Niente Pnrr per la sicurezza ferroviaria: la promessa si è fermata a Lamezia Terme
di Giuseppe Colombo , Giuliano FoschiniLamezia Terme Centrale-Catanzaro Lido, binario solitario che taglia la Calabria, dal Tirreno allo Ionio. Qui i treni vanno ancora a diesel. Doveva essere la ferrovia del doppio salto, grazie al Pnrr. Più veloce, con l'arrivo dell'elettricità, che lo Stato aveva promesso già nel 2017, con tanto di protocollo firmato dall'allora ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, la Regione e Rfi, e che però non è mai arrivata.
Promesse solo sulla carta
Ma quel pezzo di ferrovia era destinato a diventare anche più sicuro, il prossimo anno, con Ertms, acronimo del più moderno ed efficiente sistema di controllo della marcia dei treni. Addirittura quello di "livello 2": una comunicazione continua, tramite Gsm, tra il treno e il binario per controllare, metro dopo metro, il movimento del convoglio. Attivando la frenata d'urgenza quando i vagoni corrono più veloce rispetto ai limiti consentiti. E invece le promesse resteranno ancora sulla carta. Nell'Italia sconvolta dalla strage di Brandizzo, il…
Lamezia Terme Centrale-Catanzaro Lido, binario solitario che taglia la Calabria, dal Tirreno allo Ionio. Qui i treni vanno ancora a diesel. Doveva essere la ferrovia del doppio salto, grazie al Pnrr. Più veloce, con l'arrivo dell'elettricità, che lo Stato aveva promesso già nel 2017, con tanto di protocollo firmato dall'allora ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, la Regione e Rfi, e che però non è mai arrivata.
Promesse solo sulla carta
Ma quel pezzo di ferrovia era destinato a diventare anche più sicuro, il prossimo anno, con Ertms, acronimo del più moderno ed efficiente sistema di controllo della marcia dei treni. Addirittura quello di "livello 2": una comunicazione continua, tramite Gsm, tra il treno e il binario per controllare, metro dopo metro, il movimento del convoglio. Attivando la frenata d'urgenza quando i vagoni corrono più veloce rispetto ai limiti consentiti. E invece le promesse resteranno ancora sulla carta. Nell'Italia sconvolta dalla strage di Brandizzo, il governo prende tempo. Stralcia e rinvia. Non solo in Calabria. Ad attendere, da Nord a Sud, saranno in tutto 1.400 chilometri di binari. Tutti lenti e insicuri. L'esatto opposto di quello che accade su altri 1.400 chilometri, veloci e sicuri, grazie all'Alta velocità e allo scudo di Ertms.
I tempi della tabella di marcia
Cinque righe, nella revisione del Piano di ripresa e resilienza, per chiedere all'Europa di rallentare, diluendo i tempi della tabella di marcia. Perché l'aggiudicazione degli appalti, gestita da Rfi, è filata via liscia: quasi tre miliardi confluiti in tre lotti, come prevedeva il Piano messo a punto dal governo Draghi. Ma la storia è cambiata quando si è passati dalla carta ai cantieri. Il primo target operativo, fissato alla fine del 2024, prevedeva di estendere il sistema Ertms ad altri 1.400 chilometri di rete, in aggiunta agli 878, tutti linee ad Alta velocità, che già oggi possono contare su questa tecnologia.
Lo stop del governo
Ma a più di un anno dalla scadenza, il governo ha già alzato bandiera bianca, spostando l'obiettivo di sei mesi, a giugno del 2025. Con la speranza che basti perché le ragioni che hanno spinto al rinvio sono contorte e perciò difficili da sbrogliare. La prima ha a che fare con le supply chain, le catene di approvvigionamento travolte dal Covid. La componentistica dell'Ertms è fatta di chip e schede elettroniche: arrivano in Italia da tutto il mondo, Cina in testa, ma sempre più lentamente. Da una media di 3-4 mesi si è passati a 12-18 mesi.
Le procedure autorizzative
Ma tra i motivi che "non consentono il raggiungimento dell'obiettivo previsto nel Pnrr", scrive il governo nella proposta di rimodulazione del Piano, ci sono anche "le procedure autorizzative". Manca il dettaglio, ma secondo quanto ricostruito da Repubblica, la falla è nei tempi lunghi della Conferenza dei servizi, che deve dare il via libera alle opere. In particolare fanno fatica ad avanzare i cosiddetti benestari per i fabbricati tecnologici, gli edifici che vengono costruiti nelle stazioni e che contengono le apparecchiature elettroniche.
Il taglio di 504 milioni
La rinuncia della destra al governo non si ferma qui. C'è anche un taglio di 504 milioni, una parte non marginale dell'investimento totale da 2,97 miliardi. Sono soldi che servono non solo per i 1.400 chilometri di cui si è detto fino ad ora, ma anche per altri duemila che, come prevedono sempre gli impegni del Pnrr, vanno coperti con Ertms entro giugno del 2026, arrivando così a 3.400 chilometri resi più sicuri con i fondi europei. Sono risorse che non si riesce a spendere e che finiranno, almeno nelle intenzioni del governo, a rafforzare i nodi ferroviari metropolitani e i cosiddetti "collegamenti nazionali chiave". Rafforzamenti di collegamenti, dalla Liguria-Alpi alla Bologna-Venezia-Udine: opere sicuramente utili, ma che partono già da uno standard importante di sicurezza.
La sicurezza che ancora non c’è
Da Rfi assicurano che il progetto per Ertms andrà avanti con altre risorse: l'obiettivo finale resta la copertura totale della rete, pari a oltre 16.800 chilometri, entro il 2036, ancora prima della scadenza, al 2050, fissata dall'Europa prima dell'arrivo del Recovery. Ma il Pnrr serviva ad accelerare. A mettere in sicurezza prima quel pezzo di Paese, a macchia di leopardo, da Nord a Sud, dove i binari sono fragili. Ma la promessa si è fermata a Lamezia Terme.