Cronaca

Trieste, bendato con mani e piedi legati: il giallo del cadavere appeso al viadotto

Il gazebo sulla Gtv di Trieste allestito per il medico legale

Il gazebo sulla Gtv di Trieste allestito per il medico legale

 

Vittima uno straniero di cinquant’anni. I carabinieri escludono segni di torture, c’è anche la pista del suicidio

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TRIESTE — Il particolare più inquietante è quel segno circolare in cima alla testa, lungo l’intera calotta cranica, che nessuno sa ancora spiegare. Un’ustione provocata da un oggetto rovente? E poi, a pochi centimetri, un taglio in diagonale, come da trauma. «Lo devono aver preso a bastonate in testa, poi lo hanno appeso così…», commenta un investigatore dopo aver visto il cadavere, prima che lo issino sulla carreggiata per l’ispezione del medico legale. Ci sarà tempo e modo per capire se quell’uomo, uno straniero di mezza età, trovato ieri mattina impiccato sul parapetto di protezione dietro al guardrail della superstrada che collega il centro di Trieste alla periferia, è stato torturato e ucciso. Perché la Procura, in attesa dell’autopsia, per ora «lascia aperte tutte le ipotesi», come si dice in questi casi. Anche quella di un suicidio. Un suicidio con modalità, però, che ricordano più quelle di un uomo ammazzato barbaramente. Le mani e i piedi erano legati. Gli occhi bendati.

Torturato, legato, impiccato a un corda e lasciato appeso sulla Gvt di Trieste

Un uomo, dunque. Ma chi? Ieri, fino a sera, non era nemmeno chiara l’identità. Nel tardo pomeriggio si era fatta strada una quasi certezza: che quella persona fosse un senzatetto di origine iraniana, tra i cinquanta e i sessant’anni. In tasca aveva fogli scritti un po’ in italiano e un po’ nella sua lingua. Ma senza nome, pare.

La macabra scoperta della salma appesa al guardrail si deve a una squadra dell’Anas incaricata di compiere alcuni lavori di manutenzione. Gli operai, attorno alle otto, sono andati a sistemare la segnaletica e hanno notato alcuni lacci avvolti sull’inferriata. Cinture che servivano ad assicurare sul tubolare la corda che legava il collo dell’uomo. Guardando sotto, gli addetti si sono accorti di un corpo che penzolava sulla scapata, in un punto coperto — ma non del tutto, quindi visibile — da vegetazione e cavi elettrici.

Vigili del Fuoco sulla Grande Viabilità (foto di Andrea Lasorte)

Vigili del Fuoco sulla Grande Viabilità (foto di Andrea Lasorte)

 

Sul caso indaga il pm Maddalena Chergia che coordina l’attività dei Carabinieri. La salma è stata analizzata dal medico legale direttamente sul posto in un gazebo della Protezione civile allestito in mezzo alla carreggiata, chiusa per ore al traffico, in modo da non compromettere indizi con il trasporto in ospedale.

Occhi bendati, mani e piedi legati e ferite alla testa, dunque. Cosa raccontano? L’uomo è stato pestato, assassinato e appeso al collo su una superstrada di periferia? Quindi per essere trovato, visto, esibito? Ma da chi e perché? L’idea che possa trattarsi di un regolamento di conti, con un messaggio intimidatorio rivolto a qualcuno, si è fatta largo fin da subito tra gli investigatori. Ma la Procura ufficialmente resta cauta. «Tutte le piste sono aperte», ribadisce il procuratore Antonio De Nicolo. «Al momento non è possibile dire se si tratta di un omicidio oppure se questa persona si è tolta la vita da sola. Dobbiamo mettere insieme i pezzi del puzzle per capire cosa è accaduto. Se si scoprirà che è un omicidio, dovremo interrogarci sul motivo per il quale gli assassini hanno voluto esibire il corpo».

Il punto del ritrovamento lungo il raccordo autostradale (foto Andrea Lasorte)

Il punto del ritrovamento lungo il raccordo autostradale (foto Andrea Lasorte)

 

Gli abiti che indossava la vittima, tutto sommato in ordine e difficilmente associabili all’idea che generalmente si ha di un clochard, non dicono molto: scarpe nere, pantaloni chiari e camicia kaki aperta con sotto una maglietta nera con scritto in bianco “Live to ride”. La barba appariva curata. Il fatto è che gli stessi elementi che fanno pensare a un omicidio, stando agli investigatori, potrebbero spiegare anche il suicidio. L’uomo potrebbe aver deciso di legarsi i piedi — è stato utilizzato del nastro — per non cedere all’istinto di autoconservazione che avrebbe potuto portarlo a cercare, dimenandosi, un appiglio per salvarsi. Nei pressi del guardrail sono stati trovati pezzi di nastro. Le mani: chi ha visto il cadavere sostiene che erano sì legate, ma non bloccate. Lo spazio di movimento sarebbe stato dunque impedito per cercare appigli, ma sufficiente per infilarsi la corda al collo. Ma gli occhi bendati? Intanto i Carabinieri hanno smentito «la presenza di evidenti segni di tortura». E gli accertamenti del medico legale «non hanno al momento fatto emergere elementi che indirizzino le indagini in un’unica direzione, lasciando aperte tutte le ipotesi».

Trieste, già alle prese con il caso Resinovich, ancora sospeso tra il suicidio e l’omicidio, è scioccata per la vicenda. Ma stavolta, a differenza del giallo di Lilly, ci sono le telecamere installate un po’ dappertutto sulla superstrada.

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