Papa Francesco: “All’Europa servono i migranti. Non possiamo rimandarli indietro come nel ping pong”
dal nostro inviato Iacopo ScaramuzziA bordo dell’aereo papale – “Non possiamo rimandare indietro i migranti come se fosse il ping pong”: sul volo di ritorno da Marsiglia a Roma, papa Francesco torna sugli argomenti della sua visita di due giorni nella città francese, dove ha incontrato il presidente Emmanuel Macron: con il quale, precisa, oggi non ha parlato di eutanasia, ma gliene aveva parlato nel precedente incontro in Vaticano: “Con la vita non si scherza”.
Rispetto al suo viaggio a Lampedusa dieci anni fa, spiega, oggi c’è la consapevolezza che quello dell’immigrazione è un problema difficile “come una patata bollente”. E se ci sono paesi, come l’Italia, dove gli sbarchi sono maggiori che altrove, è anche vero che ci sono zone del paese ormai disabitate che potrebbero essere ripopolate dai migranti: “L’Europa ha bisogno di migranti”, afferma Bergoglio. Quanto alla missione del cardinale Matteo Zuppi, “sta andando bene”. L’Ucraina è “martire”, anche ora che la Polonia le nega aiuti militari, ha detto…
A bordo dell’aereo papale – “Non possiamo rimandare indietro i migranti come se fosse il ping pong”: sul volo di ritorno da Marsiglia a Roma, papa Francesco torna sugli argomenti della sua visita di due giorni nella città francese, dove ha incontrato il presidente Emmanuel Macron: con il quale, precisa, oggi non ha parlato di eutanasia, ma gliene aveva parlato nel precedente incontro in Vaticano: “Con la vita non si scherza”.
Rispetto al suo viaggio a Lampedusa dieci anni fa, spiega, oggi c’è la consapevolezza che quello dell’immigrazione è un problema difficile “come una patata bollente”. E se ci sono paesi, come l’Italia, dove gli sbarchi sono maggiori che altrove, è anche vero che ci sono zone del paese ormai disabitate che potrebbero essere ripopolate dai migranti: “L’Europa ha bisogno di migranti”, afferma Bergoglio. Quanto alla missione del cardinale Matteo Zuppi, “sta andando bene”. L’Ucraina è “martire”, anche ora che la Polonia le nega aiuti militari, ha detto il Papa, ripetendo però che questa guerra è motivata anche dal “commercio delle armi”.
Lei ha iniziato il suo pontificato a Lampedusa denunciando l’indifferenza, dieci anni dopo chiede all’Europa di essere solidale: sono dieci anni che ripete lo stesso messaggio, vuol dire che lei ha fallito?
“Io dirò di no, dirò che la crescita è andata lentamente. Oggi c’è coscienza del problema migratorio diventato come una patata bollente, che non si sa come prendere. Angela Merkel ha detto una volta che si risolve andando in Africa, alzando il livello di vita dei popoli africani: ma ci sono stati casi brutti, molto brutti, in cui i migranti come in un ping pong sono stati rimandati indietro. Si sa che tante volte finiscono nei lager, finiscono peggio di prima. Ho seguito la vita di un ragazzo, Mahmud, che cercava di uscirne e alla fine si è impiccato, non ce l’ha fatta perché non tollerava questa tortura. La gente che arriva è stata venduta: tolgono loro i soldi, poi li costringono a chiamare la famiglia per farsi dare più soldi: fanno una vita terribile. Ho sentito di una persona che al momento dell’imbarco ha visto quella nave così semplice, senza sicurezza, e non voleva imbarcarsi: pum pum, finita la storia, è il regno del terrore. Sono schiavi e noi non possiamo, senza vedere le cose, rimandarli indietro come un ping pong. Per questo torno a dire il principio: i migranti vanno accolti, accompagnati, promossi e integrati: se tu non puoi integrare nel tuo paese accompagnalo e integralo nel suo paese, ma non lasciarlo nelle mani di questi crudeli