Mattarella archivia l’accordo di Dublino: “Ormai è preistoria, no a misure tampone”
dal nostro inviato Concetto VecchioIl presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il presidente della Repubblica Federale di Germania, Frank-Walter Steinmeier, si fanno un selfie all’Associazione Don Bosco 2000 a piazza Armerina
(ansa)PIAZZA ARMERINA – Hassan gli confida il suo sogno: “Voglio fare il dentista, regalare un sorriso alle persone”. “Magnifica intenzione, complimenti”, lo elogia Sergio Mattarella. E gli stringe la mano. “Questa è mia sorella Rana, e questi i miei genitori”, prosegue Hassan, i signori fanno un lieve inchino, la mamma, cuoca, ha il volto incorniciato dal velo. Rana fa un passo avanti: “Ho tredici anni, vado in seconda media e voglio diventare pediatra”. “Una cosa splendida”, commenta Mattarella. Hassan e Rana gli regalano un quadro di Don Bosco. “Noi qui non facciamo differenze tra le religioni, siamo perfettamente integrati in Italia”, gli dice Hassan. “Presidente, è stato un onore”, si congeda.
Mattarella incoraggia gli stranieri che ce l’hanno fatta
Piazza Armerina, nel cuore della Sicilia. Un’associazione cattolica, Don Bosco 2000, impegnata nel volontariato e nell’accoglienza dei migranti, con progetti in Africa. Mattarella è venuto offrire la sua sponda morale. E’ una certa idea di …
PIAZZA ARMERINA – Hassan gli confida il suo sogno: “Voglio fare il dentista, regalare un sorriso alle persone”. “Magnifica intenzione, complimenti”, lo elogia Sergio Mattarella. E gli stringe la mano. “Questa è mia sorella Rana, e questi i miei genitori”, prosegue Hassan, i signori fanno un lieve inchino, la mamma, cuoca, ha il volto incorniciato dal velo. Rana fa un passo avanti: “Ho tredici anni, vado in seconda media e voglio diventare pediatra”. “Una cosa splendida”, commenta Mattarella. Hassan e Rana gli regalano un quadro di Don Bosco. “Noi qui non facciamo differenze tra le religioni, siamo perfettamente integrati in Italia”, gli dice Hassan. “Presidente, è stato un onore”, si congeda.
Mattarella incoraggia gli stranieri che ce l’hanno fatta
Piazza Armerina, nel cuore della Sicilia. Un’associazione cattolica, Don Bosco 2000, impegnata nel volontariato e nell’accoglienza dei migranti, con progetti in Africa. Mattarella è venuto offrire la sua sponda morale. E’ una certa idea di mondo. Giorgia Meloni gonfia la mongolfiera della paura, minaccia, non venite che sennò finiti nei centri di permanenza per diciotto mesi. Mattarella incoraggia gli stranieri che ce l’hanno fatta. Il governo attacca Paolo Gentiloni. Mattarella in serata, tornato a Roma, ci tiene a fare sapere che l’ha ricevuto. Un segnale. Un po’ come era successo con i vertici della Cassazione accolti al Quirinale dopo le polemiche sulla riforma della giustizia.
Si fa avanti Ebrahim, dal Senegal. “Ho tre sogni. Il primo l’ho realizzato: studiare. Mi sono diplomato questa estate in una scuola pubblica, con 91”. Traducono la storia dei sogni al presidente tedesco Frank Walter Steinmeier, che accompagna il nostro Capo dello Stato: “Oh, molti complimenti”.
Il titolare dell’associazione, Agostino Sella, disegna uno scenario geopolitico: “In Africa ci sono stati otto colpi di Stato, undici le guerre in corso, entro il 2050 la popolazione africana raddoppierà”.
Soluzioni europee
Un’ora dopo, in una masseria fuori l’abitato di Piazza Armerina, Mattarella, davanti ai giornalisti, tira le somme della due giorni in Sicilia. E prova, come ha già fatto altre volte, a dare una spiegazione a quanto accade. A indagarne le cause. Perché le soluzioni devono essere adeguate ai sommovimenti sconvolgenti in corso: “E’ un fenomeno che ha cause ambientali e di violenze, bisogna trovare soluzioni nuove e coraggiose e non superficiali e approssimative. Soluzioni europee da studiare approfonditamente e con serietà da parte dei governi”.
E qui occorre fare una chiosa. Perché quando parla di governi si riferisce anche al nostro. Sul suo tavolo c’è il decreto migranti approvato appena lunedì scorso. Va nella direzione delle “soluzioni nuove, e non approssimative”? Aggiunge subito dopo: “Sono sempre stato attento a non superare i limiti o i confini del mio ruolo, non compete a me governare, posso essere al massimo offrire un riferimento, formulare dei suggerimenti”.
La critica all’accordo di Dublino
L’Europa è bloccata. Le nazioni litigano tra loro. Le elezioni di giugno non fanno che aggravare la nevrosi sull’immigrazione. Lampedusa scoppia e nessuno li vuole più quei migranti. L’Italia va aiutata, è il pensiero di Mattarella. Ma chi si nasconde dietro l’accordo di Dublino si fa schermo con l’ipocrisia. “Basarsi in questo mondo sull’accordo di Dublino, come fanno alcuni Paesi, è come fare un salto nel Pleistocene, o come pensare di collegare l’Europa con le carrozze a cavallo. Un’altra era geologica, una cosa fuori dalla realtà”, dice sorridendo, ma è amara ironia.
Dublino è figlio di un mondo morto e sepolto. Come uscirne allora, mentre la Francia blinda il varco di Ventimiglia, la Germania è stufa di vedersi arrivare migranti non registrati, i Paesi di Visegrad fanno muro, a Bruxelles i veti incrociati bloccano l’accordo sul pacchetto emigrazione? Che fare per superare lo stallo? Come uscirne? Mattarella ha un attimo di esitazione: “Serve una soluzione in cui nessuno Paese ha la soluzione in tasca, ma prova a cercarla insieme”. Anche qui l’invito interno ed esterno. L’Italia dovrebbe cercare di essere parte attiva del negoziato. E’ sprone e critica.
I dieci punti di von del Leyen sono una partenza
I dieci punti indicati dalla presidente von der Leyen a Lampedusa “sono interessanti”. Ma sono una base di partenza. “Il problema esiste, e non si risolve ignorandolo, lasciando spazi ai crudeli trafficanti. Vanno intensificati i programmi nei vari Paesi di origine. Ma non va dimenticato che partono da fame, miseria, difficoltà, guerre, persecuzioni, terrorismo”. E da un ambiente guastato. Un clima pazzo. Ieri in Sicilia c’erano 35 gradi. E Mattarella era partito da Siracusa di mattino, sorvolando in elicottero le zone arse dagli incendi estivi. Ogni emergenza ha il taglio dell’epocale ormai. E nessuno si salva da solo. Rasheed Bello gli racconta di come sostiene il suo Senegal. “Con un brand della moda sociale. Bello e buono si chiama, ha sede in un bene confiscato alla mafia”. Poi dona al presidente della Repubblica e alla figlia Laura una borsa.