La denuncia di Save the Children: “La scuola è una corsa ad ostacoli per gli alunni senza cittadinanza italiana”
di Ilaria VenturiFoto Giuliano Del Gatto
Il tema dei divari educativi è all’ordine del giorno, anche dell’agenda politica. Ma nelle classi c’è un mondo che la politica ha dimenticato: sono i bambini nati in Italia da genitori stranieri che non hanno cittadinanza italiana. Hanno meno opportunità rispetto ai loro compagni e questo sin dall’ingresso alla materna - a fronte del 95% di bambini italiani tra i 3 e i 5 anni, solo il 77,9% di quelli con cittadinanza non italiana la frequentano - sperimentano il distanziamento sociale e culturale nelle scuole-ghetto di periferia, si perdono cammin facendo. Mentre gli studenti italiani in ritardo nell’anno scolastico 2021/22 rappresentano l’8%, quelli con cittadinanza non italiana sono il 25,4%, con un divario massimo riscontrato alle superiori: il 16,3% contro il 48,4%.
"Italiani di fatto, non di diritto”
A mettere insieme i numeri è il rapporto diffuso da Save The Children “Il Mondo in una classe. Un’indagine sul pluralismo culturale nelle scuole italiane”. Si tratta di un esercito d…
Il tema dei divari educativi è all’ordine del giorno, anche dell’agenda politica. Ma nelle classi c’è un mondo che la politica ha dimenticato: sono i bambini nati in Italia da genitori stranieri che non hanno cittadinanza italiana. Hanno meno opportunità rispetto ai loro compagni e questo sin dall’ingresso alla materna - a fronte del 95% di bambini italiani tra i 3 e i 5 anni, solo il 77,9% di quelli con cittadinanza non italiana la frequentano - sperimentano il distanziamento sociale e culturale nelle scuole-ghetto di periferia, si perdono cammin facendo. Mentre gli studenti italiani in ritardo nell’anno scolastico 2021/22 rappresentano l’8%, quelli con cittadinanza non italiana sono il 25,4%, con un divario massimo riscontrato alle superiori: il 16,3% contro il 48,4%.
"Italiani di fatto, non di diritto”
A mettere insieme i numeri è il rapporto diffuso da Save The Children “Il Mondo in una classe. Un’indagine sul pluralismo culturale nelle scuole italiane”. Si tratta di un esercito di 872.360 bambine, bambini e adolescenti che hanno un background migratorio e che “sono italiani di fatto, ma non di diritto” osserva Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children. In base a una legge che risale a trent’anni fa, possono ottenere la cittadinanza italiana solo quando diventano maggiorenni e dopo un complesso iter burocratico. Cosa cambia? “Che il loro percorso formativo è segnato da ostacoli e difficoltà che si manifestano fin dall’infanzia. Per questo, sono necessari interventi e politiche ampie che sostengano nella scuola e nella società le opportunità date da una società multiculturale”.
Riformare la legge sulla cittadinanza
Se si vuole ridurre l’abbandono e la dispersione alle medie e superiori, implicita o esplicita che sia, bisogna partire anche da qui e accorgersi che l’appartenenza alla comunità in cui si cresce fa la differenza anche negli apprendimenti. Lo ha indagato, all’interno del Rapporto più ampio, Save The Children con un progetto di ricerca europeo, “Immerse”, i cui risultati vale la pena leggere. Perché avere o meno la cittadinanza fa la differenza a scuola. Ed è per questo che oltre ai dati, la ong indipendente che si occupa di infanzia rilancia la palla alla politica con una petizione che chiede al Parlamento di riformare la legge sulla cittadinanza e consentire a chi è nato in Italia o è arrivato da piccolo, figli di genitori regolarmente residenti, di diventare italiani prima dei 18 anni.
