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Il governatore Bonaccini e gli studenti chiedono di rivedere il numero chiuso a Medicina. I rettori frenano: “Il sistema va bene, la qualità dei medici è alta”

Dopo la scoperta dello scandalo Tolc, s’infiamma il dibattito. Partiti una raccolta di firme e un tour nel Paese per togliere i test d’ingresso
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ROMA – La pentola del numero a chiuso nell’ingresso al Dipartimento di Medicina non smette di bollire. L’ultimo scandalo, la soluzione dei test su Telegram a 20 euro, ha alzato il fuoco e le timide aperture della ministra dell’Università e Ricerca, Anna Maria Bernini, sono diventate materie di dibattito.

Oggi è stato il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, a dire questo a Porta a porta: "Dal servizio sanitario pubblico i medici si stanno spostando al privato e non era mai capitato in Emilia Romagna. Il numero chiuso a Medicina possiamo discutere se farlo o no? Mi dicono che non dobbiamo creare i disoccupati, ma qui il problema è fare gli occupati". 

Raggiunte 38.000 firme contro la selezione

Il prossimo 2 ottobre partirà da Napoli il tour per chiedere l'abolizione del test alla vigilia del primo anno. Lo spinge lo studio legale Leone-Fell & C, che ha denunciato in procura le migliaia di risposte preconfeziona…

ROMA – La pentola del numero a chiuso nell’ingresso al Dipartimento di Medicina non smette di bollire. L’ultimo scandalo, la soluzione dei test su Telegram a 20 euro, ha alzato il fuoco e le timide aperture della ministra dell’Università e Ricerca, Anna Maria Bernini, sono diventate materie di dibattito.

Oggi è stato il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, a dire questo a Porta a porta: "Dal servizio sanitario pubblico i medici si stanno spostando al privato e non era mai capitato in Emilia Romagna. Il numero chiuso a Medicina possiamo discutere se farlo o no? Mi dicono che non dobbiamo creare i disoccupati, ma qui il problema è fare gli occupati". 

Raggiunte 38.000 firme contro la selezione

Il prossimo 2 ottobre partirà da Napoli il tour per chiedere l'abolizione del test alla vigilia del primo anno. Lo spinge lo studio legale Leone-Fell & C, che ha denunciato in procura le migliaia di risposte preconfezionate per il Tolc d’ingresso (Test online Cisia), da commerciare o regalare. Su questa scorta si è costituito un Comitato per l'abolizione del numero chiuso, denominato #iononhoimbrogliato, che, come prima azione, ha pubblicato una petizione alla ministra Bernini che ha superato le 38.000 firme. L’obiettivo è quello di portare l'appello a Roma nella sede del ministero entro fine ottobre.

La posizione degli studenti organizzati è nota: il numero chiuso va superato. Due settimane fa Unione degli Universitari e Rete degli studenti medi hanno organizzato un flash mob in Viale Trastevere e negli atenei. Dicono che sull’università ancora una volta non si investe e che il problema degli spazi e del rapporto studenti-insegnanti può essere superate solo mettendo risorse sul sistema.

Midiri, Magnifico a Palermo: “Limiti dannosi”

In linea con gli studenti, è il rettore dell’Università di Palermo, Massimo Midiri. Sostiene: “Sono assolutamente dannosi e inopportuni tutti i limiti alle possibilità di accesso all'istruzione universitaria, a partire da quelli legati al numero programmato. L'Italia resta tra i Paesi europei con il più basso numero di laureati e la Sicilia è nelle condizioni più critiche. Tutte le università italiane sono costrette a fare ricorso contro le  limitazioni per alcuni corsi di studio particolarmente richiesti, a partire da Medicina, in quanto le norme nazionali o il limitato numero di docenti e di posti aula impediscono di ammettere tutti gli studenti interessati. Questa è una diretta conseguenza dei forti tagli finanziari imposti nello scorso decennio, rispetto ai quali solo negli ultimi anni si è vista un'inversione di tendenza, non ancora sufficiente”.

Crui: “Numero programmato necessario”

Di fronte alla forza dell’ondata abrogativa, la dirigenza universitaria ha alzato una barriera in difensa. Il presidente della Conferenza dei rettori italiani, Salvatore Cuzzocrea, Magnifico in scadenza all’Ateneo di Messina (e non prorogabile), dice: “Le università hanno fatto uno sforzo incredibile per ampliare i numeri di coloro che ogni anno accedono ai corsi di laurea in Medicina così da preservare, in primo luogo, la qualità della formazione di chi domani dovrà occuparsi della salute dei cittadini. In secondo luogo, così garantiscono validità europea ai titoli italiani. Non bisogna dimenticare che un’apertura tarata sulle necessità del sistema sanitario è già in atto: nei prossimi sette anni i posti cresceranno di trentamila unità”. Ancora Cuzzocrea: “Immaginare un accesso generalizzato significa programmare di fatto un drastico crollo dell’indiscussa qualità dei corsi che in Italia formano medici e chirurghi”.

I posti definitivi a Medicina nell'anno accademico in corso sono 19.544 (Ue+extra Ue), con un fabbisogno definito dalla Conferenza Stato-Regioni che si attesta a 18.133. Questo significa che il sistema universitario - lo sottolinea il ministero dell’Università e della Ricerca - ha assicurato un aumento dei posti di 3.668 unità e ha superato di 1.411 posti il fabbisogno.

Anche il presidente della Conferenza permanente delle Facoltà e delle Scuole di Medicina e Chirurgia, Carlo Della Rocca, è contro ogni ipotesi di eliminazione del numero chiuso. "Aprire in maniera indiscriminata i corsi di Laurea magistrale in Medicina e Chirurgia e in Odontoiatria e Protesi dentaria pregiudicherebbe il mantenimento degli standard europei formativi. Significherebbe, quindi, un'immediata dequalificazione delle lauree conseguite, con l'impossibilità della libera circolazione dei nuovi medici italiani nell'ambito della Unione europea. Un aumento del numero di laureati, che non avrebbero la possibilità di proseguire la formazione in ambito specialistico, si tradurrebbe in una veloce saturazione dei possibili sbocchi professionali, creando i presupposti per una disoccupazione crescente della figura del medico".

L’Ordine: “Non toccate questo sistema”

Contrario, infine, il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Filippo Anelli. Dice: “Non è certo attraverso una petizione on line che si può decidere una riforma cruciale e con ricadute sull'intera società come è quella della formazione dei medici. Far saltare, tout court e senza correttivi, il numero programmato significherebbe consentire a tutti di poter accedere a Medicina, senza salvaguardare la qualità della formazione, che oggi il mondo ci invidia".

Quest'anno l'ammissione ai corsi di laurea magistrale a ciclo unico di Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Protesi dentaria nonché Medicina veterinaria è avvenuta in seguito al superamento della prova d'esame Tolc, ripetibile più volte, che ha visto complessivamente la partecipazione di oltre 70 mila iscritti. Una novità questa, legata all'attuazione del decreto dell'ex ministra dell'Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa, e che prevede la partecipazione anche di coloro che sono iscritti all'ultimo o penultimo anno delle scuole superiori italiane o estere.

Il prossimo anno si cambierà ancora, test di Medicina ad aprile e luglio. 

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