Cronaca

Violenza di genere: “I media utilizzino le parole giuste contro i femminicidi”

Violenza di genere: “I media utilizzino le parole giuste contro i femminicidi”

Appello della commissaria Agcom, Elisa Giomi: “Troppo spesso le vittime finiscono sul banco degli imputati”. Sangiuliano: “La cultura è l’antidoto”. Bernini: “Nelle università troppo maschilismo”

2 minuti di lettura

 "I mezzi di comunicazione hanno una funzione centrale per la prevenzione della violenza sulle donne. Possono essere utilizzati per veicolare messaggi d'odio o per costruire un altro genere di relazioni". Lo ha detto la commissaria AgCom, Elisa Giomi, intervenendo in Senato alla presentazione della “Relazione sul femminicidio” organizzato dalla Commissione Bicamerale di inchiesta sulla violenza di genere. In particolare è stata presentata la sezione dell’ampia relazione stilata dalla precedente commissione presieduta da Valeria Valente, relativa a “Linguaggio, educazione scolastica e formazione universitaria per prevenire la violenza di genere”. Perché un dato è ormai certo: la violenza contro le donne è un fatto culturale, nasce dal concetto di sopraffazione del patriarcato. Se non si estirpa questa cultura di dominio degli uomini sulle donne nemmeno le migliori leggi, nemmeno la repressione più dura, fermerà la strage di donne e ragazze.

Per questo al convegno, aperto dalla relazione della senatrice Valeria Valente, ex presidente della commissione e concluso da Martina Semenzato, che oggi guida la bicamerale sulla violenza di genere,  hanno partecipato anche il ministro della Cultura Sangiuliano, la ministra dell’Università Bernini e la sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassineti. 

L’OSSERVATORIO FEMMINICIDI

"'C’è un dato molto importante su cui occorre riflettere - ha spiegato Giomi, che insieme a Marina Calloni della Bicocca ha curato la sezione sui media - la violenza maschile sulle donne è un ingrediente costante di interi comparti dell'industria culturale. Non parliamo solo di cronache dei giornali ma anche di testi e video della musica pop, delle serie TV, della pubblicità. Quindi ci abituiamo a vederla e a sentirla, tanto da esserne ormai circondati e arrivando a darla per scontata. Ma è proprio questa 'normalizzazione' della violenza, che ci impedisce di individuarla e di comprendere quali sono le cause e gli strumenti più efficaci per combatterla".

Quando le parole stesse sono violenza

Giomi ha parlato poi del modo in cui l'informazione si occupa della violenza sulle donne. "Ci sono casi come il revenge porn o l'hate speech in cui la comunicazione diventa essa stessa uno strumento di prevaricazione e di violenza. Ci sono casi, purtroppo molto frequenti, in cui è il modo in cui si parla della violenza sulle donne a essere fuorviante rispetto alla reale responsabilità dell'autore e lesivo per la stessa donna vittima di violenza - ha sottolineato Giomi - La violenza di genere è l'unico reato per cui a finire sul banco degli imputati è la vittima. Si tratta della vittimizzazione secondaria una vera e propria piaga, ancora molto diffusa nei media che rischia di promuovere la violenza sulle donne. Vuol dire attenuazione della responsabilità dell'autore, corresponsabilizzazione della vittima o addirittura la spettacolarizzazione dei singoli casi".

"Tra le raccomandazioni che sentiamo di dover rivolgere alle istituzioni e all'opinione pubblica le più urgenti riguardano principalmente la formazione in tutti i comparti dell'industria mediale e per tutte le categorie professionali e l'introduzione dell'educazione sentimentale e di genere nelle scuole", ha concluso Giomi.

Una questione di cultura

Per il ministro Sangiuliano, “il tema del rispetto nei confronti delle donne e della lotta ai femminicidi è anche un tema culturale, perché l'antidoto più forte nei confronti della violenza sia proprio la cultura, cioè il radicamento di un senso del rispetto e della nostra carta costituzionale”.  Durante il convegno, Sangiuliano ha raccontato di essere rimasto molto presto orfano di padre, "sono stato cresciuto da mia madre, e questo mi ha fatto sviluppare un profondo rispetto verso le donne. La cultura del rispetto deve generarsi molto presto nella famiglia, nella scuola, nelle relazioni interpersonali", ha aggiunto il ministro.

 "Al Mic abbiamo reinsediato la Commissione sulle pari opportunità formata prevalentemente da donne giuriste. Stiamo provando a lavorare sull'ipotesi di non riconoscere più finanziamenti pubblici a quelle aziende che operano nel settore cinematografico o dello spettacolo in cui si verificano casi di molestie ai danni delle donne».

 "Dobbiamo lavorare sulla cultura del rispetto” sottolinea Annamaria Bernini. "Nelle università, negli atenei c'è ancora troppo poca cultura contro la violenza sulle donne ma ci siamo già impegnati" ha detto Bernini ricordando i primi presidi aperti già in alcune università italiane. "Bisogna creare dei codici di comunicazione e di autodisciplina, sono molto felice che la Commissione sia bicamerale e che questo tema sia trattato in maniera laica. Così si ottengono risultati, questo tema è per tutti e tutte. Contate su di me".

I commenti dei lettori