Bene la ricerca, male la dimensione internazionale. E tra le italiane in testa il Politecnico di Milano: ecco il primo ranking europeo delle università
di Viola GiannoliPer qualità della ricerca siamo terzi e brilliamo per la mobilità studentesca verso l’estero. Sull’internazionalizzazione degli atenei e la capacità di attrarre gli studenti stranieri, invece, andiamo ancora male, nonostante gli impegni delle università a moltiplicare i corsi di laurea in inglese. Eccolo il bilancio del primo “QS World University Rankings: Europe 2024”, ovvero la prima classifica degli atenei europei curata da QS Quacquarelli Symonds, tra le maggiori società di analisi dell'istruzione superiore a livello globale.
La tabella elenca 690 accademie distribuite in 25 Paesi. A guidare l’elenco c’è l'Università di Oxford, seguita dall’Eth di Zurigo al secondo posto e dall'Università di Cambridge al terzo. L’Italia si posiziona al quarto posto in Europa per numero di università (51) presenti in classifica. Ma per incontrare la prima bisogna scorrere fino alla 47esima posizione. È lì che si incontra il Politecnico di Milano.
Tra le prime cento universi…
Per qualità della ricerca siamo terzi e brilliamo per la mobilità studentesca verso l’estero. Sull’internazionalizzazione degli atenei e la capacità di attrarre gli studenti stranieri, invece, andiamo ancora male, nonostante gli impegni delle università a moltiplicare i corsi di laurea in inglese. Eccolo il bilancio del primo “QS World University Rankings: Europe 2024”, ovvero la prima classifica degli atenei europei curata da QS Quacquarelli Symonds, tra le maggiori società di analisi dell'istruzione superiore a livello globale.
La tabella elenca 690 accademie distribuite in 25 Paesi. A guidare l’elenco c’è l'Università di Oxford, seguita dall’Eth di Zurigo al secondo posto e dall'Università di Cambridge al terzo. L’Italia si posiziona al quarto posto in Europa per numero di università (51) presenti in classifica. Ma per incontrare la prima bisogna scorrere fino alla 47esima posizione. È lì che si incontra il Politecnico di Milano.
Tra le prime cento università ce ne sono altre tre italiane: la Sapienza di Roma, l’Alma Mater di Bologna e l’università di Padova.
Il Politecnico da solo nella top 50
In particolare il Politecnico di Milano è primo in Italia per Employer Reputation, un indicatore che valuta le opinioni dei datori di lavoro a livello globale, su come le università formano i laureati per il mondo del lavoro. Premiata anche l’Academic reputation, basata sulle risposte al sondaggio di migliaia di accademici chiamati a stilare l’elenco delle università più autorevoli nella propria disciplina scientifica. Ottime le performance nei campi del Design, dell'Architettura e dell'Ingegneria.
Il focus italiano: ottima reputazione ma aule affollate
Allargando lo sguardo, l’Italia vanta il terzo punteggio medio più alto in Europa, dietro a Svizzera e Portogallo, per “Paper per faculty”, un indicatore che valuta la qualità della ricerca e la sua rete che si estende oltre confine. Sono 25 tra le prime cento le università italiane che vantano ottimi risultati in questo campo. La sintesi del ranking sottolinea anche che per mobilità degli studenti in uscita l’Italia eccelle e piazza più di 50 università nelle prime posizioni. Dall'altro lato però si colloca in linea con la media europea per quanto riguarda l'accoglienza di studenti stranieri. Mentre calano i punteggi alla voce “internazionalizzazione”, cioè i dati relativi alla proporzione di docenti e studenti internazionali, un’area in cui le università italiane devono recuperare ed espandere ulteriormente la loro presenza e attrattività.
Ancora: l’Italia brilla, sopra la media nazionale, nella reputazione accademica, a testimonianza dell’alta stima e del riconoscimento degli atenei nel Vecchio continente. E oltre la media è anche l’impegno e l’attenzione verso la sostenibilità. Se queste sono le luci, le ombre si addensano invece sull’opinione dei datori di lavoro da cui emerge la necessità di rafforzare il legame con i settori professionali; sul rapporto tra docenti e studenti, meno della metà della media europea, che dovrebbe portare a riflettere sull’esigenza di aule meno affollate e di maggiori occasioni di interazione da una parte all’altra della cattedra; sulle prospettive occupazionali, dove il punteggio che anche qui si ferma a metà di quello medio europeo, suggerisce il bisogno di capire come migliorare l’inserimento lavorativo dei laureati.
Nel complesso, commenta Jessica Turner, amministratrice delegata di QS: “Le università italiane si dimostrano solide e competitive in molti ambiti, ma esistono specifiche aree che potrebbero beneficiare di interventi mirati per garantire un'eccellenza complessiva e una maggiore armonizzazione con il contesto europeo”.
Le materie in cui eccellono i singoli atenei
Ca' Foscari a Venezia rappresenta l'apice nazionale per quanto riguarda il numero di studenti in scambio in uscita. Il Politecnico di Bari si mette in luce per la produttività dei suoi ricercatori. La Sapienza di Roma è particolarmente apprezzata nella comunità accademica internazionale, oltre ad avere una vasta rete di ricerca globale e ottime prospettive occupazionali per i suoi laureati. Il Politecnico di Milano si distingue come l'ateneo italiano più apprezzato dai datori di lavoro internazionali e come punto di riferimento per attrarre studenti internazionali in scambio. L'Università Vita-Salute San Raffaele brilla per il suo rapporto ottimale tra docenti e studenti e per il notevole impatto della sua ricerca, dominando a livello nazionale per le citazioni per pubblicazione scientifica. La Libera Università di Bozen-Bolzano si fa notare per l'alta proporzione di docenti internazionali, mentre l'Università di Padova eccelle nell'ambito della sostenibilità.