara
Il maltempo di oggi è l’assaggio di un autunno che si preannuncia intenso?
“Le previsioni coprono l’arco di pochi giorni, ma sappiamo che l’autunno è una stagione critica. Il mare caldo dopo l’estate e l’aria più fredda che ciclicamente proviene dall’Atlantico si scontrano. Ne nascono fenomeni temporaleschi intensi e insidiosi.”.
Perché i temporali forti sono difficili da prevedere?
“Sappiamo anticipare quale parte dell’Italia sarà colpita da un’instabilità atmosferica. Ieri ad esempio avevamo diramato le allerte per il Nord Italia e il Centro-Sud tirrenico. Ma non potevamo prevedere che esattamente su Genova si sarebbero abbattuti più di 200 millimetri di pioggia”.
A che punto è il sistema It-Alert che dovrebbe mandare l’avviso di emergenza sui cellulari?
“A giugno abbiamo testato l’allerta in 5 regioni. Nelle altre svolgeremo le prove dal 12 settembre, per finire entro il mese. Ma questo riguarda solo la parte tecnologica, il modo in cui l’allarme viene diramato dagli operatori telefonici fino ai cellulari dei cittadini. C’è ancora da lavorare per mettere a punto un algoritmo che discrimini quando e dove far partire l’allarme”.
E qui a che punto siamo?
“Stiamo cercando la giusta soglia di allerta. Se i nostri bollettini indicano un’allerta gialla o arancione su mezza Italia, non possiamo mandare allarmi ogni giorno a decine di milioni di persone. Il messaggio di emergenza tra l’altro dovrà partire in modo automatico, non c’è tempo perché un operatore lo invii manualmente. Occorre mettere a punto un algoritmo che capisca quando in una certa area si raggiunge una soglia di rischio troppo alta, tanto da dover inviare un’allerta ai cittadini. Non è facile: solo fra maggio e l’inizio di giugno abbiamo contato in Italia più di 6mila temporali. Stiamo testando l’algoritmo per insegnargli a riconoscere gli eventi meteorologici che possono mettere a rischio la vita delle persone e a delimitarne l’area. Usiamo i temporali del passato come addestramento. Ma abbiamo delle difficoltà, perché il cambiamento climatico sta cambiando le carte in tavola, modificando le statistiche del passato. Ieri vedevamo dei temporali catastrofici con una frequenza che sembra non essere più quella di oggi. I mille millimetri di acqua che cadono in media in Italia in un anno sono rimasti complessivamente gli stessi. Oggi però non è più così raro che un singolo nubifragio arrivi oltre 400 in poche ore, come nelle Marche a settembre scorso”.
C’è una data prevista per il lancio di It-Alert?
“Dipende dalla fase di test, se andrà bene l’operatività è prevista per fine febbraio del 2024”.
Nel frattempo cosa dobbiamo fare noi cittadini?
“Verificare se la casa, il luogo di lavoro o la scuola dei figli ricadono in un’area a rischio idrogeologico. Si può consultare il sito Idrogeo dell’Ispra o il piano di protezione civile del comune. Anche se è obbligatorio, resta un 10% dei comuni in Italia che non lo ha mai redatto. Protestare con il proprio sindaco può essere una pressione utile”.
Lei ha anche un master in scienze comportamentali. Anche se It-Alert sta per partire, lanciare un allarme spesso non basta.
“Il rischio dei temporali di oggi non viene percepito come dovrebbe. Purtroppo solo chi è stato colpito in tempi recenti sa che il meteo può diventare un pericolo serio. A Genova per esempio dopo le vittime dell’alluvione del 2014 ritengo che nessuno prenda più con leggerezza un’allerta. Le campagne di informazione dovrebbero insegnare, a partire dai bambini, quali regole seguire se si sta avvicinando un nubifragio. Questo può voler dire evitare di sostare o dormire nei piani bassi o seminterrati, e rifugiarsi in un luogo più elevato e sicuro. E’ scomodo, certo, ma oggi in alcuni casi è diventato necessario se ci si vuole salvare la vita”.