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Katalin Karikó e la fuga con i soldi nell’orsetto: “Dieci anni fa costretta al ritiro ma non mi sono mai arresa”

La biochimica nell’85 scappò dall’Ungheria. L’incontro con l’immunologo davanti alla fotocopiatrice: “Mi disse provaci, io so che non te ne pentirai”
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Il Nobel per la medicina 2023 è sì anche dell’immunologo Drew Weissman, ma è soprattutto della biochimica Katalin Karikó: «E mia figlia, Susan Francia, è cinque volte campionessa mondiale di canottaggio, con due ori olimpici. Un amico mi ha detto: sono davvero felice di non far parte della tua famiglia, perché sarei senza dubbio la pecora nera», ci confessa, con lo spirito che la contraddistingue,

Katalin Karikó, vicepresidente di BioNTech ed ex collega di Drew Weissman alla University of Pennsylvania, dove a fine anni Novanta iniziò a prendere forma la scoperta oggi premiata dal Comitato del Nobel. Se oggi il Covid non fa più paura è anche grazie ai vaccini a Rna, possibili grazie a Karikó e Weissman. Galeotta fu la fotocopiatrice del reparto di cardiologia: «Lì nel 1997 incontrai per caso Drew. Io lavoravo già da sette anni, conoscevo tutti in quel piano. Ma Drew era una faccia nuova. Così attaccai bottone parlando dei successi di mia figlia, come faccio sempre» spiega Karikó.

«Drew…

Il Nobel per la medicina 2023 è sì anche dell’immunologo Drew Weissman, ma è soprattutto della biochimica Katalin Karikó: «E mia figlia, Susan Francia, è cinque volte campionessa mondiale di canottaggio, con due ori olimpici. Un amico mi ha detto: sono davvero felice di non far parte della tua famiglia, perché sarei senza dubbio la pecora nera», ci confessa, con lo spirito che la contraddistingue,

Katalin Karikó, vicepresidente di BioNTech ed ex collega di Drew Weissman alla University of Pennsylvania, dove a fine anni Novanta iniziò a prendere forma la scoperta oggi premiata dal Comitato del Nobel. Se oggi il Covid non fa più paura è anche grazie ai vaccini a Rna, possibili grazie a Karikó e Weissman. Galeotta fu la fotocopiatrice del reparto di cardiologia: «Lì nel 1997 incontrai per caso Drew. Io lavoravo già da sette anni, conoscevo tutti in quel piano. Ma Drew era una faccia nuova. Così attaccai bottone parlando dei successi di mia figlia, come faccio sempre» spiega Karikó.

«Drew mi disse che voleva sviluppare un vaccino contro l’Aids, ma non sapeva come fare. Allora gli parlai dell’Rna messaggero, su cui stavo lavorando, e gli dissi che usando l’mRna, in teoria, si poteva produrre un vaccino insegnando alle cellule della persona vaccinata come produrre in proprio ciò che serve a provocare la risposta immunitaria».

Nacque così il filone di ricerca che oggi permette non solo di produrre vaccini, ma anche affrontare malattie come l’anemia e anche certi tipi di tumori. Il punto di svolta per Karikó è stato quando capì come modificare l’Rna per poterlo iniettare senza allarmare le guardie dell’organismo, gli anticorpi. Un po’ come Katalin Karikó stessa ingannò le guardie della Cortina di Ferro quando, nel 1985, abbandonò l’Ungheria per il dottorato di ricerca negli Stati Uniti che per la sua famiglia significò la libertà: «Nascosi tutti i risparmi che avevamo nell’orsetto di peluche di mia figlia: non si poteva esportare denaro» spiega la scienziata.

«Fu un’ottima idea, ma ero abituata alla creatività. Direi che tutti noi ungheresi eravamo specialisti nel risolvere problemi: quando ci serviva qualcosa, non potevamo ordinarlo, per via dell’embargo, e allora dovevamo capire come costruircelo da soli» spiega Karikó. «Questo spirito mi è servito per tutta la vita».

Così come le è servita una certa propensione, spontanea e irrefrenabile, ai rapporti umani. «Tutti noi abbiamo bisogno di qualcuno che faccia il tifo per noi: che sia il tuo partner, tua madre o qualsiasi altra persona, non puoi fare a meno di qualcuno che ti dica, ogni tanto: “Ben fatto!” » spiega Karikó a Repubblica. «Per me questi “supporter”, all’Università della Pennsylvania, sono stati oltre a Drew due colleghi: Alice Kuo e Elliot Barnathan. Senza il loro entusiasmo sarebbe stato tutto più difficile. Anche perché per i 24 anni che ho passato alla University of Pennsylvania, e fino all’età di 58 anni, non ho mai avuto un contratto a tempo indeterminato né la proposta di una cattedra».

Di fronte all’irriconoscenza della sua facoltà, a Karikò dieci anni fa non rimase che abbandonare l’istituto e approdare a BioNTech. Anche perché l’Università della Pennsylvania nel frattempo aveva venduto la proprietà intellettuale dei risultati ottenuti da Karikó e Weissman a un’azienda, minando seriamente la capacità dei due scienziati di ottenere importanti finanziamenti da investitori interessati, come già al tempo era Moderna.

La terra della libertà è stato insomma un approdo dolceamaro per Karikó: «Da bambina in Ungheria vivevo in una casa senza frigorifero, televisore né acqua corrente. Però nel 1985 vivevo in un appartamento con la lavatrice. Nei primi anni negli Usa il mio standard di vita era più basso: per lavare i panni dovevo recarmi in un altro edificio, andare in cantina e tirare fuori una moneta». Una moneta che forse iniziava già ad assomigliare a una medaglia con il volto di Alfred Nobel.

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