Cronaca

Frontex: “La notte del naufragio di Cutro nella nostra sala operativa di Varsavia c’erano guardia Costiera italiana e guardia di Finanza"

La sede Frontex di Varsavia

La sede Frontex di Varsavia

 
L'agenzia europea delle frontiere, dopo le accuse rivolte dalla procura di Crotone che ha definito fuorvianti le indicazioni sulla rotta del caicco, rivela a Repubblica che le autorità italiane seguirono in diretta l'avvistamento e condivisero le indicazioni
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La sera del 25 febbraio, quando l’aereo Eagle 1 avvistò il caicco poi naufragato a Cutro, guardia di Finanza e guardia Costiera italiana furono informati in tempo reale. “Al momento dell'avviamento nella nostra sala operativa di Varsavia erano presenti esperti della Guardia costiera italiana e della guardia di Finanza”.

Indicazioni “approssimative e fuorvianti”

Così rivela per la prima volta a Repubblica Frontex dopo che la perizia del consulente della procura di Crotone che indaga sul naufragio costato la vita a 94 migranti e ad un numero imprecisato di dispersi ha definito a sorpresa "approssimative e fuorvianti" le indicazioni sulla rotta e sulla velocità del caicco fornite da Frontex a tutti gli interlocutori istituzionali. Accuse che ora il quartier generale dell'agenzia europea delle frontiere respinge al mittente precisando che non spetta a Frontex fare proiezioni sulla rotta.

“Tutto preconcordato con le autorità italiane”

Spiega ancora a Repubblica la direzione di Frontex: “I dati originariamente forniti alle autorità italiane si riferivano al momento del rilevamento: la rotta e la velocità dell'imbarcazione rilevate dall’aereo di sorveglianza di Frontex erano specifiche di quel momento e non una media o una proiezione. I campi informativi nel modulo di avvistamento sono stati pre-concordati e rivisti più volte con le autorità italiane"
Frontex dunque respinge ogni accusa e chiama in causa le competenti autorità italiane.

Il relitto del caicco sulla spiaggia di Cutro tre giorni dopo il naufragio

Il relitto del caicco sulla spiaggia di Cutro tre giorni dopo il naufragio

 (ansa)

Il punto di approdo diverso

Secondo il perito della Procura di Crotone le indicazioni fornite da Frontex avrebbero offerto un punto di approdo del caicco diverso (isola di Capo Rizzuto) e una velocità inferiore a quella che poi solo cinque ore dopo avrebbe portato il caicco ad infrangersi sulla secca di Cutro per una manovra azzardata degli scafisti allarmati dalla presenza di alcune luci sulla costa.

Hans Leijtens, direttore di Frontex, al porto di Catania il 14 luglio 2023

Hans Leijtens, direttore di Frontex, al porto di Catania il 14 luglio 2023

 (ansa)

Perizia ininfluente

Ma la perizia è ininfluente nel merito del filone dell'inchiesta che mira ad accertare presunte responsabilità nei mancati soccorsi all'imbarcazione per altro intercettata anche dal radar della guardia di Finanza di Campolongo 37 minuti prima del naufragio. Trentasette minuti in cui nessuna motovedetta si mosse in soccorso dei migranti. Sotto inchiesta, al momento, ci sono sei tra sottufficiali e ufficiali di guardia di Finanza e guardia Costiera in servizio quella notte.

“La guardia di Finanza ha detto di essere in mare e invece era nel porto”

“Il fatto che Frontex abbia indicato una rotta della barca naufragata leggermente diversa da quella ricostruita dal consulente è del tutto irrilevante", spiega Francesco Verri, legale delle vittime. “Se la guardia Costiera e la guardia di Finanza fossero uscite in mare e si fossero fatte trovare nel posto sbagliato a causa di quelle misure, allora la circostanza potrebbe avere un significato. Ma la verità è un’altra. Dopo la segnalazione di Frontex, le Autorità italiane non hanno mosso un dito. Anzi, secondo la ricostruzione contenuta nel decreto di perquisizione della procura di Crotone, la guardia di Finanza ha detto di essere in mare e invece era nel porto nonostante prima avesse ‘battuto’ col radar il caicco carico di migranti”.

"Ma ora finalmente ci si concentrerà sul processo”

“Le informazioni di Frontex non dovevano essere tanto fuorvianti se il radar ha ‘visto’ la barca segnalata ore prima”, continua Verri. “Il punto è che non è intervenuto nessuno e sono morte più di cento persone. Ed è noto che anche i soccorsi dopo lo sbarco sono arrivati in ritardo. Sa cosa le dico? Sono persuaso che le indagini degli ottimi pubblici ministeri crotonesi siano agli sgoccioli. Presto tutti conosceranno i fatti e noi potremo finalmente concentrarci sul processo anziché parlare dell’indirizzo sbagliato dato da Frontex all’Italia”.

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