Cronaca

Terremoti, il sismologo: “Nessun legame tra Marche e Napoli. Nei Campi Flegrei la sismicità sta aumentando da anni, ma non c’è da temere”

Terremoti, il sismologo: “Nessun legame tra Marche e Napoli. Nei Campi Flegrei la sismicità sta aumentando da anni, ma non c’è da temere”
Intervista a Nicola Alessandro Pino, vulcanologo dell’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv: “L’attività sismica nel golfo di Pozzuoli è del tutto locale, non può trasmettersi altrove. Non può succedere quello che è avvenuto ad Amatrice”
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«La breve scossa di magnitudo 3.9 avvertita ad Ancona non è collegata al sisma di giovedì della zona dei Campi Flegrei. Quello campano ha origine vulcanica, e ai Campi Flegrei non ci aspettiamo terremoti capaci di far danni», spiega Nicola Alessandro Pino, vulcanologo esperto dell’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv, commentando lo sciame sismico che si è avvertito nella serata di giovedì 7 settembre, che, con magnitudo 3,8, è stato il terremoto più forte registrato in zona negli ultimi dieci anni, ed è stato avvertito in gran parte di Napoli.

Qual è l’origine dello sciame sismico avvertito giovedì?
Nella zona c’è una fase di sollevamento della crosta che dura ormai da una ventina d’anni: la causa è una sovrappressione in qualche punto del volume crostale. La pressione crea un sollevamento, il sollevamento crea deformazione e ciò significa che aumenta lo sforzo interno al sistema. Le rocce sottoposte a sforzo accumulano e accumulano finché possono, dopodiché si rompono e si ha il sisma. Quindi, riassumendo: più la crosta si solleva, più si deforma e più si ha sismicità. Dal 2005 questa sismicità in zona è aumentata sia quantitativamente, sia per energia rilasciata. Il terremoto di ieri è il più forte terremoto dall’ultimi periodo di bradisismo intenso del 1982-84. All’epoca la magnitudo massima fu 4.0. Ieri invece abbiamo toccato 3.8. Per come viene espressa la magnitudo, ovvero con scala logaritmica, significa che l’energia del terremoto di ieri è circa la metà del picco toccato nel 1982-84.

Da quando sta aumentando la sismicità nella zona?
Già da febbraio-marzo dell’anno scorso si erano avuti sismi di magnitudo maggiore di 3. Tenga presente che la massima energia rilasciabile durante un terremoto dipende dalla capacità del mezzo di accumulare sforzo. Più la roccia è dura, più è capace di accumulare energia e più ne rilascia quando si rompe, ovvero maggiore è la magnitudo del terremoto. Bisogna tenere presente che questa attività sismica ha luogo in un ambiente vulcanico relativamente giovane come quello di Campi Flegrei, e a profondità non estreme, ovvero tra 0 e 3 chilometri di profondità. Questo significa che la roccia non è in grado di accumulare molto sforzo, e che i terremoti massimi che possono verificarsi non possono superare l’ordine di grandezza di 4.0 / 4.5 gradi. Dal punto di vista sismico, insomma, non ci aspettiamo catastrofi. Certo, se un sisma dovesse verificarsi a profondità molto bassa, proprio sotto a edifici in pessime condizioni di manutenzione, il danno potrebbe esserci. Come è capitato a Ischia nel 2017: lì il danno è stato causato soprattutto dalla prossimità del terremoto alla superficie.

Per banalizzare: in questo caso il fatto che le rocce della crosta non siano particolarmente coriacee, e che l’origine del sisma non sia molto profonda, significa che non dovrebbe accumularsi una pressione tale da poter causare sismi molto peggiori di quelli visti fino ad oggi nella zona.
In linea di massima è così. La magnitudo massima non dovrebbe superare i 4.5 gradi. Non arriviamo in ogni caso a quanto successo con i terremoti appenninici come quelli catastrofici dell’Aquila o di Amatrice. Fortunatamente, magnitudo di quel tipo non sono raggiungibili dai sismi che possono verificarsi nell’area dei Campi Flegrei.

Torniamo all’origine del sisma di Campi Flegrei: la crosta si solleva, come lei diceva. Ma che cosa la sta sollevando, esattamente?
L’area è quella di un vulcano attivo, e quindi ci aspettiamo in generale processi vulcanici. Questo può significare due cose: la risalita verso la superficie del magma, o anche solo di fluidi riscaldati dalle alte temperature. Anche perché siamo vicini al mare, e sappiamo che in zona c’è un sistema idrotermale molto sviluppato. Questi fluidi assorbono calore, possono dilatarsi e aumentare la pressione. Se questa pressione aumenta su un volume di crosta sufficientemente esteso, si ha sovrapressione e quindi sollevamento della crosta. Il dibattito ora è: si tratta di magma oppure di sovrappressione dovuta a fluidi riscaldati? Dal punto di vista delle misurazioni geofisiche, una cosa possiamo dirla: se c’è magma, non è tanto. Perché sfugge al grosso delle rilevazioni. C’è uno studio in corso di colleghi dell’Osservatorio Vesuviano per risolvere questo dubbio: stanno misurando, con gravimetri molto sensibili, come cambia nella zona l’accelerazione gravitazionale. Siccome quest’accelerazione è influenzata dalle diverse densità della massa, questo ci può aiutare a capire quanto sia denso ciò che sta là sotto, e quindi se si tratti di magma vulcanico oppure di altri fluidi meno densi. Ma possiamo dire già da ora che se anche fosse magma, non sarebbero volumi importanti.

Visto il ruolo del vulcano, quanto è locale questa attività sismica vista ai Campi Flegrei, e quanto invece potrebbe espandersi magari toccando altre linee di faglia?
Questa di Campi Flegrei è un’ attività sismica del tutto locale, che non può trasmettersi altrove. Non può succedere quello che è avvenuto con la sequenza sismica di Amatrice. Lì c’è stato un terremoto che ha alterato lo sforzo sulla faglia limitrofa, che era già probabilmente prossima alla rottura e si è rotta per quel surplus di sforzo, causando sismi a catena. La situazione qui in Campania è molto diversa, e resterà locale anche perché qui si tratta di attività sismica poco profonda, che ha quindi poca capacità di avere effetti a grandi distanze. La caldera del vulcano sarà di 10-12 chilometri di diametro e descrive grossomodo un cerchio che comprende la parte del golfo tra Bacoli e Napoli. E lì che negli ultimi 15mila anni si sono sviluppate tutte le eruzioni maggiori.

Oltre alla magnitudo, ci sono altre differenze rilevanti con i sismi del 1982-84?
La velocità di sollevamento della crosta. Nell’82-84 in un paio d’anni si è avuto un sollevamento massimo di 1,80 metri. Invece oggi vediamo un sollevamento massimo di un metro, avvenuto in questi 18 anni. Questo significa che l’accumulo di pressione, oggi, è più lento. Questo fa pensare la maggior parte dei ricercatori che nell’82-84 sia risalito un volume di magma: il magma, quando risale, ha una spinta più immediata. Il fatto che oggi invece la risalita sia molto lenta fa propendere verso l’idea oggi ci troviamo di fronte a un accumulo persistente di fluidi, e non di magma. C’è anche chi è convinto che possa trattarsi di magma, ma i dati ad oggi contrastano quest’ipotesi.

Cosa ci si può aspettare per il futuro?
Non so se sia una rassicurazione, possiamo dire che terremoti molto più forti di quello di ieri sera non si verificheranno. Se anche arrivassero a 4.5 di magnitudo, sarebbe un sisma del tutto gestibile.

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