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Scuola, cambia l’istruzione tecnica e professionale. E il voto in condotta: con il 6 si è rimandati. Studenti contro

(leoni)

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Approvata la riforma Valditara. Per gli studenti sospesi attività socialmente utili. I ragazzi: “Misura punitiva”. La sperimentazione sugli istituti prevede più alternanza scuola-lavoro, docenti anche esterni e un percorso ridotto a 4 anni più due anni di Its, il canale professionalizzante post-diploma
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Varato oggi in Consiglio dei ministri il modello scuola “legge e ordine” del governo Meloni, con due riforme che attuano ciò che il ministro Giuseppe Valditara ha annunciato da mesi e che domenica a Pontida, parlando ai suoi, ha ribadito da ideologo della Lega evocando i mali della “rivoluzione del ’68”: “Dobbiamo riportare nella società valori, buon senso e serietà per evitare che il nostro Paese vada allo sfascio: la scuola è un elemento decisivo”.

“La cultura del lavoro”

E dunque, una stretta sul voto in condotta, per “ una scuola capace di affermare la cultura del rispetto" commenta Valditara, e la riforma dell’istruzione tecnico-professionale pe…

Varato oggi in Consiglio dei ministri il modello scuola “legge e ordine” del governo Meloni, con due riforme che attuano ciò che il ministro Giuseppe Valditara ha annunciato da mesi e che domenica a Pontida, parlando ai suoi, ha ribadito da ideologo della Lega evocando i mali della “rivoluzione del ’68”: “Dobbiamo riportare nella società valori, buon senso e serietà per evitare che il nostro Paese vada allo sfascio: la scuola è un elemento decisivo”.

“La cultura del lavoro”

E dunque, una stretta sul voto in condotta, per “ una scuola capace di affermare la cultura del rispetto" commenta Valditara, e la riforma dell’istruzione tecnico-professionale perché, sempre con le parole del ministro pronunciate a Pontida, “dobbiamo portare nelle scuole, insieme con la cultura della libertà, la cultura del lavoro perché abbiamo bisogno di dare un futuro ai nostri giovani e competitività alle nostre imprese”.

Non è cosa da poco, è la prima vera prova della destra che mette mano alle riforme sulla scuola, in particolare sull’istruzione professionale in difficoltà. La direzione che vuole prendere Valditara è chiara. E già sono partite le proteste. La presentazione dei provvedimenti ai sindacati è partita con la Cgil che ha sbattuto la porta alla prima riunione in assenza di una bozza scritta sulla quale avviare il confronto. Per dire il clima.

"Uno strumento autoritario”

“Si punta a un progetto di scuola autoritaria in cui lo strumento di contrasto principale diventa il voto in condotta”, contestano Flc-Cgil, l’Unione degli Studenti, la Rete degli Studenti Medi e il Coordinamento Genitori democratici. Contro il governo, studenti in piazza il 17 novembre in tutta Italia. Si preannuncia un nuovo autunno caldo.

La riforma del voto in condotta

Il ministro Valditara ha cominciato a parlarne prima dell’estate a seguito degli episodi di violenza contro i professori nelle aule: “Occorre ridare autorevolezza ai docenti”. E così ha messo mano al voto in condotta, più complessivamente a una riforma che punta a rieducare più che ad allontanare dalla scuola. “Un segnale importante per responsabilizzare gli studenti”, ha ribadito nell’intervista a Repubblica, mentre i ragazzi contestano una misura che giudicano punitiva.

L’influenza della valutazione del comportamento

La novità principale sta nella reintroduzione alle medie della valutazione del comportamento, sostituita con un giudizio dalla ministra Valeria Fedeli nel 2017: sarà in decimi e farà media con le altre materie. Alle superiori il voto sul comportamento inciderà sui crediti di ammissione alla Maturità. Inoltre, il voto assegnato per la condotta, alle medie e superiori, sarà riferito a tutto l’anno scolastico. Nella valutazione dovrà essere dato particolare rilievo a eventuali atti violenti o di aggressione nei confronti degli insegnanti, di tutto il personale scolastico e degli studenti. La normativa attuale prevede che la bocciatura, a seguito di attribuzione di 5 per la condotta, sia attuata esclusivamente in presenza di gravi atti di violenza o di reati. Con la riforma si stabilisce invece che l’assegnazione del 5, e quindi della conseguente bocciatura, potrà avvenire anche a fronte di comportamenti che costituiscano gravi e reiterate violazioni del Regolamento di istituto. Alle superiori, infine, l’assegnazione del 6 per la condotta genererà un debito scolastico in materia di Educazione civica, che dovrà essere recuperato a settembre con una verifica avente ad oggetto i valori costituzionali e i valori di cittadinanza.

