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Premi Erc: dai batteri alla lotta al crimine, ecco gli scienziati italiani al top

Il riconoscimento Ue conferma la qualità della nostra ricerca: 32 vincitori lavorano in università e centri nazionali, 26 all’estero. Sette borse alla Bocconi di Milano, quattro all’Università di Padova
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Gli italiani sanno fare ricerca. Di base, industriale. Lo certificano, e ne consolidano la fama scientifica, i nuovi premi Starting Erc, riconoscimenti europei consegnati dall’European Research Council in questo finale d’estate.

Gli italiani che frequentano le scienze, dure e tenere, restano ottimi ricercatori e, come nel gennaio 2022, siamo secondi dietro la Germania. Come allora, meritiamo 58 premi Erc, otto in più del 2020. La quota parte rispetto ai 400 ricercatori europei raggiunti da un “grant” è al 14,8 per cento (era il 15 per cento). Un premio ogni sette, ecco, va a uno studioso italiano.

Questi Starting Erc, selezione dei ricercatori più giovani (devono aver finito il dottorato in un periodo compreso tra i due e i sette anni), assegnano al vincitore una cifra tra 1,5 e 2,5 milioni di euro. La borsa totale, all’interno del programma Horizon Europe, vale 628 milioni di euro. La Germania è ancora la locomotrice della ricerca europea con 68 riconoscimenti, dieci in più dell’Ital…

Gli italiani sanno fare ricerca. Di base, industriale. Lo certificano, e ne consolidano la fama scientifica, i nuovi premi Starting Erc, riconoscimenti europei consegnati dall’European Research Council in questo finale d’estate.

Gli italiani che frequentano le scienze, dure e tenere, restano ottimi ricercatori e, come nel gennaio 2022, siamo secondi dietro la Germania. Come allora, meritiamo 58 premi Erc, otto in più del 2020. La quota parte rispetto ai 400 ricercatori europei raggiunti da un “grant” è al 14,8 per cento (era il 15 per cento). Un premio ogni sette, ecco, va a uno studioso italiano.

Questi Starting Erc, selezione dei ricercatori più giovani (devono aver finito il dottorato in un periodo compreso tra i due e i sette anni), assegnano al vincitore una cifra tra 1,5 e 2,5 milioni di euro. La borsa totale, all’interno del programma Horizon Europe, vale 628 milioni di euro. La Germania è ancora la locomotrice della ricerca europea con 68 riconoscimenti, dieci in più dell’Italia. Seguono la Francia con 33, l’Olanda con 27, poi Israele (in crescita), Gran Bretagna e Spagna. La questione è consolidata: i ricercatori italiani sono, da anni, più avanti del sistema ricerca nazionale. Nelle nostre università e negli istituti scientifici alloggiano solo 32 di quei 58 premi, gli altri 26 sono stati ottenuti da progetti di italiani all’estero. Infatti, nella classifica per nazioni retrocediamo dal secondo al quarto posto. Si registrano miglioramenti anche qui, tuttavia: nel conteggio delle nazioni ospitanti studiosi di eccellenza nel gennaio 2022 eravamo quinti a pari merito con la Svizzera e i nostri ricercatori espatriati erano più di quelli premiati in casa. Oggi non è così. L’Università privata Bocconi di Milano, che ha ottenuto sette Erc sui trentadue assegnati in Italia (e 61 dal 2007), fa sapere che tra gli undici “assistant professor” richiamati in cattedra c’è Giulio Malavolta, proveniente dal noto istituto tedesco Max Planck. Una novità, sottolineata dalla presidente dell’Erc Maria Leptin, è l’aumento delle donne che si sono aggiudicate i fondi: il 43 per cento contro il 39 per cento dell’anno scorso.

Giacomo Bonan, Università di Torino: Contro il cambiamento climatico studiamo la storia dei boschi

“Inwood”. Nel bosco. È il progetto di ricerca, finanziato con 1,49 milioni, con cui il ricercatore di Storia contemporanea dell’Università di Torino, Giacomo Bonan, 36 anni, vuole colmare il vuoto negli studi sui processi di industrializzazione. S’investiga su un periodo tra il 1870 e il 1914, la rivoluzione industriale su scala continentale: serve capire l’impatto che lo sviluppo ha avuto sui boschi e le comunità che vivevano grazie al loro utilizzo. Oggi i terreni forestali rappresentano quasi metà dell’Ue, ma questo paesaggio ha le sue radici nei processi a cavallo tra ‘800 e ‘900: diffusione di foreste mono-specie vulnerabili ai parassiti, deforestazione e, poi, espansione incontrollata delle superfici forestali in seguito allo spopolamento. «Sono aspetti decisivi per lo sviluppo di nuove politiche forestali necessarie per mitigare il cambiamento climatico, tutelare la biodiversità, dare benessere alle aree rurali».

