Non c’è pace per il Titanic. In primavera una nuova missione per recuperare la radio di bordo
di Elena DusiNon c’è pace per il Titanic. Due mesi dopo la tragedia del sottomarino Titan, imploso il 18 giugno con cinque persone a bordo, una nuova missione si prepara a partire per raggiungere il relitto del transatlantico, a 3.800 metri di profondità e quasi 800 chilometri dalle coste canadesi.
Il recupero degli oggetti
Stavolta non ci saranno uomini a bordo. Scopo del viaggio negli abissi è recuperare oggetti dallo scafo da esibire a un pubblico pagante. Nel mirino della Rms Titanic Inc. – l’azienda americana che detiene i diritti sul relitto – oggi è entrata la preziosa radio di bordo,.
L’apparecchio era stato installato a bordo dallo stesso Guglielmo Marconi. Lanciò Sos disperati fino all’ultimo. A farlo tacere fu solo l’acqua che stava allagando la sala Marconi della nave, nella notte tra il 14 e 15 aprile 1912. Per recuperare il prezioso cimelio la Rms Titanic Inc dovrebbe calare un robot sottomarino, forse praticare un foro nello scafo, tagliare i cavi elettrici eventualmente rimasti att…
Non c’è pace per il Titanic. Due mesi dopo la tragedia del sottomarino Titan, imploso il 18 giugno con cinque persone a bordo, una nuova missione si prepara a partire per raggiungere il relitto del transatlantico, a 3.800 metri di profondità e quasi 800 chilometri dalle coste canadesi.
Il recupero degli oggetti
Stavolta non ci saranno uomini a bordo. Scopo del viaggio negli abissi è recuperare oggetti dallo scafo da esibire a un pubblico pagante. Nel mirino della Rms Titanic Inc. – l’azienda americana che detiene i diritti sul relitto – oggi è entrata la preziosa radio di bordo,.
L’apparecchio era stato installato a bordo dallo stesso Guglielmo Marconi. Lanciò Sos disperati fino all’ultimo. A farlo tacere fu solo l’acqua che stava allagando la sala Marconi della nave, nella notte tra il 14 e 15 aprile 1912. Per recuperare il prezioso cimelio la Rms Titanic Inc dovrebbe calare un robot sottomarino, forse praticare un foro nello scafo, tagliare i cavi elettrici eventualmente rimasti attaccati e riportare l'apparecchio in superficie.
Guglielmo Marconi installa la radio sul Titanic, in una foto dell'archivio della presidenza della Repubblica
Un primo tentativo, nel 2020, era stato bloccato dalla pandemia. Oggi l’azienda vuole riprovarci. A opporsi però è il governo americano, che ha portato la Rms Titanic Inc in tribunale a Norfolk, in Virginia.
Lo status di memoriale
Una legge federale e un patto tra Washington e Londra danno infatti al relitto lo status di memoriale. Nessuno può disturbarne la quiete, né fare tagli sullo scafo. Anche perché lì riposano i resti – o comunque la loro memoria – degli oltre mille passeggeri deceduti.
In otto spedizioni sottomarine, a partire dalla fine degli anni ’80, l’azienda americana ha riportato in superficie circa 5mila reperti, fra cui pezzi di argenteria e un frammento dello scafo, che vengono esibiti in esposizioni itineranti.
I metodi della Rms Titanic Inc non sono mai piaciuti a tutti. Lo stesso Robert Ballard, lo scopritore del relitto nel 1985, aveva definito il recupero di un pezzo dello scafo da parte dell’azienda “una carnevalata”, in un’intervista del 1998 sulla rivista dell’Us Naval Institute.
All’attività sottomarina della Rms Titanic Inc aveva partecipato una delle vittime della tragica immersione del Titan, il francese Paul-Henri Nargeolet, cui l’azienda aveva dedicato una cerimonia funebre citando la sua frase: “Tutti hanno diritto di sognare il Titanic, di vedere il relitto e i suoi reperti, se lo vogliono”.
La spedizione prevista per la primavera del 2024
Esaurito il lutto per Nargeolet, è ripresa la sete di impadronirsi di nuovi reperti. La nuova spedizione è prevista per la primavera del 2024. L’azienda, citata dall’Associated Press, sostiene che lo scafo del transatlantico è ormai talmente corroso da permettere l’accesso senza praticare fori. Promette poi di recuperare solo oggetti ormai non più collegati allo scafo, che possano essere prelevati senza rovinare nulla.
Anche nel 2020 la progettata spedizione era stata preceduta da una battaglia legale con il governo federale. Quella volta il giudice aveva dato ragione all’azienda, sostenendo tra l’altro che recuperare la radio sarebbe stato l’unico modo per preservarla.
A quella radio, d’altra parte, devono la vita i circa 700 passeggeri sopravvissuti al naufragio. I messaggi disperati in codice morse vennero ricevuti sia a terra che dalle navi vicine, aiutando il recupero dei naufraghi che vagavano nel mare gelido sulle poche scialuppe che il transatlantico, credendosi inaffondabile, portava con sé.