Scuola, seimila firme per cambiare il calendario: “Quattordici settimane di chiusura in estate è troppo”
di Ilaria VenturiTornano all’attacco, le mamme. Sul calendario scolastico che si interrompe per tre mesi, da giugno a settembre, 14 settimane di scuole chiuse. Troppo. Ciclicamente s’alza la protesta, e proprio mentre comincia il nuovo anno, in modo scaglionato tra regioni, ci riprovano a farsi ascoltare dalle istituzioni “Mammedimerda” e WeWorld con una petizione, “Ristudiamo il calendario”, che in un giorno ha raccolto quasi seimila firme.
“Il calendario scolastico segue ancora il ciclo del grano”
“Significa che il tema è estremamente sentito”, spiega Francesca Fiore, fondatrice del blog Mammedimerda. “Siamo il Paese che più di tutti, insieme a Malta e Lettonia, chiude d’estate: 14 settimane. Sono anni che diciamo che questo calendario scolastico è anacronistico, segue ancora il ciclo del grano. Ci chiediamo se è mai possibile cambiare qualcosa in questo Paese, la società si è trasformata. Gli stessi insegnanti non avrebbero danni, visto che già ora non fanno cert…
Tornano all’attacco, le mamme. Sul calendario scolastico che si interrompe per tre mesi, da giugno a settembre, 14 settimane di scuole chiuse. Troppo. Ciclicamente s’alza la protesta, e proprio mentre comincia il nuovo anno, in modo scaglionato tra regioni, ci riprovano a farsi ascoltare dalle istituzioni “Mammedimerda” e WeWorld con una petizione, “Ristudiamo il calendario”, che in un giorno ha raccolto quasi seimila firme.
“Il calendario scolastico segue ancora il ciclo del grano”
“Significa che il tema è estremamente sentito”, spiega Francesca Fiore, fondatrice del blog Mammedimerda. “Siamo il Paese che più di tutti, insieme a Malta e Lettonia, chiude d’estate: 14 settimane. Sono anni che diciamo che questo calendario scolastico è anacronistico, segue ancora il ciclo del grano. Ci chiediamo se è mai possibile cambiare qualcosa in questo Paese, la società si è trasformata. Gli stessi insegnanti non avrebbero danni, visto che già ora non fanno certo una pausa di tre mesi. Non chiediamo di allungare i 200 giorni di scuola, solo di distribuirli diversamente”.
La pausa estiva che non tutti possono permettersi
È anche un tema di disuguaglianze: i figli delle classi più abbienti possono permettersi vacanze studio, centri estivi, tutor per fare i compiti, non i ragazzi in difficoltà economiche o che vivono in realtà di povertà educativa parcheggiati davanti alla tv o che hanno come sola alternativa la strada. “Una pausa estiva così lunga si trasforma di fatto in un enorme moltiplicatore di disuguaglianze”, osserva Dina Taddia, consigliera delegata di WeWorld, organizzazione non governativa italiana indipendente che lavora in 27 Paesi, tra cui l’Italia, per promuovere e garantire, attraverso progetti di Cooperazione allo Sviluppo e Aiuto Umanitario, i diritti di donne, bambini, bambine e comunità locali. “Lo stesso si può dire delle vacanze, che non solo rappresentano un’occasione di svago, ma anche un’esperienza educativa a tutto tondo, e che nel nostro Paese quasi la metà delle famiglie con più di un figlio non può più permettersi. Durante l’anno scolastico, al contrario, studenti e studentesse possono attingere alle risorse che il “rubinetto” della scuola mette a disposizione, a prescindere dal loro contesto di provenienza. Ma quando la scuola chiude, al pomeriggio o in estate, le cose cambiano”. Un esempio? Il servizio mensa. “In Italia quasi 6 studenti su 10 (58%) delle scuole primarie statali non beneficiano di alcun servizio mensa (al Sud arriviamo a 8 su 10), continua Taddia. “Rimodulare il calendario scolastico è fondamentale per poter garantire a bambini e bambine le stesse opportunità”.
“Per il caldo è necessario adeguare gli edifici”
L’obiezione classica è sul caldo: come tenere le scuole aperte nei mesi di giugno e luglio, come chiede la petizione? “Obiezione un po’ primitiva”, ribatte Francesca Fiore, “se la priorità è il fatto che le scuole debbano essere aperte si faranno gli interventi di necessari per rendere gli edifici vivibili. Provocatoriamente mi viene da rispondere: anche negli ospedali fa caldo in estate. Troviamo dunque soluzioni per non chiudere le scuole, sarà sempre più necessario con i cambiamenti climatici che portano il caldo anche a maggio”.
La petizione: apertura delle scuole d’estate e tempo pieno
Due le richieste della petizione: apertura delle scuole anche a giugno e luglio, con attività extrascolastiche e la conseguente rimodulazione delle pause durante l’anno. E l’introduzione del tempo pieno dai 3 ai 14 anni in tutte le scuole. "La petizione non è un’azione isolata ma, all’opposto, fa parte di un insieme di proposte che vogliono agire su più fronti in parallelo per creare una scuola al passo con i tempi in cui viviamo”, spiegano WeWorld e Mammedimerda, “una scuola in grado anche di conciliarsi con le esigenze delle famiglie”.
L’inserimento lampo negli asili
Il dibattito è aperto. E non riguarda solo l’apertura della scuola. Tanto si è discusso in passato sui servizi educativi. Ed è recente la sperimentazione del comune di Bologna sui propri asili: un inserimento “lampo” di tre giorni al nido per semplificare la vita delle famiglie. Modalità già sperimentata anche a Milano. E che vuole allargarsi, pur facendo discutere.