Un anno di governo, le mani sulla scuola nuova fabbrica di consenso
di Corrado ZuninoIn una stagione in cui i ragazzi, semplicemente, hanno scarsa memoria, l’ordinario di Diritto romano Giuseppe Valditara ha deciso — diventato ministro dell’Istruzione — di usare tutto quello che aveva a disposizione per farli crescere in un’Italia che non ricordasse più il ‘68. I suoi postumi, li chiama: la negazione dell’autorità, il sei politico. «Dobbiamo riportare nella società alcuni valori per evitare che il nostro Paese vada allo sfascio», ama dire dal palco preferito, la scuola di formazione politica della Lega. Sta usando allo scopo, ovviamente, i Consigli dei ministri, ma anche l’esame di Maturità, con un’offerta di temi storici che richiamano la nazione sovrana amata dal suo esecutivo. Persino la dicitura del ministero che guida serve a far politica: ora è del Merito, oltreché dell’Istruzione. Un «merito scritto nella Costituzione», intendiamoci.
Giuseppe Valditara, già editorialista di Libero e ora consigliere politico di Matteo Salvini, ha una fissa per la decomunis…
In una stagione in cui i ragazzi, semplicemente, hanno scarsa memoria, l’ordinario di Diritto romano Giuseppe Valditara ha deciso — diventato ministro dell’Istruzione — di usare tutto quello che aveva a disposizione per farli crescere in un’Italia che non ricordasse più il ‘68. I suoi postumi, li chiama: la negazione dell’autorità, il sei politico. «Dobbiamo riportare nella società alcuni valori per evitare che il nostro Paese vada allo sfascio», ama dire dal palco preferito, la scuola di formazione politica della Lega. Sta usando allo scopo, ovviamente, i Consigli dei ministri, ma anche l’esame di Maturità, con un’offerta di temi storici che richiamano la nazione sovrana amata dal suo esecutivo. Persino la dicitura del ministero che guida serve a far politica: ora è del Merito, oltreché dell’Istruzione. Un «merito scritto nella Costituzione», intendiamoci.
Giuseppe Valditara, già editorialista di Libero e ora consigliere politico di Matteo Salvini, ha una fissa per la decomunistizzazione della Resistenza. Dietro l’alibi di un padre attivo nella Brigata Garibaldi per 43 giorni, a partire dal 25 aprile 1945, sul tema il ministro non mostra inibizioni. L‘ultimo atto: non ha rinnovato il protocollo triennale per le lezioni in classe tenute dall’Associazione nazionale partigiani d’Italia. «La Resistenza non è monopolio dell’Anpi, non l’hanno fatta solo i comunisti, ma anche i cattolici, i liberali, gli azionisti e perfino i monarchici». Già, i monarchici.
L’ossessione dello studio delle foibe
Sono sempre stato antifascista e anticomunista, ha raccontato di sé. Nella prima Repubblica è stato repubblicano e socialista. Nella seconda, finiano, berlusconiano e quindi intellettuale della Lega. Nel 2008 Valditara è stato relatore della riforma della scuola più regressista del dopoguerra, la Gelmini, e ora, promosso per meriti, chiede agli uffici decentrati di tenere sempre attivi la scuola delle foibe e lo studio della storia del confine orientale, ossessione della destra italiana. Lo scorso luglio a Gardone Riviera, nel cui territorio si alloca il Vittoriale dimora di Gabriele D’Annunzio, sotto l’egida ministeriale si è sviluppato il dibattito sull’irredentismo: “Dalla violenza all’esodo, la bestia con tre teste”, era il seminario clou.
E in Parlamento avanza il Liceo Made in Italy
In questo primo anno di governo, il ministro dell’Istruzione ha osservato il Parlamento far avanzare un sovranista Liceo del Made in Italy e si è tenuto lontano dai temi della sessualità e del genere, lì picchiano gli alleati di Fratelli d’Italia. Sul comunismo, invece, è stato un martello: il 9 novembre, anniversario della caduta del Muro di Berlino, ha recapitato una lettera agli studenti in cui ricordava il male di quell’esperienza storica. Lo stesso giorno, aveva dimenticato, era la ricorrenza contro il fascismo e l’antisemitismo. Glielo ha ricordato l’Anpi e il ministro, piccato: «C’è chi è amico di Israele e chi di Hamas, io di Israele».
Alla fine di una giornata di bassa partecipazione allo sciopero dei sindacati della scuola, Valditara prese il flop al balzo per sancire: «Le classi non sono più un luogo di lotta politica». E’ convinto che l’istruzione, in questa stagione in cui i ragazzi, semplicemente, non ascoltano gli adulti, tornerà ordine, disciplina e voto in condotta.