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L’intesa flop con la Tunisia, sbarchi aumentati del 60%. Salvini: è un atto di guerra

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Il paradosso: dopo la firma impennata di arrivi. Via alla redistribuzione dei migranti al Centro-Nord. Il ministro: dietro l’invasione c’è una regia. L’ipotesi di impiegare la Marina per intercettare navi-madri
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Roma — Trentunomila arrivi nei due mesi successivi alla firma del patto di Tunisi e il timore che, da qui alla fine di ottobre, ne possano sbarcare altri 30.000 migranti. Soprattutto se — ed è questa la preoccupazione del governo — dietro la potenza di fuoco dimostrata negli ultimi giorni dai trafficanti tunisini c’è ben altra mano. Navi-madri che lanciano contemporaneamente decine di gusci di metallo pieni di migranti a poche miglia da Lampedusa, batterie di barchini messi in mare da Sfax senza che la guardia costiera tunisina (che pure nel 2023 ha fermato 50.000 persone) riesca ad intercettarli. Difficile pensare che i 112 barchini con oltre 5.000 migranti sbarcati martedì a Lampedusa siano partiti tutti insieme per caso al rasserenarsi del meteo.

Intelligence al lavoro sui flussi

È questa l’ipotesi su cui sta lavorando l’intelligence italiana da cui la premier Giorgia Meloni nella prossima riunione del Comitato interministeriale sui flussi migratori coordinato da Alfredo Mantovan…

Roma — Trentunomila arrivi nei due mesi successivi alla firma del patto di Tunisi e il timore che, da qui alla fine di ottobre, ne possano sbarcare altri 30.000 migranti. Soprattutto se — ed è questa la preoccupazione del governo — dietro la potenza di fuoco dimostrata negli ultimi giorni dai trafficanti tunisini c’è ben altra mano. Navi-madri che lanciano contemporaneamente decine di gusci di metallo pieni di migranti a poche miglia da Lampedusa, batterie di barchini messi in mare da Sfax senza che la guardia costiera tunisina (che pure nel 2023 ha fermato 50.000 persone) riesca ad intercettarli. Difficile pensare che i 112 barchini con oltre 5.000 migranti sbarcati martedì a Lampedusa siano partiti tutti insieme per caso al rasserenarsi del meteo.

Intelligence al lavoro sui flussi

È questa l’ipotesi su cui sta lavorando l’intelligence italiana da cui la premier Giorgia Meloni nella prossima riunione del Comitato interministeriale sui flussi migratori coordinato da Alfredo Mantovano si aspetta indicazioni chiare per decidere una strategia operativa. Che potrebbe anche prevedere l’utilizzo di navi e aerei della Marina per provare ad intercettare eventuali navi-madri prima che mettano in mare sciami di barchini al confine con le acque italiane.

Meloni: mi aspettavo lo stop di Francia e Germania

«Lo stop dei migranti di Francia e Germania? Me lo aspettavo. I ricollocamenti sono però secondari, sono state pochissime le persone ricollocate, la questione è fermare i movimenti primari», il commento di Meloni ospite della striscia di Bruno Vespa su Rai1.

Salvini ipotizza il ritorno alla “maniere forti”

A reclamare un deciso cambio di rotta nel contrasto ai flussi migratori è Matteo Salvini, sempre più spina nel fianco del governo. «A Lampedusa è morta l’Europa. Credo che dietro gli sbarchi ci sia un sistema criminale organizzato a cui si risponde con tutti i mezzi a disposizione. Nessuno escluso. Ne parleremo in sede di governo, io ho le mie idee e proposte operative, ma siamo un governo collegiale, c’è anche l’intelligence che ci sta lavorando», annuncia il leader della Lega che definisce gli sbarchi «un atto di guerra».

Il flop del patto con Saied

I soldi promessi al presidente Saied dalla Ue non arrivano e dalla Tunisia parte l’assedio a Lampedusa. I numeri degli sbarchi due mesi dopo la firma dell’accordo di Tunisi, messi a confronto con quelli dei due mesi precedenti, ne ratificano il fallimento totale. Dal 16 luglio ad oggi — secondo l’elaborazione del ricercatore Ispi Matteo Villa — dalla Tunisia sono sbarcate 31.000 persone, il 60% in più di quante ne erano arrivate nei due mesi precedenti alla firma del patto: 19.000.

Il nuovo piano di ripartizione del Viminale

Numeri che obbligano il Dipartimento libertà civili e immigrazione del Viminale ad approntare a tempo record un nuovo piano di redistribuzione nelle regioni del Centro-Nord per almeno 20.000 migranti. In 8.000 partiranno sui bus dalla Sicilia e dalla Calabria nei prossimi tre giorni: ancora una volta Emilia Romagna, Veneto, Lombardia le principali regioni di destinazione dove sindaci e prefetti non sanno più a chi rivolgersi: strutture esaurite, bandi per la gestione di nuovi centri che continuano ad andare deserti, appelli alle famiglie da parte delle parrocchie perché aprano le porte di casa ai migranti. E lo spettro assai probabile di dover far ricorso a tende e moduli abitativi per ospitare i richiedenti asilo. I minori non accompagnati verranno piazzati prevalentemente nelle regioni del Centro-Sud dove il Viminale — ha detto Piantedosi al question time della Camera — ha creato 700 nuovi posti. Nella rete Sai di accoglienza diffusa sono ora 6.207 i posti riservati ai minori mentre 1.466 sono quelli nei centri di prima accoglienza.

Lunedì in Cdm la stretta sui minori

Ma è proprio sui minori che si concentrerà la stretta del Viminale con le nuove norme per le identificazioni dei sedicenti migranti under 18 previste nel decreto legge che potrebbe arrivare in Consiglio dei ministri già lunedì.

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