Per gli studenti sospesi attività socialmente utili

Le sospensioni fino a 2 giorni comporteranno più impegno scolastico: lo studente sarà impegnato in attività di riflessione sui comportamenti che hanno condotto alla sospensione. Queste attività saranno assegnate dal consiglio di classe. Al termine lo studente dovrà produrre un elaborato critico oggetto di valutazione da parte del consiglio di classe.

Nel caso cui la sospensione sia superiore ai due giorni, lo studente sarà chiamato a svolgere attività di cittadinanza solidale presso strutture convenzionate. Una sorta di lavori socialmente utili che già le scuole, nella loro autonomia, spesso applicano a seconda della gravità del comportamento (dal ridipingere i muri dalle scritte, al volontariato presso strutture come la Caritas).

Istruzione tecnico-professionale: 4 anni più 2

La sperimentazione, che coinvolgerà dal 2024-25 sino al 30% degli istituti tecnici e professionali, prevede un percorso ridotto a 4 anni – così come è stato avviato nei licei – più due anni di Its (scuole professionalizzanti post-diploma). 

Per Valditara l’istruzione tecnica “deve tornare ad essere un canale di serie A, mettendo insieme istruzione, formazione professionale e mondo delle aziende”. In cattedra, ha spiegato, “potranno salire anche manager, tecnici, imprenditori; potenzieremo l’alternanza scuola-lavoro e l’apprendistato formativo ma anche gli elementi culturali di base: italiano, matematica, inglese”. Dopo l’approvazione il ministro snocciola i dati: "L'Italia è il secondo paese manifatturiero in Europa: secondo i dati Unioncamere Excelsior, dalla meccatronica all'informatica serviranno da qui al 2027 almeno 508mila addetti, ma Confindustria calcola che il 48% di questi sarà di difficile reperimento. A settembre 2023 questo dato ha già raggiunto quota 48% (+ 5 punti rispetto al 43% di un anno fa, nel 2019 era il 33%). Il decreto approvato ha l'obiettivo di trasformare questi numeri allarmanti in una grande opportunità per i nostri giovani".

L’alternanza scuola-lavoro

Il percorso prevede l’alternanza scuola-lavoro già dal secondo anno, con almeno 400 ore totali, l’inserimento di docenti provenienti dal mondo produttivo e professionale per potenziare l’insegnamento non curriculare. Il modello è quello del “campus”, da creare con accordi a livello regionale (Usr e Regioni): scuole, centri di formazione professionale regionali e Its Academy, la filiera del post-diploma gestita da fondazioni composte da più realtà del territorio e guardata con sospetto dalle università in quanto canali ancora paralleli rispetto alle mai veramente decollate lauree professionalizzanti.

I docenti esterni sul modello “scuola-azienda

La formazione di base sarà quindi di quattro anni con l’obbligo di raggiungere gli obiettivi specifici di apprendimento e le competenze previste dal profilo in uscita del quinto anno di corso (entro il termine del quarto anno). A organici invariati, viene assicurato, anche se i sindacati temono i tagli e l’ingresso di docenti esteri su un modello “scuola-azienda”. Anche chi esce da un percorso di formazione professionale potrà iscriversi in un Its Academy, dopo una prova di valutazione degli apprendimenti predisposta da Invalsi.

Gli studenti: riforma bocciata

Critica la Flc-Cgil: “L’istruzione non è addestramento al lavoro”. Tra i punti contestati, la potenziale marginalizzazione degli studenti che potrebbero non frequentare l’università e soprattutto la riduzione del tempo scolastico che potrebbe incidere negativamente sulla lotta contro l’abbandono. Più aperta alla riforma la Cisl scuola.

La Rete degli Studenti Medi non è d’accordo. "Lascia perplessi l’idea che si possano ridurre a quattro gli anni di scuola di professionali e tecnici senza intaccare programmi e personale e rafforzando al contempo le ore di scuola lavoro – si legge in una nota –  L’impressione è che sarà l’ennesima legge che appalta all’istruzione pubblica la formazione del lavoratore, a discapito, come sempre, della formazione del cittadino. Oltretutto, con la nuova formula proposta dal Governo, verranno favoriti spropositatamente gli Its, minando le percentuali di chi sceglierà un percorso universitario. Una decisione poco lungimirante in uno dei Paesi con il tasso di laureati tra i più bassi d’Europa”.

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