Gelo di Meloni su Berlino e Salvini punge la premier: inutile il dialogo con l’Ue
di Emanuele LauriaROMA — Stavolta la linea è quella dell’understatement. Giorgia Meloni rimane in silenzio e si limita a manifestare “stupore” per la decisione della Germania di finanziare le Ong che si occupano di migranti. A ora di pranzo, quando il portavoce del governo tedesco conferma la notizia, la premier è in viaggio fra Rimini e Genova ma non rinuncia a far filtrare il sentimento di sorpresa e l’intenzione di chiedere chiarimenti al governo di Berlino. In realtà, il chiarimento è immediato: esponenti istituzionali di Fdi sentono in via riservata l’ambasciatore tedesco a Roma, Hans-Dieter Lucas, che spiega che i fondi per le Ong fanno parte di un programma di sostegno finanziario istituito dal Bundestag. Nulla di straordinario, è più o meno il senso della spiegazione. Ma non basta a superare l’irritazione che circola dalle parti di Palazzo Chigi, la sensazione che l’Italia sia sempre più sola nell’affrontare la questione migranti.
Congelata la solidarietà
Anche perché, nel frattempo, la ministr…
ROMA — Stavolta la linea è quella dell’understatement. Giorgia Meloni rimane in silenzio e si limita a manifestare “stupore” per la decisione della Germania di finanziare le Ong che si occupano di migranti. A ora di pranzo, quando il portavoce del governo tedesco conferma la notizia, la premier è in viaggio fra Rimini e Genova ma non rinuncia a far filtrare il sentimento di sorpresa e l’intenzione di chiedere chiarimenti al governo di Berlino. In realtà, il chiarimento è immediato: esponenti istituzionali di Fdi sentono in via riservata l’ambasciatore tedesco a Roma, Hans-Dieter Lucas, che spiega che i fondi per le Ong fanno parte di un programma di sostegno finanziario istituito dal Bundestag. Nulla di straordinario, è più o meno il senso della spiegazione. Ma non basta a superare l’irritazione che circola dalle parti di Palazzo Chigi, la sensazione che l’Italia sia sempre più sola nell’affrontare la questione migranti.
Congelata la solidarietà
Anche perché, nel frattempo, la ministra tedesca dell’Interno, Nancy Freaser, conferma il congelamento del meccanismo di solidarietà, dice che «l’Italia non sta rispettando le riammissioni del sistema di Dublino. E finché non lo farà — dice Freaser — nemmeno noi accoglieremo altri rifugiati». Dichiarazione che sorprende Meloni e i suoi collaboratori, perché solo due giorni fa il capo dello Stato Sergio Mattarella, nella sua visita in Sicilia accanto al presidente della Repubblica federale di Germania Frank-Walter Steinmeier, aveva definito superato l’accordo di Dublino: «Basarsi in questo mondo sull’accordo di Dublino, come fanno alcuni Paesi, è come fare un salto nel Pleistocene, o come pensare di collegare l’Europa con le carrozze a cavallo: un’altra era geologica, una cosa fuori dalla realtà».
I finanziamenti alle Ong
Il Quirinale non fa filtrare alcuna reazione ma si fa notare che la questione non riguarda le presidenze dei due Paesi ma i governi. Che rimangono distanti, anzi si allontanano sempre più in materia di immigrazione. D’altronde, Meloni non può non notare che i finanziamenti alle Ong vengono ufficializzati dopo il suo intervento all’assemblea generale dell’Onu: la premier aveva chiesto che l’Italia non diventi il «campo profughi d’Europa». «Le notizie che arrivano da Berlino sembrano una risposta negativa a quest’appello», commenta un esponente di Fdi. C’è di più: in ambienti di governo si diffonde il sospetto che da parte dell’esecutivo tedesco sia giunta una ritorsione rispetto all’accordo fra Italia e Tunisia, sul contestato memorandum che proprio ieri ha ricevuto il via libera dall’Unione europea, con 42 milioni di euro destinati al Paese africano guidato dal presidente Saied, con l’obiettivo di limitare le partenze verso l’Europa.
Il gelo con Berlino
Se il gelo, con Berlino, è confermato dalle parole del titolare del Viminale Matteo Piantedosi («Suggerirei alla Germania di proiettare la sua generosità sul territorio nazionale»), di certo Meloni da oggi ha un problema in più. Non solo sul piano internazionale ma anche interno. Matteo Salvini è sempre meno convinto di sostenere la via del dialogo contro il boom degli sbarchi. Anzi, ha cominciato un pressing tutt’altro che discreto su Palazzo Chigi per intensificare la linea dura. Cogliendo al volo l’occasione per rilanciare la campagna contro le Ong, un vecchio cavallo di battaglia leghista. Di lì una batteria di comunicati da parte di esponenti del Carroccio. Fino alla nota congiunta dei capigruppo alla Camera e al Senato, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo, che additano senza mezzi termini «i Paesi europei che invece di contrastare partenze e morti in mare finanziano Ong per far partire immigrati e portarli in Italia. Salvini aveva ragione quindi quando ha parlato di una regia dietro questa invasione». Il deputato Stefano Candiani, ex sottosegretario all’Interno, dice che «è la Germania a disgregare l’Europa, non Orban o Morawiecki». Una veemenza tale, nelle dichiarazioni leghiste, da rimarcare di nuovo il differente approccio al problema dentro il governo. La partita è ogni giorno più accesa.
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