✕

Covid, il rebus mascherine a scuola

(eikon)
Il ministero decide sui positivi asintomatici. Le ragioni per metterle in classe o stare a casa
3 minuti di lettura

Il ministero della Salute deve risolvere il nodo dei positivi asintomatici, cioè di coloro che dopo aver fatto un tampone sanno di avere l’infezione da coronavirus ma non hanno alcun disturbo. Se il personale sanitario in queste condizioni non potrà stare nei reparti che ricoverano i fragili, ma svolgerà mansioni diverse (o al limite resterà a casa), sulla scuola è tutto da decidere. Il capo della Prevenzione Francesco Vaia sta lavorando sulla questione e a breve darà le sue indicazioni. I casi di Covid stanno risalendo (sono raddoppiati nel giro di 14 giorni) ma la situazione non è neanche paragonabile a quella del periodo della pandemia. Le persone colpite sono meno e la malattia nella stragrande maggioranza dei casi è blanda.

Ci sono però i fragili da proteggere: con la campagna di vaccinazione che partirà a breve, ma anche con precauzioni che partono da decisioni di sanità pubblica. In questo periodo tantissime persone asintomatiche non sanno di aver preso il virus. Ma che succede…

Il ministero della Salute deve risolvere il nodo dei positivi asintomatici, cioè di coloro che dopo aver fatto un tampone sanno di avere l’infezione da coronavirus ma non hanno alcun disturbo. Se il personale sanitario in queste condizioni non potrà stare nei reparti che ricoverano i fragili, ma svolgerà mansioni diverse (o al limite resterà a casa), sulla scuola è tutto da decidere. Il capo della Prevenzione Francesco Vaia sta lavorando sulla questione e a breve darà le sue indicazioni. I casi di Covid stanno risalendo (sono raddoppiati nel giro di 14 giorni) ma la situazione non è neanche paragonabile a quella del periodo della pandemia. Le persone colpite sono meno e la malattia nella stragrande maggioranza dei casi è blanda.

Ci sono però i fragili da proteggere: con la campagna di vaccinazione che partirà a breve, ma anche con precauzioni che partono da decisioni di sanità pubblica. In questo periodo tantissime persone asintomatiche non sanno di aver preso il virus. Ma che succede se un ragazzo (ad esempio perché in casa c’è un positivo sintomatico e un fragile) fa il tampone e “ufficializza” questa condizione? Le possibilità sono due: o si manda in classe lo studente con la mascherina, oppure si lascia a casa. Nel primo caso il ragazzo si potrebbe trovare ad essere l’unico con la protezione, con le immaginabili conseguenze di carattere psicologico, nel secondo dovrebbe stare fuori da scuola anche se non ha problemi. Saranno immancabili le polemiche: ecco cosa pensano gli esperti e i protagonisti della vita scolastica.


 

Il preside: “Indossarla non piace ma la accetteranno”

Per Antonello Giannelli, il presidente di Anp, cioè l’associazione nazionale dei presidi, bisogna seguire le indicazioni dei medici. «Ci devono dire loro come agire, non spetta a noi trovare soluzioni in questo campo. Non siamo esperti di immunologia». Se la decisione sarà di mandare a scuola i positivi asintomatici con la mascherina, comunque, si agirà di conseguenza. «Per gli studenti interessati non sarà un problema stare con la mascherina. Non è una cosa sconvolgente, sono misure sanitarie. È un po’ come quando un ragazzo con una frattura va in giro con il gesso». Il preside ricorda che si tratta di una precauzione e che un tempo, quando le mascherine le tenevano tutti, le cose erano ben diverse. «È chiaro che portarla non piace a nessuno ma se serve a ridurre una potenziale infettività va bene. E poi, sul singolo caso, in base alla situazione che ha a casa o in classe, andranno fatte valutazioni cliniche specifiche».
 

L’infettivologo: “Meglio non uscire per aiutare i fragili”

Il professor Massimo Andreoni, che lavora a Tor Vergata ed è direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive, non ha dubbi su come fare. «È inevitabile che lo studente positivo asintomatico resti a casa. Anche per evitare di mandarlo in giro con la mascherina. Non si può sapere da quanto tempo ha l’infezione ma si tratta di una precauzione che non si può non prendere. Dopo cinque giorni, poi, lo studente può tornare a scuola». Andreoni valuta anche gli aspetti medico legali. «Ci sono tanti asintomatici in giro, anche nelle classi. Una volta che però questa condizione diventa “ufficiale” non si può fare finta di niente. Cosa succede se qualcuno dei compagni viene contagiato e sviluppa una malattia grave? Di chi è la colpa?». Nelle classi, spiega il professore, potrebbero poi esserci dei fragili, anche tra i docenti. «A maggior ragione se si lascia a casa la persona che ha preso l’infezione si evitano problemi».
 

Lo psicoterapeuta: “Alunni sempre in aula e senza protezione”

Alberto Pellai è medico psicoterapeuta dell’età evolutiva dell’Università di Milano. Parte da una premessa. «Se l’impatto delle varianti Covid sullo stato di salute della popolazione è comparabile a quello delle varianti dell’influenza, come non si chiede il tampone per la malattia stagionale, a chi va a scuola non andrebbe chiesto neanche quello per il coronavirus». Detto questo, «chi è asintomatico non sta a casa. Va sempre scelto il minore dei mali e quindi non va bloccato l’accesso a scuola. Lo studente asintomatico si deve muovere come gli altri». Quindi senza mascherina. «Tutti siamo portatori sani di chissà quanti micro organismi. Inoltre c’è il tema dello stigma. In tantissimi hanno ancora un pensiero ossessivo riguardo al Covid e considerano chi porta la mascherina come un appestato». Pellai specifica che i suoi suggerimenti valgono per la fase attuale. «Se poi i virologi ci dicono che il Covid torna ad essere un’emergenza di sanità, allora cambia tutto».
 

Lo studente: “Ha un valore sanitario se serve la portiamo”

Paolo Notarnicola è il coordinatore delle rete degli studenti medi. Parte da un presupposto che la dice lunga su cosa è stato il Covid per i giovani. «Intanto ricordiamo sempre che la dad è deleteria, quindi non deve tornare neanche per i positivi asintomatici. Ma i ragazzi non vanno nemmeno allontanati da un ambiente che devono frequentare di diritto». Quindi, meglio sempre andare a scuola, se si sta bene cioè se non si hanno sintomi. «Portare la mascherina potrebbe essere un problema ma forse parlare di stigma è troppo. Veniamo da tre anni di pandemia e ci siamo tutti abituati alle protezioni». La decisione, comunque «spetta alle autorità sanitarie. Sono loro a doverci dire se il Covid adesso è peggio dell’influenza. Se lo è, per gli studenti restare a casa è peggio rispetto ad andare a scuola indossando la mascherina. Non si tratta di uno strumento che rappresenta uno stigma sociale o economico - dice - . Ha solo un valore sanitario».

Leggi i commenti