Giorgia Meloni, il linguaggio del corpo di una mamma al comando
di Marco BelpolitiIl corpo è un gesto e nell’epoca delle immagini — fotografiche, televisive, social media — la politica si fa prima di tutto coi corpi. Giorgia Meloni lo sa. Come chi l’ha preceduta, Silvio Berlusconi, usa il proprio corpo con questo scopo. Piccola ma non esile, occhi azzurri, bionda (in realtà è bruna), viso rotondo, capelli a caschetto tagliati in modo scalare, Giorgia trasmette un’aria di presidio e di controllo che gli altri politici non hanno.
Il suo dress code è ben studiato: camicia morbida e pantaloni. A volte il due pezzi in dévoré bianco, che fa un po’ sposa e le dona una certa femminilità con cui prova ad ammorbidire lo stile di comandante in capo che ha sottratto al Capitano Salvini, ora semplice graduato.
La signora della porta accanto
Giorgia è la signora della porta accanto, tuttavia se ne distingue per qualcosa che riesce a mescolare al tratto autoritario: la figura della Grande Madre. Lei materna? In parte sì, e non solo perché madre biologica — esibisce la figli…
Il corpo è un gesto e nell’epoca delle immagini — fotografiche, televisive, social media — la politica si fa prima di tutto coi corpi. Giorgia Meloni lo sa. Come chi l’ha preceduta, Silvio Berlusconi, usa il proprio corpo con questo scopo. Piccola ma non esile, occhi azzurri, bionda (in realtà è bruna), viso rotondo, capelli a caschetto tagliati in modo scalare, Giorgia trasmette un’aria di presidio e di controllo che gli altri politici non hanno.
Il suo dress code è ben studiato: camicia morbida e pantaloni. A volte il due pezzi in dévoré bianco, che fa un po’ sposa e le dona una certa femminilità con cui prova ad ammorbidire lo stile di comandante in capo che ha sottratto al Capitano Salvini, ora semplice graduato.
La signora della porta accanto
Giorgia è la signora della porta accanto, tuttavia se ne distingue per qualcosa che riesce a mescolare al tratto autoritario: la figura della Grande Madre. Lei materna? In parte sì, e non solo perché madre biologica — esibisce la figlia come un trofeo di femminilità raggiunta — ma perché introduce l’aspetto protettivo, di custodia, che è propria della Grande Madre mediterranea, come l’ha descritta lo psicoanalista junghiano Ernst Bernhard.
Il portamento rimarchevole
Questa figura psichica non è strettamente vincolata alla figura di madre concreta, per quanto le lacrime, la commozione, il cuore mescolato alla fierezza e alla durezza anche aggressiva, conferiscono a Giorgia un portamento rimarchevole che non possiede nessuna altra figura femminile della politica italiana. La Grande Madre è un archetipo che ci portiamo dietro da migliaia d’anni, elemento pagano, persino preromano, che è sopravvissuto a tutti i cambi di civiltà e di religione. Del resto il cristianesimo l’ha identificato con Maria, la madre di Gesù. Questa miscela di veemenza nelle parole e nei gesti — enfatici e insieme molto quotidiani — e di figura materna — essere prima donna Presidente del Consiglio è per lei un motivo di vanto — è un mix davvero nuovo.
L’insicurezza
L’orgoglio — la stima eccessiva di sé, l’esagerato sentimento della propria dignità, dei propri meriti — la rendono un modello sia per il pubblico femminile che per quello maschile. Tuttavia Giorgia tradisce una timidezza e una forma di insicurezza che la porta ad evitare i confronti diretti con chi si trova in una posizione di prestigio o potere superiore al suo — capi di stato stranieri e Ue. Accadrà il miracolo della trasformazione da Cenerentola missina a statista? La sola volontà d’imporsi con le buone o le cattive non possono fare di lei un grande presidente. Come lei stessa sa, ci vuole ben altro.