Addio stelle. A illuminare il cielo oggi ci sono i satelliti. L’allarme di 40 scienziati su Nature
di Elena DusiLe scie dei satelliti coprono le stelle. Credit Victoria Girgis/Lowell Observatory
Non ci sono più stelle nelle poesie. Ad attirare i nostri occhi rivolti al cielo oggi c’è BlueWalker 3, un satellite per le telecomunicazioni grazie al quale possiamo parlare al cellulare, ma che è così brillante da superare il 99% delle stelle visibili a occhio nudo.
I suoi 64 metri quadri di antenna riflettono la luce solare come una piccola luna. Il suo tracciato che attraversa rapido la volta celeste rischia di squarciare molte delle fotografie che con pazienza i telescopi mettono insieme nelle notti di lavoro.
BlueWalker 3, lanciato il 10 settembre 2022, è solo il primo satellite di una costellazione progettata dall’azienda di telecomunicazioni americana Ast Space Mobile. Dal 2019 il cielo è già trapuntato da quasi 3mila satelliti di Starlink, la costellazione dell’azienda SpaceX di Elon Musk che consente di usare internet anche in Antartide o in Ucraina, al prezzo però di perdere l’integrità della notte stellata.
La prospettiva di un cielo affollato di luci come una strada citta…
Non ci sono più stelle nelle poesie. Ad attirare i nostri occhi rivolti al cielo oggi c’è BlueWalker 3, un satellite per le telecomunicazioni grazie al quale possiamo parlare al cellulare, ma che è così brillante da superare il 99% delle stelle visibili a occhio nudo.
I suoi 64 metri quadri di antenna riflettono la luce solare come una piccola luna. Il suo tracciato che attraversa rapido la volta celeste rischia di squarciare molte delle fotografie che con pazienza i telescopi mettono insieme nelle notti di lavoro.
BlueWalker 3, lanciato il 10 settembre 2022, è solo il primo satellite di una costellazione progettata dall’azienda di telecomunicazioni americana Ast Space Mobile. Dal 2019 il cielo è già trapuntato da quasi 3mila satelliti di Starlink, la costellazione dell’azienda SpaceX di Elon Musk che consente di usare internet anche in Antartide o in Ucraina, al prezzo però di perdere l’integrità della notte stellata.
La prospettiva di un cielo affollato di luci come una strada cittadina ha spaventato Nature, che oggi pubblica l’allarme di 40 astronomi, fra cui l’italiano Piero Benvenuti, professore emerito all’università di Padova. “BlueWalker 3 è già oggi uno degli oggetti più brillanti del cielo. Il dispiegamento di costellazioni di satelliti simili costringerà i telescopi terrestri a dover cambiare strategia di lavoro” scrivono gli scienziati.
Un’osservazione su tre circa, fra quelle effettuate dai telescopi a campo largo, oggi viene macchiata da almeno una traccia di satellite. Quando BlueWalker 3 – che è solo un prototipo – sarà seguito da decine o forse centinaia di fratelli, buona parte del lavoro degli astronomi sarà da buttare.
Il satellite Blue Walker 3
Il problema non riguarda solo i telescopi terrestri. Perfino lo storico Hubble, il telescopio della Nasa che da decenni ci regala immagini spettacolari e colorate del cosmo, si è ritrovato fra le lenti le sgradite scie di luce artificiale.
Starlink, l’azienda di Elon Musk, si è messa a studiare diverse soluzioni per ridurre la luminosità sei suoi satelliti, come il verniciarli di scuro o coprirli con schermi. La loro brillantezza si è così dimezzata, ma se – come si stima - nei prossimi anni una manciata di aziende private riempirà l’orbita bassa della Terra (fino a mille chilometri dalla superficie) con qualcosa come 40mila satelliti, difficilmente sarà una mano di vernice a risolvere il problema. Una luce celeste su 15 - quando i progetti di un settore ribattezzato “Big Light” saranno completati – proverrà da un satellite anziché da una stella.
Oggi l’occhio umano percepisce in un ambiente buio stelle di magnitudo 6, che scendono a 2 se ci si trova in zone urbane (la magnitudo, unità di misura della brillantezza, è tanto più bassa quanto più un oggetto celeste è luminoso). BlueWalker 3 arriva a 0,4: vicino al massimo.
Difficilmente nei prossimi anni la mappa delle costellazioni ereditata da greci e arabi resterà la stessa. Al posto di Aldebaran o Sirio punteremo il dito verso BlueWalker. Cogliere il tracciato veloce di un satellite ci farà esprimere desideri come fossimo a San Lorenzo.
Per evitare questo, gli scienziati di Nature chiedono che l’impatto di un satellite sulle osservazioni astronomiche sia calcolato già in fase di costruzione. “E che diventi un parametro valutato per la concessione dell’autorizzazione prima del lancio”.