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Esselunga, lo spot: se bastasse una pesca. La piccola Emma e le proiezioni dei genitori separati

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La prima, immediata reazione: ma così sembra che è colpa della madre se i suoi si sono separati. E potrebbe anche essere una forma di colpevolizzazione, di vittimizzazione secondaria, perché chi dice che quella coppia non si sia sfasciata per colpe del padre? Ma è stata, appunto, solo la prima reazione. Perché per fortuna i social servono anche a riflettere (giuro): e se c’è un argomento che oggi non avrei potuto non vedere scorrendo qualsiasi social è quello dello spot Esselunga.

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La pesca. Emma, la bambina figlia di genitori separati che la compra al supermercato con la mamma e la porta al papà che va a prenderla dicendo che è un regalo della mamma, ché al papà le pesche piacciono tanto, e insieme si allontanano in auto mentre il padre guarda nello specchietto retrovisore la sua ex casa, e alla finestra c’è proprio l’ex moglie ignara di quella bugia della bambina.

E così tra le centomila battute anche gustose - Luca Bizzarri: “Comunque g…

La prima, immediata reazione: ma così sembra che è colpa della madre se i suoi si sono separati. E potrebbe anche essere una forma di colpevolizzazione, di vittimizzazione secondaria, perché chi dice che quella coppia non si sia sfasciata per colpe del padre? Ma è stata, appunto, solo la prima reazione. Perché per fortuna i social servono anche a riflettere (giuro): e se c’è un argomento che oggi non avrei potuto non vedere scorrendo qualsiasi social è quello dello spot Esselunga.

Guarda il video dello spot

La pesca. Emma, la bambina figlia di genitori separati che la compra al supermercato con la mamma e la porta al papà che va a prenderla dicendo che è un regalo della mamma, ché al papà le pesche piacciono tanto, e insieme si allontanano in auto mentre il padre guarda nello specchietto retrovisore la sua ex casa, e alla finestra c’è proprio l’ex moglie ignara di quella bugia della bambina.

E così tra le centomila battute anche gustose - Luca Bizzarri: “Comunque grazie per la pesca”. “Non l’ho comprata io”. “Lo sapevo, ma vaffanculo”. “Vaffanculo tu”. Finisce così. E un altro: “In Sicilia i figli di genitori separati invece della pesca prendono una cassatella al bar perché qui Esselunga non c’è” – ho letto tanti post di genitori.

Che non per forza si sono commossi, ma si sono rivisti, questo sì, in quella dinamica. Scrive Manuelita Maggio, partendo dal claim dello spot, "Non c'è una spesa che non sia importante": “è questo il concetto giusto e sacrosanto che esprime l'Esselunga nel primo di una serie di minifilm. Dopo di che fate pure i duri e puri, ma una come me che ha vissuto due separazioni con figli piccoli, sa perfettamente che cose come "la storia di Emma" succedono. Non è un inno alla famiglia felice, proprio per niente, è un descrivere situazioni che accadono. Se fare quelli avanti e progressisti significa mettersi il prosciutto sugli occhi e dire che non è così, fate vobis. Poi se sono anche gli stessi che fanno gli auguri ai figli per il primo giorno di scuola sui social è ancora peggio. (aggiungo la frase di rito: la sinistra, se va avanti così non va da nessuna parte)”.

La storia di Emma, che vuol dire guardare i grandi con gli occhi della bambina. Non della mamma, è vero: ma in una separazione tutti gli attori sono protagonisti. E fingere che per un bambino che ha genitori che si lasciano sia tutto uguale, che non guardi con invidia alle famiglie per strada, vuol dire raccontarsela. Ma perché Emma non dovrebbe sperarci? Sì certo, ci sono le separazioni che arrivano dopo storie di abusi e violenze e lì magari sono i bambini a vedere come una grazia che i genitori non stiano più assieme e altro che pesche per provare a ricucire, ma per tutte le altre storie? Quelle in cui ci si lascia perché ci si lascia?

Massimo Chierici risponde (su quello che era Twitter) a quello spot con un altro di Ikea, in cui un bambino prepara nella sua stanza la borsa per andare a stare dal padre nell’alternanza tra genitori separati, porta con sé dei pennarelli, fa il viaggio in macchina con il padre in silenzio fino a quando arriva nella casa in periferia – arredata ovviamente con mobili Ikea – e trova la scanalatura giusta nella scrivania dove mettere i suoi pennarelli. E’ più reale della bambina che tenta con la pesca di far riappacificare i genitori? Forse. Colpevolizza meno i genitori separati per quella doppia casa, doppia stanza, doppio tutto che lui, il bambino, non ha voluto? No.

E per chiudere: melassa, spot contro il divorzio, elogio della famiglia tradizionale (?), ecco la solita rappresentazione della famiglia di bellissimi, l’atmosfera patinata che comunque rimanda al Mulino Bianco. E poi, chissà: forse Emma non è che proprio voglia far tornare assieme i genitori. Magari vuole solo con quella bugia allentare tensioni e far tornare i grandi a parlarsi.

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