Serena Cenatiempo, Gssi: Il rigore della Matematica svela i segreti dei superfluidi

Serena Cenatiempo, 39 anni, ischitana, ha ottenuto la laurea in Fisica all’Università di Napoli Federico II. Ricercatrice del Gran Sasso science Institute, è una matematica, disciplina poco frequentata dalle donne italiane. Il suo progetto, MaTCh, vuole sviluppare modelli matematici per la comprensione dei sistemi quantistici. «Esistono effetti quantistici visibili a occhio nudo e sono bizzarri», spiega. L’elio superfluido, compresso e portato a temperature estremamente basse, diventa un liquido capace di risalire le pareti del contenitore, «comportamento che sfugge al nostro intuito». Gli studi sulla superfluidità hanno garantito il Premio Nobel per la Fisica nel 2001 e portato uno sviluppo straordinario nella realizzazione di materiali innovativi. «Ad oggi, però, non esiste una teoria matematica rigorosa che spieghi il comportamento di questi sistemi».

Onelia Gagliano, Università di Padova: Per capire come nasce il cervello non basta un modello 3D

Lo studio del cervello, a partire dalla terza settimana di gestazione. La formazione del sistema nervoso. L’ingegnera industriale Onelia Gagliano, 38 anni, laureata e poi ricercatrice all’Università di Padova, attraverso il progetto OriSha fornirà una tecnologia innovativa che consentirà di modellare nel tempo e nello spazio le fasi precoci e inaccessibili della morfogenesi umana. Lo sviluppo del nostro cervello è un processo altamente ordinato, che ha origine da una struttura cilindrica, detta tubo neurale. Modellare questo processo morfologico utilizzando i modelli tridimensionali esistenti è un limite nella ricostruzione di forme e assi che nel corpo umano sono ben definiti. OriSha potrà creare dei mini-tubi neurali in vitro per riprodurre i vincoli geometrici presenti nel corpo umano. Potremo conoscere i meccanismi che si verificano all’inizio della vita, in condizioni sane o patologiche.

Giuseppe Paternò, Politecnico di Milano: I microbi che sentono la luce per far viaggiare le medicine

Laureato in Chimica all’Università di Catania, dottorato in Fisica all’University College di Londra, Giuseppe Maria Paternò, 36 anni, vuole esplorare la possibilità di rendere i batteri sensibili alla luce per utilizzarli come vettori di farmaci in parti del corpo difficilmente raggiungibili, come il tratto gastrointestinale. Progetto Eos (Engineering of bacteria to see light) propone una nuova strategia per rendere i batteri capaci di percepire stimoli luminosi. Nello specifico, accoppierà i batteri con materiali fotosensibili in grado di trasformare l’energia della luce in potenziale elettrico, che i batteri a loro volta sfrutteranno per compiere attività biologiche, come la proliferazione e il moto. Paternò oggi è un ricercatore senior (e a tempo determinato) all’interno del Dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano.

Francesco Lamperti, Sant’Anna di Pisa: Così con le nuove tecnologie si riduce l’anidride carbonica

«L’attuale azione globale sul clima è ampiamente insufficiente per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi del 2015. Per contenere l’aumento del riscaldamento globale a 1,5 gradi, non è possibile ridurre soltanto le emissioni derivanti dalla produzione di energia e dai processi industriali. Una delle soluzioni è agire sull’emissione negativa, ovvero riuscire a rimuovere grandi quantità di anidride carbonica dall’atmosfera grazie a nuove tecnologie». Ambizioso. Francesco Lamperti, 34 anni, laurea alla Bocconi di Milano, professore associato all’Istituto di Economia della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, lavora per una società a zero emissioni nette entro il 2050. È consapevole, tuttavia, che le tecnologie acchiappa-Co2 sono immature e potrebbero disincentivare politiche di rapida decarbonizzazione. «Bisogna partire con un grande database su chi sta investendo in questo settore».

Daniele Durante, Bocconi di Milano: La guerra alla criminalità è una questione di statistica

Contro il crimine, il Progetto Nemesis di Daniele Durante, 35 anni, laurea e Phd all’Università di Padova, ricercatore e docente all’Università Bocconi di Milano. Nemesis combina scienze sociali e statistiche per affrontare le sfide della comprensione e della lotta alle moderne reti criminali. Considera l’incompletezza e la complessità dei dati non come ostacoli, ma come risorse per ampliare le conoscenze e le politiche di contrasto. Il progetto mira a sviluppare modelli statistici innovativi delle reti criminali, prospettiva che potrebbe rivoluzionare gli attuali approcci alla ricostruzione, analisi e infine interruzione delle connessioni fuori dalla legge. «La sfida delle reti criminali è affascinante, nessuna di quelle che ho studiato prima possiede gli obiettivi e il carattere antagonista di quelle generate da organizzazioni delinquenziali». 

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