Il focus: “La scuola? Non è utile”
Foto Giuliano Del Gatto
Per comprendere la relazione tra educazione e cittadinanza – spiega Save The Children - ovvero quanto i percorsi dei minori con background migratorio si differenzino in base al possesso dello status di cittadino italiano, il Rapporto presenta i risultati di un’indagine quantitativa che ha coinvolto 6.059 studenti tra i 10 e i 17 anni, che frequentano dalla primaria alle superiori in cinque città (Catania, Milano, Napoli, Roma e Torino). Emerge che tra i minori con background migratorio è più alta la percentuale di chi smette di frequentare la scuola per almeno sei mesi: l’11% contro il 5,9% degli studenti con genitori italiani. Le motivazioni? Tra chi è straniero, chi non ha la cittadinanza risponde che non ha trovato posto a scuola (8,3%), che conosce poco l’italiano (3,2%), che deve aiutare i genitori a casa (2,2%), mentre il 2,5% ritiene che la scuola non sia utile. Percentuali che scendono nettamente tra chi ha la cittadinanza: solo l’1,5% afferma di non aver trovato posto a scuola, mentre quasi nessuno sostiene tutte le altre motivazioni.
Foto Alessia Mastroiacovo
“Ti senti parte della tua scuola?”
Alla domanda “Ti senti parte della tua scuola?”, il 56,2% degli studenti con genitori italiani ha risposto “sempre o quasi”. La percentuale scende tra gli studenti con background migratorio, con una differenza netta tra coloro che hanno ottenuto la cittadinanza italiana (47,5%), e quanti non ce l’hanno (40%). Preoccupante, segnala la ricerca, il dato del 17,9% degli studenti con background migratorio senza cittadinanza italiana che afferma di non sentirsi mai o quasi mai parte della scuola. Tale percentuale scende al 13,8% per gli studenti con background migratorio e con cittadinanza italiana e al 10,6% per i coetanei con entrambi i genitori italiani.
Foto Alessia Mastroiacovo
Chi non ha il pc, chi nemmeno la scrivania
Come studiano? Nelle cinque città selezionate, il 12% dei minori di origine italiana e il 13,2% dei minori con cittadinanza italiana non hanno una scrivania per studiare a casa; la percentuale aumenta al 20,5% per i minori con background migratorio senza cittadinanza. Non dispone di un computer personale il 22,5% dei minori di origine italiana, il 25,1% dei minori con background migratorio con cittadinanza italiana, il 31,6% dei minori migranti senza cittadinanza italiana. Non hanno invece accesso ad Internet l’8% dei minori di origine italiana, il 10,2% dei minori italiani di origine straniera, il 14,7% dei minori migranti senza cittadinanza italiana. Inoltre, la percentuale di minori di origine italiana che vive in case con meno di 10 libri è del 21,3%. Un dato simile si riscontra per i minori italiani con background migratorio (23,8%), mentre la percentuale sale al 31,4% per i coetanei con background migratorio senza cittadinanza italiana, un minore su tre.
Gli amici contano
L’indagine fa emergere un senso di estraneità tra la maggioranza degli studenti interpellati, indipendentemente dalle loro origini, rispetto al territorio in cui crescono, mentre il senso di appartenenza più forte è quello che li lega al gruppo dei pari, agli amici. La maggioranza dei minori con background migratorio (51,5%), così come quelli di origine italiana (64,5%) hanno degli amici provenienti da un Paese diverso rispetto a quello in cui sono nati. Meno di uno studente italiano su quattro (22,6%) afferma di non avere alcun amico di origine straniera. “Le relazioni tra pari possono rappresentare una chiave su cui far leva per strategie di coesione che mettano al centro il protagonismo delle giovani generazioni, di ogni provenienza” spiega la ricerca.
Foto Giuliano Del Gatto
Insomma, i bambini e i ragazzi sono già più avanti della società in cui crescono. Per questo incalza Raffaela Milano, direttrice programmi Italia-Europa, bisogna che qualcosa si muova, perché “da troppo tempo l’Italia attende una riforma legislativa che riconosca piena cittadinanza ai bambini e alle bambine che nascono o giungono da piccoli nel nostro Paese, rafforzando così il senso di appartenenza alla comunità nella quale crescono e spingendo in avanti le loro aspirazioni per il futuro. È un’opportunità che il nostro Paese non può perdere”.