Il geofisico Giovanni Macedonio: “Il condotto lavico è tappato dalla roccia. Se ci fosse un’eruzione lo capiremmo prima”
di Elena DusiLa deformazione del suolo ai Campi Flegrei vista dai satelliti Cosmo-SkyMed
È il vulcano che non ti aspetti. Senza rilievi, bagnato dal Golfo di Pozzuoli, abitato pressoché in ogni angolo. Il bradisismo vi ha creato nuove spiagge gradite ai bagnanti. È difficile immaginare che dai Campi Flegrei 39mila anni fa vennero proiettate in aria decine, forse centinaia di chilometri cubi di magma, ceneri e lapilli, poi ritrovati perfino in Russia e Groenlandia.
L’eruzione più potente del Mediterraneo sconvolse il clima contribuendo - c’è chi ipotizza – all’estinzione dei Neanderthal. «Poi la percezione è cambiata» racconta Giovanni Macedonio, geofisico dell’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. «Se parli di Napoli pensi al Vesuvio. Chi abita ai Campi Flegrei però, sottoposto di continuo al bradisismo e agli sciami sismici, ha imparato che sotto ai piedi ha un vulcano che potrebbe diventare pericoloso».
Giovanni Macedonio
Com’è l…
È il vulcano che non ti aspetti. Senza rilievi, bagnato dal Golfo di Pozzuoli, abitato pressoché in ogni angolo. Il bradisismo vi ha creato nuove spiagge gradite ai bagnanti. È difficile immaginare che dai Campi Flegrei 39mila anni fa vennero proiettate in aria decine, forse centinaia di chilometri cubi di magma, ceneri e lapilli, poi ritrovati perfino in Russia e Groenlandia.
L’eruzione più potente del Mediterraneo sconvolse il clima contribuendo - c’è chi ipotizza – all’estinzione dei Neanderthal. «Poi la percezione è cambiata» racconta Giovanni Macedonio, geofisico dell’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. «Se parli di Napoli pensi al Vesuvio. Chi abita ai Campi Flegrei però, sottoposto di continuo al bradisismo e agli sciami sismici, ha imparato che sotto ai piedi ha un vulcano che potrebbe diventare pericoloso».
Giovanni Macedonio
Com’è la situazione oggi?
«Il rischio di eruzione è relativamente basso. L’ultima risale al 1538. Il Vesuvio invece, che ha eruttato nel 1944, resta nella memoria».
Perché oggi questi terremoti?
«Il terreno si sta sollevando e in genere una deformazione del suolo è accompagnata da terremoti. Il sollevamento non è costante, ma sta accelerando: 5-6 anni fa era di 7-8 millimetri al mese, oggi arriviamo a 15 nel Rione Terra di Pozzuoli».
Il sollevamento da cosa deriva?
«E’ l’effetto della presenza del magma in profondità. Come un fuoco sotto alla pentola, il magma fa risalire in superficie gas ad alta temperatura che riscalda le rocce e causa sia il rigonfiamento che le scosse».
Se un’eruzione diventasse imminente, ve ne accorgereste?
«Il monitoraggio dei Campi Flegrei è strettissimo. Con satelliti e gps notiamo anche minime deformazioni del suolo. Misuriamo temperatura e composizione dell’acqua e del gas che fuoriescono dal terreno, e non notiamo alterazioni da una decina di anni. Anche i terremoti, sia pur più frequenti, non hanno le caratteristiche tipiche di un’eruzione imminente. Se lo scenario dovesse cambiare e il vulcano entrasse in crisi, molto probabilmente ce ne accorgeremmo. Campi Flegrei e Vesuvio, a differenza di Etna e Stromboli, hanno il condotto lavico tappato, coperto da strati di roccia. Questo rende meno improvvisa un’eventuale eruzione. Avremmo probabilmente qualche giorno per dare l’allarme».
La solfatara
Come eruttano i Campi Flegrei?
«In modo esplosivo, cioè lanciando in aria gas e ceneri e con colate di lava».
Che potrebbero arrivare in Russia e Groenlandia?
«No, interesserebbero l’area dei Campi Flegrei e parte di Napoli, anche se il vento potrebbe portare le ceneri un po’ più lontano. La supereruzione di 39mila anni fa appartiene a una fase precedente del vulcano. C’è stato un secondo episodio molto violento, 15 mila anni fa, che ha generato il tufo giallo napoletano con cui si costruisce in tutta la Campania. Da allora però l’attività dei Campi Flegrei si è molto ridimensionata, con una settantina di eruzioni non eccezionali, paragonabili a quella del Vesuvio. Oggi l’area interessata dal sollevamento è troppo piccola per poter pensare a un fenomeno di grande portata. L’ultima eruzione, quella del 1538, aveva fatto salire il terreno di 20 metri. Oggi siamo a 1,1 metri negli ultimi 12 anni. Anche la quantità di magma nel sottosuolo è di gran lunga inferiore rispetto a 39mila anni fa».
Perché si è costruito nella caldera dei Campi Flegrei, se il rischio è comunque così alto?
«E’ un’area abitata fin dall’epoca greca. A differenza del Vesuvio, che erutta da un cratere principale, i Campi Flegrei lo hanno fatto ogni volta da una bocca diversa, creando quel paesaggio lunare costellato da crateri che si vede bene dall’alto e dai satelliti. E’ una forma particolare, che tende a non allarmare come fa un vulcano imponente come il Vesuvio».