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Mantovani: “Il Nobel alla medicina è un premio per i 20 milioni di vite salvate che mette a tacere i No Vax”

Intervista al direttore scientifico dell’Humanitas di Milano che interviene sul riconoscimento assegnato a Karikó e Weissman
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«Questo Nobel dovrebbe fermare le false accuse contro i vaccini. Nel primo anno di uso hanno salvato dal Covid 20 milioni di vite». Per Alberto Mantovani, direttore scientifico dell’Istituto Humanitas di Rozzano e professore emerito alla Humanitas University, «il premio agli scienziati dell’Rna è un riconoscimento al successo dei vaccini, ma anche un premio alla speranza».

Perché alla speranza?

«Con l’Rna studieremo vaccini terapeutici contro il cancro e combatteremo le malattie dei paesi poveri. Penso alla tubercolosi, per la quale stiamo usando ancora lo stesso vaccino di cento anni fa».

Quando parla di false accuse contro i vaccini pensa ai No Vax?

«Le accuse all’Rna si sono tutte rivelate insensate. A questo punto della storia dovremmo ragionare con responsabilità, guardando ai dati e a quei 20 milioni di vite salvate. Non è vero che il vaccino cambia il nostro Dna, altrimenti ogni virus, anche il raffreddore, dovrebbe farlo. È assurdo parlare di sperimentazione di massa, visto ch…

«Questo Nobel dovrebbe fermare le false accuse contro i vaccini. Nel primo anno di uso hanno salvato dal Covid 20 milioni di vite». Per Alberto Mantovani, direttore scientifico dell’Istituto Humanitas di Rozzano e professore emerito alla Humanitas University, «il premio agli scienziati dell’Rna è un riconoscimento al successo dei vaccini, ma anche un premio alla speranza».

Perché alla speranza?

«Con l’Rna studieremo vaccini terapeutici contro il cancro e combatteremo le malattie dei paesi poveri. Penso alla tubercolosi, per la quale stiamo usando ancora lo stesso vaccino di cento anni fa».

Quando parla di false accuse contro i vaccini pensa ai No Vax?

«Le accuse all’Rna si sono tutte rivelate insensate. A questo punto della storia dovremmo ragionare con responsabilità, guardando ai dati e a quei 20 milioni di vite salvate. Non è vero che il vaccino cambia il nostro Dna, altrimenti ogni virus, anche il raffreddore, dovrebbe farlo. È assurdo parlare di sperimentazione di massa, visto che il vaccino funziona, salva vite e sarebbe stato insano aspettare oltre per accumulare ancora prove. Quando abbiamo avuto un vaccino contro il vaiolo lo abbiamo usato subito, perché accanto a noi avevamo i compagni di scuola e di gioco che restavano mutilati. Eppure con lo zuccherino mandavamo giù un virus vivo. Altro che la sicurezza dell’Rna».

È vero che all’inizio nessuno credeva che l’Rna funzionasse?

«Neanche io, a essere sincero. Era considerata una molecola instabile, difficile da maneggiare. Ma se c’è una qualità che a Katalin Karikó non manca è la tenacia. Qui all’Humanitas University le abbiamo conferito una laurea honoris causa, conosciamo il suo carattere. Ama spesso ricordare le sue origini umili, il papà che faceva salsicce. Ha avuto coraggio quando dagli Usa si è trasferita in Germania, alla BioNTech. Non dobbiamo pensare alla BioNTech di oggi. All’inizio era una piccolissima azienda di biotecnologie dell’Università di Meinz che sognava di creare vaccini contro il cancro. I suoi colleghi americani erano scandalizzati che non avesse neanche un sito internet».

Oggi il sogno del vaccino contro il cancro è più vicino?

«Parliamo di vaccini terapeutici per chi è malato, non di vaccini che prevengono il cancro. È una sfida scientifica enorme e ci sono varie tecniche allo studio. Una prevede un vaccino basato sul profilo genetico del tumore di ciascun paziente, o di un piccolo gruppo di pazienti. In un’altra ci auguriamo di combinare vaccini a Rna con gli anticorpi o le cellule del sistema immunitario per combattere il tumore. Siamo entrati nella rivoluzione immunologica contro il cancro. L’Rna ci aiuterà a trovare terapie in modo più rapido».

La battaglia del Covid è vinta?

«Non senza il richiamo autunnale. Dobbiamo superare la fatica vaccinale, proteggere noi stessi e i fragili. Si dice che la vaccinazione sia il miglior esercizio per il sistema immunitario. A me piace correre e nuotare. Anche quando non ho proprio voglia di allenarmi lo faccio lo stesso. So che è importante».

Parlando di Rna dimentichiamo che è un vaccino costoso, usato soprattutto nei Paesi ricchi.

«C’è un tema di equità attorno all’Rna. Abbiamo la grande sfida di formare personale capace di preparare e utilizzare questi vaccini anche nei Paesi in via di sviluppo».

Il Nobel è frutto di un incontro tra Karikó e Weissman alla macchina delle fotocopie. È normale che la scienza proceda così?

«Sì, accade spesso. Si dice che il luogo più importante di un istituto scientifico sia il bar o la caffetteria. Sono i luoghi dove apparentemente non si fa nulla, ma in realtà si parla in modo diretto e informale, si tirano fuori dati o idee in libertà e si attraversano i confini tra i diversi campi di ricerca». 

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