Occupazione nazista di Roma, il ritrovamento della lista perduta: torna in superficie l’elenco degli ebrei salvati dagli Istituti religiosi
di Viola GiannoliSi credeva disperso, forse distrutto, e invece dall’archivio del Pontificio istituto biblico di Roma è saltato fuori un documento unico e fondamentale per ricostruire i numeri, i nomi e la storia degli ebrei ospitati e nascosti negli istituti religiosi della Capitale e così salvati dalle persecuzioni nazifasciste.
La grande Schindler’s list
La documentazione, inedita, elenca per la prima volta, una per una, le persone, per tre quarti ebree, protette grazie al rifugio offerto loro dalle istituzioni ecclesiali della città. Come una grande Schindler’s list in cui sono registrate più di 4.300 persone, 3.600 delle quali identificate per nome. Dal confronto con i documenti conservati nell’archivio della Comunità Ebraic…
Si credeva disperso, forse distrutto, e invece dall’archivio del Pontificio istituto biblico di Roma è saltato fuori un documento unico e fondamentale per ricostruire i numeri, i nomi e la storia degli ebrei ospitati e nascosti negli istituti religiosi della Capitale e così salvati dalle persecuzioni nazifasciste.
La grande Schindler’s list
La documentazione, inedita, elenca per la prima volta, una per una, le persone, per tre quarti ebree, protette grazie al rifugio offerto loro dalle istituzioni ecclesiali della città. Come una grande Schindler’s list in cui sono registrate più di 4.300 persone, 3.600 delle quali identificate per nome. Dal confronto con i documenti conservati nell’archivio della Comunità Ebraica di Roma, circa 3.200 risultano con certezza ebrei. E di questi ultimi sappiamo dove sono stati nascosti e, in alcune circostanze, anche i luoghi di residenza prima della persecuzione.
Il lavoro di Renzo De Felice
Fino ad ora era noto, grazie al lavoro dello storico Renzo De Felice del 1961, solo l’elenco delle congregazioni religiose ospitanti, 150 in tutto di cui 100 femminili e 55 maschili, insieme ai rispettivi numeri delle persone da loro ospitate di cui non si aveva però certezza matematica. La documentazione integrale era infatti stata considerata perduta.
Il ritrovamento e la privacy
Il Pontificio istituto biblico ha invece ritrovato ora almeno alcuni di questi elenchi e in collaborazione con la Comunità ebraica di Roma e lo Yad Vashem l’ha studiata e verificata assieme. Per motivi di tutela della privacy, l’accesso al documento è al momento riservato. Ma sappiamo che la documentazione rinvenuta è stata compilata dal gesuita italiano padre Gozzolino Birolo tra il giugno 1944 e la primavera del 1945, subito dopo la liberazione di Roma. Birolo era a quel tempo l’economo del Pontificio istituto biblico sotto il rettorato del gesuita padre Augustin Bea, cardinale nel 1959 e noto per il suo impegno per il dialogo inter religioso ebraico-cattolico.
Tutti i ricercatori
A occuparsi dello studio dei nuovi documenti sono stati gli storici Claudio Procaccia, direttore del Dipartimento cultura della Comunità ebraica di Roma, Grazia Loparco della Pontificia facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium, Paul Oberholzer dell’Università Gregoriana e Iael Nidam-Orvieto, direttore dell’Istituto internazionale per la ricerca sull’Olocausto dello Yad Vashem. La ricerca è stata coordinata da Dominik Markl (Pontificio istituto biblico e università di Innsbruck) insieme al rettore del Pontificio istituto biblico, il gesuita canadese Michael Kolarcik.
Il rastrellamento del ghetto
Un lavoro, presentato ora, a quasi ottant’anni dal sabato nero del rastrellamento del Ghetto del 16 ottobre 1943, che incrementa in maniera significativa le informazioni sulla storia del salvataggio di ebrei nel contesto degli istituti religiosi della Capitale. Un salvataggio di cui ora si chiariscono anche meglio le dimensioni.
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I nazisti e l’occupazione di Roma
Roma fu occupata dai nazisti per nove mesi, a partire dal 10 settembre 1943 fino al 4 giugno 1944. In quell’arco di tempo la persecuzione degli ebrei determinò, tra l’altro, la deportazione e l’uccisione di quasi 2mila persone, compresi centinaia di bambini e adolescenti, su una comunità di circa 10-15mila persone. L’elenco ritrovato, che potrebbe non essere l’unico esistente, ne riporta ora con certezza più di 4mila. Significa che un terzo o più furono protetti dalle istituzioni ecclesiastiche durante il papato di Pio XII.
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