Nelle università tornano le tende: “Tra affitti e bollette volano 13mila euro”
di Ilaria VenturiTorneranno le tende davanti agli atenei, sarà un settembre caldo per l’università. Non solo per l’emergenza casa che, tra affitti alle stelle e alloggi introvabili, riesplode alla ripresa di esami e lezioni. Pesa, ed è un’aggravante rispetto alle difficoltà abitative denunciate già prima dell’estate dagli studenti, il caro vita per chi vuole una laurea. Un po’ come per la scuola, molto di più: dai libri ai trasporti, dalla casa alla spesa al supermercato.
Il conto che l’Unione degli universitari (Udu) aveva fatto prima che l’inflazione picchiasse e crollasse il potere d’acquisto delle famiglie era di 11 mila euro all’anno per un fuorisede: tasse, stanza singola, materiale didattico, trasporto urbano e pasti. «Adesso il conto va aggiornato, per il prossimo anno accademico va aumentato di almeno il 10-15%» scuote la testa Simone Agutoli, studente di Giurisprudenza a Pavia, che sta conducendo per l’Udu, con il sindacato degli inquilini Sunia e la Cgil, una ricerca sul tema alloggi e cost…
Torneranno le tende davanti agli atenei, sarà un settembre caldo per l’università. Non solo per l’emergenza casa che, tra affitti alle stelle e alloggi introvabili, riesplode alla ripresa di esami e lezioni. Pesa, ed è un’aggravante rispetto alle difficoltà abitative denunciate già prima dell’estate dagli studenti, il caro vita per chi vuole una laurea. Un po’ come per la scuola, molto di più: dai libri ai trasporti, dalla casa alla spesa al supermercato.
Il conto che l’Unione degli universitari (Udu) aveva fatto prima che l’inflazione picchiasse e crollasse il potere d’acquisto delle famiglie era di 11 mila euro all’anno per un fuorisede: tasse, stanza singola, materiale didattico, trasporto urbano e pasti. «Adesso il conto va aggiornato, per il prossimo anno accademico va aumentato di almeno il 10-15%» scuote la testa Simone Agutoli, studente di Giurisprudenza a Pavia, che sta conducendo per l’Udu, con il sindacato degli inquilini Sunia e la Cgil, una ricerca sul tema alloggi e costo degli studi.
In oltre cinquemila hanno già risposto: «Oltre uno studente su due dichiara di lavorare mentre studia per permettersi un alloggio. Inoltre emerge come restino difficoltà molto elevate per chi cerca una stanza perché i prezzi risultano sempre meno accessibili: il 76% degli intervistati lamenta l’aumento del costo della vita e la disponibilità economica delle famiglie in discesa».
L’ultima analisi di Immobiliare.it parla di rincari a macchia di leopardo. Dai 626 euro al mese per una stanza singola a Milano (+1% rispetto al 2022) ai 356 a Bari (+29%). L’aumento è del 10% a Modena e Bergamo dove le singole viaggiano sui 412 euro. A fronte di un ulteriore incremento dell’8%, Bologna ha superato Roma, con un costo medio di 482 euro contro i 463.
Al costo della stanza vanno aggiunte le bollette (50 euro) e le spese condominiali, altri 50 euro in media, «poi ci sono i libri: in una sola sessione in certi corsi di laurea arrivi a spendere 2-300 euro per i manuali specialistici» osserva Agutoli. La cifra in materiale didattico arriva in fretta a 700 euro, 650 euro per il trasporto extraurbano o 150-200 per quello in città.
Costi che si aggiungono per chi comincia sono anche quelli per sostenere i Tolc e accedere ai corsi a numero chiuso: dai 30 ai 50 euro nei politecnici. Una mini-tassa occulta per entrare in università, che si moltiplica per chi partecipa a più test (in media due per il 18% dei ragazzi). Senza contare i manuali per prepararsi alle prove, dai 40 ai 90 euro, per esempio, per Architettura.
Gli universitari scaldano i motori della protesta a partire dall’emergenza numero uno: la casa. Il prossimo fine settimana si riunirà a Milano l’assemblea del movimento “Tende in piazza”. Udu e Link sono pronti a piantare i picchetti. La goccia? La bozza di decreto sugli affitti brevi a firma della ministra Daniela Santanchè. Bocciata.
«Ma il caro affitto non è che la punta dell’iceberg, il problema è che non ci sono investimenti strutturali sul diritto allo studio. Ormai l’università è un privilegio, accessibile a sempre meno studenti, e non un diritto: inaccettabile» osserva Virginia Mancarella, portavoce di Link. Il ministero all’Università è corso ai ripari aumentando gli importi minimi delle borse di studio (+8,1%). Mentre si è chiusa la manifestazione di interesse su strutture dismesse da poter convertire a studentati voluta dalla ministra Bernini: 385 enti hanno partecipato e sono emersi 80 mila posti, quelli sulla carta utilizzabili saranno il 10-15% in meno. Ora la palla passa al governo che nella legge di Bilancio dovrà coprire le borse di chi risulta idoneo ad averle ma ne è escluso.
I rettori si muovono. Il 19 settembre ci sarà alla Sapienza l’assemblea della Crui. «Chiederò di spingere di più sull’Erasmus italiano, una misura che può aiutare: ti iscrivi nell’ateneo dove vivi ma con una borsa di studio frequenti per sei mesi il corso in altre università» dice il presidente Salvatore Cuzzocrea. Intanto gli studenti pianteranno le tende.