Cento milioni in più all’anno: ora è la destra ad alimentare il business dell’accoglienza
di Giuliano FoschiniI bonus edilizi sono bloccati. Gli appalti del Pnrr procedono a singhiozzo. C’è però un nuovo capitolo di spesa che potrebbe dare una mano all’economia del Paese: quello dell’accoglienza. Perché proprio il governo di destra, esattamente quei leader politici che per anni hanno tuonato contro il «business dei migranti», oggi propongono un pacchetto di norme che di fatto triplicheranno il giro di affari del settore. Cento milioni di euro in più, almeno: cinquanta per la realizzazione delle nuove strutture, affidata alla Difesa. Almeno altrettanti per la gestione dei nuovi e vecchi centri. Ecco perché quando ieri il governo ha annunciato che la risposta italiana ai flussi migratori sarà realizzare nuovi Cpr, i Centri di permanenze per il rimpatrio. E che sarà possibile trattenere donne e uomini per il triplo del tempo rispetto a quanto oggi previsto, passando da 6 a 18 mesi, a chi in quel settore ha investito (pochi in realtà, o meglio sempre gli stessi: multinazionali e grandi cooperativ…
I bonus edilizi sono bloccati. Gli appalti del Pnrr procedono a singhiozzo. C’è però un nuovo capitolo di spesa che potrebbe dare una mano all’economia del Paese: quello dell’accoglienza. Perché proprio il governo di destra, esattamente quei leader politici che per anni hanno tuonato contro il «business dei migranti», oggi propongono un pacchetto di norme che di fatto triplicheranno il giro di affari del settore. Cento milioni di euro in più, almeno: cinquanta per la realizzazione delle nuove strutture, affidata alla Difesa. Almeno altrettanti per la gestione dei nuovi e vecchi centri. Ecco perché quando ieri il governo ha annunciato che la risposta italiana ai flussi migratori sarà realizzare nuovi Cpr, i Centri di permanenze per il rimpatrio. E che sarà possibile trattenere donne e uomini per il triplo del tempo rispetto a quanto oggi previsto, passando da 6 a 18 mesi, a chi in quel settore ha investito (pochi in realtà, o meglio sempre gli stessi: multinazionali e grandi cooperative ) si sono illuminati gli occhi: come diceva Salvatore Buzzi, il re del “mondo di mezzo” con Massimo Carminati, condannato per corruzione «con i migranti si guadagna più che con la droga».
Il caso Cpr
Oggi in Italia esistono nove Cpr (Milano, Gradisca d’Isonzo, Roma, Palazzo San Gervasio, Macomer, Brindisi-Restinco, Bari-Palese, Trapani — Milo, Caltanissetta-Pian del Lago) per un totale, potenziale, di 961 posti. A oggi secondo i dati del Garante dei detenuti sono però 592 i migranti ospitati. Molte aree sono chiuse infatti per le proteste registrate: il Cpr d Torino a marzo scorso ha dovuto addirittura chiudere per effettuare lavori di ristrutturazione. Lo Stato affida, attraverso bandi gestiti dalle Prefetture, la gestione dei centri all’esterno: dopo un iniziale (ai tempi dei Cie) coinvolgimento della Croce Rossa, e l’illusione che a potersene occupare fossero delle no profit. Oggi a gestire l’affare dei Centri sono per lo più grandi cooperative, società e multinazionali. Perché la torta è grandissima. Come ricostruito dal Cild, la Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili, in un eccellente report del giugno scorso, lo Stato ha bandito nel periodo 2021-2023, gare d’appalto per un costo complessivo di circa 56 milioni di euro. Seppur le situazioni cambiano da struttura a struttura, ciascun migrante costa circa 50 euro al giorno perché possa essere sottoposta in quella che associazioni, e in alcuni casi anche i giudici, definiscono “una detenzione amministrativa”. Un numero, si diceva, destinato a moltiplicarsi.
I nuovi centri
Il Governo ha indicato la necessità di realizzare un Cpr in ogni regione, 21 almeno. Che significa quindi raddoppiare, se non triplicare, il numero di donne e uomini ospitati. Ma chi se ne occuperà? Il settore oggi è in mano a poche realtà. La multinazionale svizzera Ors vince la gestione del primo Cpr a dicembre del 2019, quando era inattiva. E poi prende Roma e Torino. Engel Italia — ricostruisce ancora la Cild — è invece una Srl campana a conduzione familiare: fino al 2015 gestisce un albergo in provincia di Salerno, che a un corto punto abbandona i turista e punta sui migranti. Cambiano denominazione sociale — “gestione centri di accoglienza” — ed entrano nel business. Vincono l’appalto per la gestione di Milano (poco meno di 5 milioni di euro) ma ciò nonostante sono a un passo dal fallimento, e presentano domanda di procedura di concordato. Forse per questo nel 2022 la Prefettura di Milano non procede con il rinnovo ma bandisce una nuova gara, dal primo novembre al 31 ottobre: quattro milioni e 398mila euro, perché i posti sono diminuiti da 84 a 72. Vince la Martinina srl, società che alla Engel conoscono bene: perché le la proprietà è di Paola Cianculli, amministratrice unica della Engel dal 2012. E a gestirla come amministratrice unica è una signora di 72 anni, Consiglia Caruso. Sua suocera.
Le gare al ribasso
Aver affidato l’intera gestione dei Centri al privato è una scelta che ha avuto ripercussioni sugli affari, certo. Ma — a credere alle decine di inchieste in Italia, alle interrogazioni parlamentari — non solo: ci sono denunce su cattivi funzionamenti, appalti non rispettati, maltrattamenti da parte di ospiti e operatori, stipendi non pagati. «Tutto prevedibile — dicono dal Cild — Lo Stato ha puntato, per risparmiare, alla logica dell’offerta economicamente più vantaggiosa: le grandi aziende in questa maniera hanno presentato offerte al ribasso che riducono all’osso le voci di spesa. Inoltre più sono le persone detenute e più guadagnano: ecco perché tendono a trattenere illegittimamente persone solo per aumentare i profitti».