Espulso dai gesuiti per abusi, padre Rupnik viene discolpato dalla diocesi di Roma
di Iacopo ScaramuzziPapa Francesco con la direttrice del Centro Aletti Maria Campatelli
(ansa)Espulso dai gesuiti per fatti di “violenza psicologica, abuso di coscienza, abuso nell'ambio sessuale e affettivo, abuso spirituale” compiuti nell’arco di trent’anni a danno di numerose donne, padre Marko Rupnik, sacerdote e mosaicista noto in tutto il mondo, viene discolpato dalla diocesi di Roma, guidata da Francesco, papa gesuita.
Il Vicariato, retto dal cardinale Angelo De Donatis, ha reso noto oggi di aver svolto nei mesi scorsi un’indagine presso il Centro Aletti, la comunità-atelier fondata a Roma da padre Rupnik e dove il sacerdote tuttora vive. È proprio lì che sono avvenuti, secondo una distinta indagine della Compagnia di Gesù, una parte degli abusi contestati all’ormai ex gesuita sloveno.
La scomunica per una storia di abuso
Nel corso dell’indagine diocesana (formalmente una “visita canonica”), il “visitatore”, don Giacomo Incitti, professore di Diritto canonico alla pontificia università Urbaniana, “ha doverosamente esaminato anche le principali accuse che …
Espulso dai gesuiti per fatti di “violenza psicologica, abuso di coscienza, abuso nell'ambio sessuale e affettivo, abuso spirituale” compiuti nell’arco di trent’anni a danno di numerose donne, padre Marko Rupnik, sacerdote e mosaicista noto in tutto il mondo, viene discolpato dalla diocesi di Roma, guidata da Francesco, papa gesuita.
Il Vicariato, retto dal cardinale Angelo De Donatis, ha reso noto oggi di aver svolto nei mesi scorsi un’indagine presso il Centro Aletti, la comunità-atelier fondata a Roma da padre Rupnik e dove il sacerdote tuttora vive. È proprio lì che sono avvenuti, secondo una distinta indagine della Compagnia di Gesù, una parte degli abusi contestati all’ormai ex gesuita sloveno.
La scomunica per una storia di abuso
Nel corso dell’indagine diocesana (formalmente una “visita canonica”), il “visitatore”, don Giacomo Incitti, professore di Diritto canonico alla pontificia università Urbaniana, “ha doverosamente esaminato anche le principali accuse che sono state mosse al p. Rupnik, soprattutto quella che ha portato alla richiesta di scomunica”, si legge nella nota. Il riferimento è ad una vicenda che risale al 2015: Rupnik fu accusato di abuso sessuale e successiva “assoluzione del complice”, di aver cioè assolto in confessione la donna con cui aveva avuto un rapporto sessuale, reato che per il diritto canonico porta alla scomunica automatica. Sanzione poi accertata dalla congregazione vaticana per la Dottrina della fede con decreto del maggio del 2020 e, con insolita celerità, tolta lo stesso mese dallo stesso dicastero vaticano, allora guidato da un altro gesuita, il cardinale Luis Ladaria, dopo che Rupnik ha riconosciuto il reato e – lo ha rivelato il Papa in un’intervista all'Associated Press – ha pagato un indennizzo alla vittima. I gesuiti decisero però di mantenere le misure restrittive, che sono state poi accresciute quando, successivamente, sono emersi altri abusi avvenuti precedentemente in una comunità di suore in Slovenia.
La diocesi di Roma, però, ora sostiene che “in base al copioso materiale documentario studiato, il Visitatore ha potuto riscontrare e ha quindi segnalato procedure gravemente anomale il cui esame ha generato fondati dubbi anche sulla stessa richiesta di scomunica. In considerazione della gravità di tali riscontri, il Cardinale Vicario ha rimesso la relazione alle Autorità competenti”, presumibilmente lo stesso dicastero per la Dottrina della fede.
Le denunce e i contrasti
La vicenda di Rupnik, emersa in pubblico a dicembre dell’anno scorso, ha creato contrasti e polemiche all’interno di Compagnia di Gesù, nella diocesi di Roma, in Vaticano, nonché tra questi tre poli. Fin da subito il cardinale De Donatis, ospite di lunga data del Centro Aletti, liquidava le denunce ad “accuse a livello mediatico”. La Curia generalizia dei gesuiti, da parte sua, dopo aver sollecitato e raccolto le denunce, a dicembre, ha poi espulso il sacerdote, a luglio scorso, a valle di una “insistente e pervicace incapacità di confrontarsi con la voce di tante persone che si sono sentite ferite, offese e umiliate dai suoi comportamenti”.
In quell’occasione, il superiore gerarchico di Rupnik, padre Johan Verschueren, preannunciava altresì l’intenzione della Compagnia di Gesù di “prendere distanza anche giuridica dal Centro Aletti”, che già allora, si precisava, dipendeva dal Vicariato di Roma.
“Una vita comunitaria sana”
E ora la diocesi del Papa rende noto in un comunicato che vi è stata una visita canonica, conclusa già il 23 giugno scorso, che aveva come obiettivo “l’accertamento delle modalità di conduzione dell’Associazione e dell’effettivo funzionamento dei suoi organi di governo; l’esame della vita associativa in tutti i suoi aspetti, compresi i rapporti dei membri con il Fondatore e con il gruppo dei responsabili, nonché le dinamiche relazionali tra i membri stessi”. Dalla relazione finale, scrive il Vicariato, “emerge con chiarezza che in seno al Centro Aletti è presente una vita comunitaria sana e priva di particolari criticità. Il Visitatore ha potuto appurare che i membri del Centro Aletti, benché amareggiati dalle accuse pervenute e dalle modalità con cui sono state gestite, hanno scelto di mantenere il silenzio – nonostante la veemenza dei media – per custodire il cuore e non rivendicare una qualche irreprensibilità con cui ergersi a giudici degli altri”.
Non viene ricordato che lo scorso 21 gennaio, in realtà, il Centro Aletti aveva pubblicato una dura nota nella quale si accusavano i vertici dei gesuiti di aver “purtroppo dato ripetuta prova di favorire una campagna mediatica basata su accuse diffamanti e non provate”, che “hanno esposto a forme di linciaggio la persona di p. Rupnik e tutto il Centro Aletti”.
Il ruolo di papa Francesco
Una nota, quella della diocesi di Roma, che difficilmente può essere stata diramata senza l’approvazione del vescovo di Roma, papa Francesco. Il quale in tutta la vicenda è rimasto defilato, ma non del tutto. Jorge Mario Bergoglio conosce personalmente padre Rupnik, al quale aveva affidato le meditazioni alla Curia romana per la Quaresima del 2016, e che ha ricevuto in udienza a gennaio del 2022, dunque quando egli era già soggetto alle restrizioni comminate dai gesuiti. In una intervista ad Associated Press, Francesco ha negato di essere intervenuto nel processo canonico a carico di Rupnik, e in particolare nella vicenda della scomunica accertata e subito tolta.
Quando il sacerdote sloveno era già in via di espulsione dalla Compagnia di Gesù, e quando in diversi santuari in giro per il mondo si è iniziato a discutere dell’eventualità di smantellare i suoi mosaici, a giugno scorso, il Papa, in un video-messaggio indirizzato al santuario di Aparecida, in Brasile, mostrava un mosaico di padre Rupnik – senza citare l’autore – che egli conserva nel suo appartamento. Venerdì scorso, infine, il Papa ha ricevuto in udienza Maria Campatelli, presidente del Centro Aletti e principale collaboratrice di Rupnik.