Migranti, Msf replica al governo: “Non è il Sudan a causare gli sbarchi, i profughi rimangono in Ciad”
di Fabio Tonacci“Non è la crisi in Sudan a provocare l’alto numero di sbarchi in Italia. Ma è cruciale che la comunità internazionale aiuti subito le centinaia di migliaia di profughi sudanesi al momento fermi in Ciad e in altri paesi africani”. Medici Senza Frontiere contesta la lettura dei dati fornita da Alfredo Mantovano dopo il Consiglio dei ministri di lunedì scorso e lancia un appello: “L'Italia e l'Europa dicono di voler supportare l'Africa, spesso con l'unico obiettivo di bloccare i flussi migratori. Oggi gli aiuti sono necessari nei campi rifugiati dove mancano cibo e acqua”.
La “crisi nei Paesi di origine in Africa”
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, braccio destro della premier Meloni, nel tentativo di spiegare i flussi che preoccupano Palazzo Chigi e imbarazzano il centrodestra che sulla promesse di blocco degli arrivi ha costruito il proprio consenso elettorale (113.791 le persone sbarcate al 29 agosto, + 103 per cento rispetto all’anno …
“Non è la crisi in Sudan a provocare l’alto numero di sbarchi in Italia. Ma è cruciale che la comunità internazionale aiuti subito le centinaia di migliaia di profughi sudanesi al momento fermi in Ciad e in altri paesi africani”. Medici Senza Frontiere contesta la lettura dei dati fornita da Alfredo Mantovano dopo il Consiglio dei ministri di lunedì scorso e lancia un appello: “L'Italia e l'Europa dicono di voler supportare l'Africa, spesso con l'unico obiettivo di bloccare i flussi migratori. Oggi gli aiuti sono necessari nei campi rifugiati dove mancano cibo e acqua”.
La “crisi nei Paesi di origine in Africa”
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, braccio destro della premier Meloni, nel tentativo di spiegare i flussi che preoccupano Palazzo Chigi e imbarazzano il centrodestra che sulla promesse di blocco degli arrivi ha costruito il proprio consenso elettorale (113.791 le persone sbarcate al 29 agosto, + 103 per cento rispetto all’anno scorso), ha parlato delle “crisi nei Paesi di origine in Africa”, citando il caso Sudan: “Ad aprile erano già 800 mila i profughi, ci auguriamo che non accada lo stesso a seguito del golpe in Niger”.
Il ‘problema’ Sudan
Il Sudan però non figura neanche tra le prime dieci nazionalità dichiarate al momento dell’arrivo sulle coste italiane (Guinea, Costa d’Avorio e Tunisia ai primi tre posti). E tuttavia rappresenta un problema. Più di 358 mila rifugiati sudanesi al momento sono sfollati nel Ciad orientale, si trovano ammassati soprattutto nella città di frontiera di Adré. Esposti al sole, alla stagione delle piogge e all’epidemia di malaria, con poco cibo e poca acqua. Msf è presente coi suoi operatori, lavora nei 3 campi aperti che sono ormai strapieni (duemila nuovi arrivi al giorno), supporta la pediatria del principale ospedale di Adré e gestisce una clinica. “Facciamo quotidianamente 400 visite mediche, il livello di malnutrizione è allarmante”, spiega Trish Newport, responsabile per le emergenze di Medici Senza Frontiere. “La scorsa settimana abbiamo registrato 956 casi di malaria, quasi il triplo rispetto alla settimana precedente. Con le piogge aumenteranno le malattie diarroiche come il colera”.
I sudanesi in Ciad dichiarano di non voler intraprendere il viaggio verso l'Europa, stanno aspettando di capire se e quando potranno tornare a casa. Lo stesso si può dire dei 240 mila che si sono spostati nel Sud Sudan. Chiaro però che non possono resistere così per sempre e qualche giovane sta cominciando a prendere la via del deserto verso il Nord dell’Africa.
La richiesta di aiuti all’Europa
In uno dei gommoni soccorsi di recente nel Mediterraneo dalla Geo Barents, la nave di Msf, c’era un sedicenne scappato dal conflitto in corso in Sudan. “All’inizio ho provato a nascondermi nel sud del mio Paese”, ha raccontato. “I gruppi armati mi perseguitavano quindi sono stato costretto ad attraversare il confine col Ciad. Ma lì non avevamo acqua e cibo, alla fine ho deciso di andare in Libia per venire in Europa”. Prima di salire sul gommone è stato imprigionato in un centro libico e ha subito violenze.
Nel Ciad i profughi sudanesi, se si considerano anche quelli scappati ai tempi della crisi nel Darfur e mai rientrati, sono più di un milione, l’85 per cento dei quali donne e bambini. "Non vediamo grossi movimenti verso il nord dell’Africa, anche perché vogliono tornare nel proprio Paese e non hanno soldi per comprarsi il viaggio verso la Libia e la Tunisia”, spiega a Repubblica la 39enne francese Claire Nicolet di Msf, appena rientrata dal Ciad. “La gran parte dei rifugiati sudanesi è lì, in Sud Sudan e in Egitto. In Ciad ne arrivano migliaia ogni giorno, un trend cresciuto dalla metà di giugno. Alla comunità internazionale chiediamo al più presto aiuti finanziari per provvedere a scorte di cibo, per la sanità e per fornire ai rifugiati l’istruzione cui hanno diritto”.