trafficanti di persone. Il tema è questo: noi li mandiamo indietro e cadono nelle mani di questi disgraziati che fanno tanto male, li vendono, li sfruttano. Ci sono alcuni gruppi di persone (ong, ndr.) che si dedicano a salvare gente nel mare: io ho invitato al sinodo uno di loro, uno che è il capo di Mediterranea Saving Humans (Luca Casarini, ndr.), e loro ti raccontano storie terribili. Ci fa bene prendere in mano questi problemi, ci renderà più umani e pertanto anche più divini. Vorrei che fosse come un grido: stiamo attenti, facciamo qualcosa. Ma dal primo viaggio che ho fatto, a Lampedusa, le cose sono migliorate, c’è più coscienza oggi: non perché io ho parlato, ma perché la gente si è accorta del problemi, ne parlano tanti. Volevo poi dire che sono cinque i paesi che soffrono per i migranti (Italia, Spagna, Malta, Cipro e Grecia, ndr.), ma in alcuni di questi paesi ci sono paesi vuoti: penso a un caso concreto che conosco, c’è un paese dove abitano meno di venti anziani: per favore che questi paesi facciano uno sforzo per integrare: abbiamo bisogno di manodopera, l’Europa ha bisogno di migrazioni ben condotte, che sono la ricchezza”.
Stamattina ha incontrato Emmanuel Macron dopo aver espresso il suo disaccordo sull’eutanasia: il governo francese si sta preparando ad una controversa legge sul fine vita: cosa ha detto al presidente francese? Pensa di potergli far cambiare idea?
“Oggi non abbiamo parlato di questo tema ma nell’altra visita, quando lui è venuto in Vaticano, gli ho detto il mio parere, chiaro: con la vita non si gioca, né all’inizio né alla fine. E non è il mio parere, è custodire la vita. Ho letto un libro di fantascienza degli anni trenta che prevedeva la morte dolce, la selezione prima della nascita… Oggi stiamo attenti con le colonizzazioni ideologiche che rovinano la vita umana. Oggi si cancella la vita dei nonni, per esempio, quando la ricchezza umana va nel dialogo tra nipoti e nonni: con la vita non si gioca. Non dico che è una cosa di fede, è una cosa umana. La brutta compassione: oggi la scienza è arrivata a rendere meno dolorosa qualche malattia e l’accompagna con tante medicine: ma con la vita non si gioca”.
Fino all’ultimo ha parlato dell’Ucraina, il cardinale Zuppi è da poco tornato da Pechino: ci sono progressi in questa missione, almeno a livello umanitario, sulla restituzione dei bambini ucraini? Come vive il fatto che questa missione finora non riesce a strappare un risultato: sente frustrazione?
“Qualche frustrazione si sente, perché la segreteria di Stato sta facendo di tutto, anche la missione di Zuppi è arrivata lì: qualcosa sui bambini sta andando bene. Ma mi viene in mente che questa guerra è anche un po’ interessata: al di là del problema russo-ucraino c’è il commercio delle armi. Oggi gli investimenti più convenienti sono le fabbriche di armi, cioè le fabbriche di morte. Il popolo ucraino è un popolo martire, e non è la prima volta: al tempo di Stalin ha sofferto tanto. Ma noi non dobbiamo giocare col martirio di questo popolo, dobbiam aiutare a risolvere le cose. Di fronte alle guerre bisogna fare il possibile: non per farsi illusioni, non pensare che domani i due leader vanno a mangiare insieme, ma arrivare fino al possibile: dove arriveremo, in modo umile ma fare il possibile. Adesso ho visto che qualche paese si tira indietro (la Polonia, ndr.), non dà le armi: inizia un processo dove il martire sarà l’Ucraina e questa è una cosa brutta”. Un ragionamento, quest’ultimo, “per paradosso”, ha subito precisato il portavoce vaticano, Matteo Bruni, interpellato sull’aereo dai giornalisti: “Ti do tante armi, poi te le tolgo, e chi rimane martire è l’Ucraina”.