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La Garante del minori sul dl migranti: “Così consegniamo i ragazzi nelle mani della criminalità”

Garlatti sui baby immigrati: “È una scelta sbagliata: nel dubbio potrà essere violato il divieto di respingimento”
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“Non si può derogare dalla presunzione di minore età, è impensabile che un ragazzo che arrivi in Italia dopo quel tipo di viaggio possa dimostrare quanti anni ha o ottenere i documenti dal Paese da cui fugge. E non nascondo la mia fortissima preoccupazione che, nel dubbio, possa essere violato il divieto di respingimento”.

A Carla Garlatti, garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, la stretta per i minori migranti che il governo si appresta a varare non va giù. Lo dirà oggi al Parlamento nella sua relazione.

Il nuovo decreto migranti azzera molte garanzie, prevede anche che a 16 anni possano essere ospitati nei centri con gli adulti in assenza di posti dedicati.

«Non mi pare opportuno collocare un minorenne, anche se per un tempo limitato, in strutture per maggiorenni. La previsione di aree dedicate ai minori non esclude infatti il rischio di promiscuità con gli adulti. È necessario utilizzare strutture dedicate esclusivamente ai minorenni anche in fasi di grande afflusso».

Il…

“Non si può derogare dalla presunzione di minore età, è impensabile che un ragazzo che arrivi in Italia dopo quel tipo di viaggio possa dimostrare quanti anni ha o ottenere i documenti dal Paese da cui fugge. E non nascondo la mia fortissima preoccupazione che, nel dubbio, possa essere violato il divieto di respingimento”.

A Carla Garlatti, garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, la stretta per i minori migranti che il governo si appresta a varare non va giù. Lo dirà oggi al Parlamento nella sua relazione.

Il nuovo decreto migranti azzera molte garanzie, prevede anche che a 16 anni possano essere ospitati nei centri con gli adulti in assenza di posti dedicati.

«Non mi pare opportuno collocare un minorenne, anche se per un tempo limitato, in strutture per maggiorenni. La previsione di aree dedicate ai minori non esclude infatti il rischio di promiscuità con gli adulti. È necessario utilizzare strutture dedicate esclusivamente ai minorenni anche in fasi di grande afflusso».

Il governo ritiene che la gran parte dei ragazzi tra i 16 e i 18 anni si dichiarino minori per godere del trattamento loro riservato.

«Sicuramente ci sono anche coloro che si dichiarano minori non essendolo ma non credo che siano la maggioranza. Piuttosto che invertire l’onere della prova bisognerebbe investire in accertamenti medico-scientifici. Di certo, nessuno di loro è in grado di dimostrare l’età con i documenti. In alcuni Paesi come Afghanistan o Pakistan non esiste neanche il registro delle nascite, a tenere il conto degli anni è il maestro a scuola. Sono in tanti a non sapere proprio quando sono nati. E poi vi siete chiesti perché nella fascia 16-18 sono per lo più maschi?».

Ce lo dica lei.

«Perché la stragrande maggioranza delle ragazze, anche se 15enni, arriva con l’ordine di dichiararsi maggiorenne per essere subito immessa nel circuito della prostituzione. Adesso la mia preoccupazione è che se condizioniamo la protezione di ragazzi di 16-17 anni alla capacità di dimostrare la loro minore età, li consegniamo nelle mani delle organizzazioni criminali».

Lei è reduce da un giro in alcuni dei centri Sai dedicati ai minori. Che ragazzi ha incontrato?

«Ho visto dei ragazzi che hanno tanta paura di essere rimandati in Libia, che sognano di essere integrati, di avere un lavoro e potere mandare i soldi alle famiglie. E che hanno tanta nostalgia di casa, chiedono di potere parlare con le mamme. Sono ragazzi che vanno avviati ad un percorso professionale e accompagnati nel momento del passaggio alla maggiore età. Ci sono quelli che delinquono, ma come gli italiani. Sono ragazzi, non dobbiamo averne paura».

E invece, sembra farsi largo un sentimento di paura. Questi provvedimenti contribuiscono ad accrescere questo sentimento?

«È pericolosissimo instillare diffidenza e paura, e questi ragazzi le percepiscono nettamente. Si sentono respinti, in maniera proporzionale al colore della pelle, gli africani più degli albanesi, e non è che questo ci faccia onore».

I Comuni lamentano enormi difficoltà nell’accoglienza dei minori. Lei che interventi propone?

«Innanzitutto un sistema dedicato di prima accoglienza strutturale. Sono 20 anni che inseguiamo l’emergenza. È necessario velocizzare il primo colloquio, non soltanto per dare le informazioni che non hanno, ma soprattutto per capire se vogliono restare qui o se vogliono raggiungere familiari in altri Paesi. E poi integrazione, con il rafforzamento della figura del tutore volontario e con la promozione dell’affido familiare che tanto successo ha avuto con i piccoli ucraini».

Qualcuno obietterà che accogliere in casa un minore ucraino è più facile che un africano.

«Le racconto questa storia. Un ragazzino proveniente da un Paese in cui le donne non sono certo considerate come nella nostra società, mi ha raccontato che ogni volta che saliva su un mezzo pubblico in Italia e vedeva una donna si alzava e le cedeva il posto. Poi si è accorto che lo faceva solo lui e alla fine non l’ha fatto più. Ecco, speriamo che non sia questa l’integrazione a cui aspiriamo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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