L’imbuto di Lampedusa: ecco perché la gestione dei flussi migratori del governo ha creato l’assedio all’isola
Appena 4.194 nel 2014, 19.019 nel 2015. Negli anni dei grandi flussi migratori verso l’Italia (170.000 nel 2014 e 153.000 nel 2015), Lampedusa fu preservata dall’assalto subito improvvisamente nel 2011 quando le rivolte della Primavera araba fecero arrivare direttamente sull’isola 51.000 persone. Sempre meno di quelle sbarcate in questo 2023 che si avvia a grandi passi a concludere l’anno con il ritorno ai grandi numeri degli arrivi.
A Lampedusa il 70 % di tutti gli arrivi
Se oggi sull’isola ci sono settemila persone, più di tutti gli abitanti, si può serenamente affermare che la responsabilità è delle scelte di gestione dei flussi migratori. Scelte che fanno sì che, diversamente dagli anni passati, non ci sia un dispositivo di soccorso in mare capace di soccorrere i barconi durante la traversata, prendere a bordo i migranti e trasportarli poi in porti più grandi dividendo il peso della gestione della primissima accoglienza tra più strutture.
Nessuna missione militare e motovedette a…
Appena 4.194 nel 2014, 19.019 nel 2015. Negli anni dei grandi flussi migratori verso l’Italia (170.000 nel 2014 e 153.000 nel 2015), Lampedusa fu preservata dall’assalto subito improvvisamente nel 2011 quando le rivolte della Primavera araba fecero arrivare direttamente sull’isola 51.000 persone. Sempre meno di quelle sbarcate in questo 2023 che si avvia a grandi passi a concludere l’anno con il ritorno ai grandi numeri degli arrivi.
A Lampedusa il 70 % di tutti gli arrivi
Se oggi sull’isola ci sono settemila persone, più di tutti gli abitanti, si può serenamente affermare che la responsabilità è delle scelte di gestione dei flussi migratori. Scelte che fanno sì che, diversamente dagli anni passati, non ci sia un dispositivo di soccorso in mare capace di soccorrere i barconi durante la traversata, prendere a bordo i migranti e trasportarli poi in porti più grandi dividendo il peso della gestione della primissima accoglienza tra più strutture.
Nessuna missione militare e motovedette arretrate
Nel 2014 c’era l’operazione Mare Nostrum, istituita subito dopo i tragici naufragi di Lampedusa dell’ottobre 2013. Con grandi mezzi militari che si spingevano fin sotto le coste della Libia per intercettare gommoni e barconi, trasbordare i migranti e poi trasferirirli in diversi porti siciliani. Quell’anno, su oltre 170.000 arrivi complessivi sulle coste italiane, a Lampedusa arrivarono poco più di 4.000 persone. Esaurita Mare Nostrum, l’anno successivo l’Europa diede vita alla missione Sophia e, anche in questo caso, con oltre 153.000 sbarchi complessivi sulla piccola isola delle Pelagie gli sbarchi autonomi non arrivarono a 20.000. Numeri assolutamente gestibili per altro con un centro di accoglienza allora più capiente di quello di oggi. Nel 2023, in assenza di qualsiasi missione militare, anche i mezzi della Guardia costiera italiana e della Guardia di finanza sono stati arretrati all’interno delle acque territoriali italiane e, nelle operazioni di soccorso, tranne casi eccezionali, vengono impiegate solo le motovedette e non più i grandi pattugliatori come la Diciotti, la Dattilo o la Gregoretti. Risultato: le centinaia di barchini che partono dalle coste tunisine o dalle vicine spiagge libiche il più delle volte arrivano direttamente a Lampedusa o vengono intercettati quando sono ormai a poche miglia. E tutti i migranti finiscono nell’hotspot.
Le Ong tenute il più lontano possibile
Dal 2015 anche la flotta umanitaria ha svolto un enorme compito, supplendo alla fine delle missioni militari, salvando migliaia di persone che sono state sbarcate quasi sempre in porti siciliani e non a Lampedusa. Ma il governo Meloni ha deciso di svuotare il Mediterraneo dalle navi umanitarie imponendo alle Ong lunghissimi tragitti verso porti del centro e nord Italia per sbarcare il più delle volte poche decine di persone, quelle di un singolo soccorso. Nei giorni scorsi, se i 112 barchini approdati in 24 ore a Lampedusa avessero trovato sul loro tragitto le navi umanitarie, i migranti sarebbero stati presi a bordo e invece di finire tutti ammassati sul molo Favaloro sarebbero stati smistati in altri porti siciliani, evitando così il collasso dell’hotspot di Lampedusa.
Mediterranea: “Esito di politiche precise”
La Ong Mediterranea Saving Humans accusa il governo: “Una emergenza costruita anche dal punto di vista dell'organizzazione dei soccorsi in mare: a partire dalla scelta di tenere lontane dalle acque libiche e tunisine le navi delle guardie costiere e delle marine europee, per lasciare mano libera a catture, respingimenti, deportazioni. Infatti l'arretramento della zona operazioni ridosso dell'isola e l'impiego di motovedette con poco spazio per imbarchi e poca autonomia, provocano la conseguenza che l'unico approdo possibile diventi proprio Lampedusa".
Il Pd a Lampedusa con Majorino
La segreteria nazionale del Pd ha intanto scelto di essere presenta a Lampedusa in queste ore con il responsabile immigrazione Pierfrancesco Majorino: “La situazione che si è generata è allarmante. È frutto non solo della necessità evidentissima di una svolta politica europea (quella svolta che la destra in Europa ha sempre cercato di ostacolare) ma pure della totale assenza di una strategia nazionale. Il governo Meloni ha fallito sul piano degli accordi internazionali, accordi che hanno portato solo alla violazione dei diritti umani in Tunisia e con lo smantellamento del sistema nazionale d'accoglienza ha peggiorato drasticamente le cose. Gli arrivi irregolari sono radicalmente aumentati, mancano canali legali d'accesso e le amministrazioni comunali sono lasciate totalmente a loro stesse. Non è più possibile andare avanti così”.