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Tiziano Ferro si separa: “Non posso portare i miei figli in Italia”. Ecco perché

Tiziano Ferro con Victor Allen e i loro figli Margherita e Andres

 
In Italia non c’è una legge che protegga i bambini delle coppie omogenitoriali: restano senza diritti del tutto o si vedono riconosciute tutele solo a metà. Le parole del cantautore accendono di nuovo i riflettori sulle mancanze dell’Italia
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“Non posso portare i miei figli in Italia”. Con questa annotazione quasi a margine del doloroso racconto della sua separazione da Victor Allen, suo marito, Tiziano Ferro in un post su Instagram riporta alla ribalta un fatto tanto semplice quanto incredibile. In Italia non c’è una legge che tuteli i figli nati da coppie dello stesso sesso. Il percorso per arrivare a una qualche forma di riconoscimento è complicato, farraginoso e oltretutto di esito incerto. Per non parlare del fatto che da quando è in carica, il governo ha usato questo tema, delicato e divisivo, come passpartout per attaccare i diritti di molte altre minoranze. Attuando una stretta che ha complicato ancora di più le cose.

La situazione per le coppie di uomini

Una coppia di padri, per avere un figlio, deve necessariamente ricorrere alla maternità surrogata, che in molti Stati è pratica legale, diffusa e partecipata, ma in Italia è illegale. L’iter è complicato e ci vuole una grande determinazione per portarlo a termine: è necessaria una donatrice di ovulo (che viene poi fecondato con lo sperma di uno dei due uomini), e una portatrice dell’embrione (che deve essere diversa dalla donatrice).

I certificati rilasciati dallo Stato di nascita

Nel momento della nascita vengono poi trascritti nel certificato dello Stato estero i nomi dei due papà. Alcuni Stati rilasciano due certificati: quello con i due papà e quello che riporta soltanto il genitore biologico. In Italia infatti il certificato con i due padri non viene trascritto e non viene riconosciuto, costringendo così il bambino in un spaventoso nulla giuridico. Mentre disponendo di un certificato di nascita con il nome del genitore biologico, il bambino ha almeno la possibilità di essere trascritto, anche se con un solo genitore, all’anagrafe italiana.

La mossa del sindaco Sala

Ci sono bambini dunque che non possono avere un pediatra, non possono essere iscritti a scuola, non hanno nessun diritto. Per questo il sindaco di Milano Sala ha chiesto un parere al ministero dell’Interno, dopo le circolari alle prefetture e lo stop alle trascrizioni operato dal governo, e, dopo aver ricevuto parere positivo, ha iniziato a trascrivere almeno il padre biologico. 

“Una normativa confusa e contraddittoria”

Il punto è che “ognuno, ogni sindaco, può interpretare in modo diverso una normativa confusa e contraddittoria”, spiega Alessia Crocini, presidente di Famiglie Arcobaleno, l’associazione di genitori omosessuali. “Alcune città chiedono il certificato di nascita rilasciato dallo Stato in cui è nato il bambino e lo vogliono esclusivamente con il nome del padre biologico. Per altre città è sufficiente la documentazione della clinica, da cui si deduca chi sia il padre biologico”. 
 

La stepchild adoption in Tribunale

Oltre la trascrizione, l’unico modo per vedere riconosciuta la doppia genitorialità è l’appello al comma D dell’articolo 44 della Legge sulle Adozioni da presentare al Tribunale per i Minori: la cosiddetta stepchild adoption. Un iter ancora lungo che nel frattempo vede i bambini privati giuridicamente della metà della loro famiglia. 

"Tutto questo perché non c’è una legge”, dice Alessia Crocini. “A sinistra ci si compiace ancora delle unioni civili del 2016 che però lasciarono completamente fuori la questione della genitorialità. Oggi non è più possibile rimandare: la sinistra deve discuterne, deve trovare un accordo, tutti i giochi fatti finora, che hanno avuto come unico risultato quello a cui stiamo assistendo, cioè la mancanza di una legge, devono finire. Finché non ci sarà una legge non ci saranno diritti”.

"Necessaria una alleanza per lanciare in Italia il Referendum sul Matrimonio Egualitario”, dice a proposito Fabrizio Marrazzo (Promotore Referendum Matrimonio Egualitario e Portavoce di Partito Gay per i diritti Lgbt), “che sarebbe l’unica soluzione possibile con questo parlamento, la cui maggioranza non vuole dare diritti alla nostra comunità”.

"I miei diritti non tolgono nulla a quelli degli altri”

In un’intervista a Rolling Stone dello scorso anno, Tiziano Ferro spiegava che: “Oggi, se voglio far entrare i miei figli in Italia, so che avrebbero diritto a metà del presidio genitoriale, anche se ci sono due persone che possono prendersi cura di loro. Se stanno male, solo io posso andare al pronto soccorso perché Victor non risulta sul passaporto, il che è una cosa aberrante. Al di là dell’essere d’accordo o meno, della morale, di un senso di colpa costruito a tavolino, ho sempre pensato che i miei diritti non tolgono nulla a quelli degli altri”.

E continuava sottolineando: “Quando poi questa cosa prende una faccia, che è quella dei tuoi bimbi, è allora che ti ferisce. È una cosa che può sembrare stupida, e invece mi fa soffrire da morire”.

E forse sta qui il senso della frase scritto oggi nel post su Instagram: anche se si sta separando, i suoi bimbi in Italia avrebbero comunque la metà dei diritti. 

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