Proteste dal mondo animalista per le mancate risposte (al minimo) della Provincia autonoma di Trento e anche dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie che non hanno ancora risposto alla richiesta di partecipare all’esame autoptico dell’orsa F36, trovata morta il 28 settembre, dell’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa) e Leal (Lega antiviviseazionista).
La richiesta di essere partecipare all’autopsia con un proprio consulente di parte individuato nella dottoressa Cristina Marchetti, medico veterinario, anatomopatologa ed esperta in materia, è stata inviata congiuntamente giovedì 28 settembre, spiegano le associazioni Leal e Oipa, “all’Izs, al presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, e al Servizio Foreste trentino. Nessuna risposta, almeno per ora”.
Intanto il 2 ottobre l’Ufficio legale dell’Oipa ha inviato la richiesta di accesso agli atti per conoscere i dettagli sulla morte di F36. “Sulla base dei documenti che saranno forniti, l’associazione valuterà se procedere con una denuncia per uccisione di animale ai sensi dell’articolo 544 bis del Codice penale”.
Vogliamo chiarezza e vogliamo essere presenti all’esame autoptico della povera orsa. A oggi non siamo stati informati né della possibilità di essere presenti con un nostro perito di parte, né abbiamo notizia se l’autopsia sia stata fatta o meno", dichiarano le associazioni Leal e Oipa. “Attendiamo una risposta dalla Provincia e dall’Istituto sperando che, nel rispetto della trasparenza che dovrebbe caratterizzare la Pubblica Amministrazione, si aprano alla corretta condivisione di atti e operazioni con noi che rappresentiamo l’interesse della fauna, bene indisponibile dello Stato, e di chi la ama”.
E intanto mentre il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, continua a monitorare i cuccioli dell’orsa Amarena, uccisa a fucilate alla fine di agosto da Andrea Leombruni a San Benedetto dei Marsi, a seguirli, a preoccuparsi del loro benessere e a interessarsi della loro sorte, la Provincia autonoma di Trento pubblica degli aggiornamenti di questo tenore: “I piccoli vanno lasciati in pace nel loro ambiente, non vanno avvicinati, non va mai offerto loro alcun cibo ed eventuali osservazioni vanno comunicate tempestivamente al Corpo Forestale Trentino. La cosa più importante è che tali esemplari conservino la loro selvaticità e rimangano lontani dall'uomo; da questo punto di vista il piccolo di F36 non si è finora fatto vedere e ciò costituisce un primo segnale positivo”.