La crisi degli screening, nelle Regioni sempre meno prevenzione
di Michele BocciTra le vittime della crisi della sanità italiana, in difficoltà a causa di risorse insufficienti e di problemi organizzativi, c’è anche la prevenzione. Ormai da molti anni le Regioni hanno avviato gli screening oncologici contro tre tipi di tumore: quello della mammella, quello del colon-retto e quello della cervice uterina. I nuovi dati raccontano di un 2022 difficilissimo, durante il quale il livello di copertura è diventato più basso rispetto al 2018 ed è pure inferiore al 2021.
I numeri delle Regioni
Praticamente tutte le Regioni hanno visto un peggioramento nel 2022. Nel confronto tra i numeri del 2018, prima che arrivasse il Covid, con quelli dell’anno scorso per quanto riguarda la mammella, il Piemonte è passato dal 55 al 43% di copertura, la Lombardia dal 60 al 50%, il Veneto da 61 a 60%, il Friuli da 60 a 54%, la Liguria da 61 a 49%, l’Emilia Romagna dal 70 al 67%, la Toscana dal 65 al 58%, l’Umbria dal 69 al 62%, la Basilicata dal 65 al 30%. Poi ci sono Regio…
Tra le vittime della crisi della sanità italiana, in difficoltà a causa di risorse insufficienti e di problemi organizzativi, c’è anche la prevenzione. Ormai da molti anni le Regioni hanno avviato gli screening oncologici contro tre tipi di tumore: quello della mammella, quello del colon-retto e quello della cervice uterina. I nuovi dati raccontano di un 2022 difficilissimo, durante il quale il livello di copertura è diventato più basso rispetto al 2018 ed è pure inferiore al 2021.
I numeri delle Regioni
Praticamente tutte le Regioni hanno visto un peggioramento nel 2022. Nel confronto tra i numeri del 2018, prima che arrivasse il Covid, con quelli dell’anno scorso per quanto riguarda la mammella, il Piemonte è passato dal 55 al 43% di copertura, la Lombardia dal 60 al 50%, il Veneto da 61 a 60%, il Friuli da 60 a 54%, la Liguria da 61 a 49%, l’Emilia Romagna dal 70 al 67%, la Toscana dal 65 al 58%, l’Umbria dal 69 al 62%, la Basilicata dal 65 al 30%. Poi ci sono Regioni che hanno tradizionalmente dati di diffusione degli screening molto bassi. Le Marche scendono dal 51 al 46%, il Lazio resta intorno al 38%, l’Abruzzo scende dal 45 al 38%. Migliorano invece realtà che andavano malissimo e ora vanno malino, come la Campania che sale da 16 a 23%, la Puglia, da 23 a 30%, e la Sicilia, da 21 a 27%.
Riguardo alla prevenzione del tumore del colon retto i numeri sono tradizionalmente peggiori, anche perché è lo screening partito più di recente. Comunque la tendenza al calo è netta. Il Piemonte passa dal 54 al 47%, la Lombardia dal 45 al 43%, il Veneto dal 59 al 56%, il Friuli dal 56 al 53%, la Liguria resta intorno a un basso 31%, l’Emilia scende dal 56 al 53%, la Toscana dal 44 al 39% e l’Umbria dal 43 al 39%. Stesso discorso già fatto per la mammella nelle Regioni del Sud. Il Lazio passa da 25% al 17%, l’Abruzzo dal 31 al 17%la Campania dal 17 al 12%, la Sicilia dal 12 al 10%.
Infine c’è la prevenzione del tumore della cervice uterina. In questo caso va premesso che certe regioni passano il Pap-test, esame che molte donne svolgono dal ginecologo privato, quindi i dati sono bassi per quello. In alcuni casi lo screening si fa con il test per l’Hpv, quindi è diverso. Il Piemonte passa dal 61 al 59%, la Lombardia (dove praticamente lo screening non si fa) passa dall’11 al 20%, il Veneto dal 70 al 65%, la Liguria dal 34 al 38%, l’Emilia dal 91 al 65%, la Toscana dal 61 al 59%, l’Umbria dal 49 al 40%, l’Abruzzo dal 48 al 37%, la Basilicata dal 50 al 31%. Salgono il Lazio, dal 34 al 37%, la Campaniga, dal 15 al 26%, la Puglia, dal 27 al 41%, la Sicilia, dal 20 al 28%.
I dati del 2021
I dati raccontano di una tendenza all’apparenza strane. Il 2022 non è andato peggio solo del 2018 ma pure del 2021, quando moltissime Regioni avevano numeri molto miglior per tutti e tre gli screening. E’ probabile, riflettono gli esperti, che nel 2021 i numeri siano saliti perché sono stati recuperati i tanti esami persi l’anno precedente, quando il Covid aveva ridotto tantissimo l’attività sanitaria programmata. Così il 2021 sembra essere andato molto meglio ma in realtà, tolti i recuperi, potrebbe essere in linea con l’anno scorso, quindi non tanto positivo.
I motivi del calo
Riguardo alle ragioni del calo della partecipazione agli screening, sono complesse. Quando si valutano queste prestazioni bisogna tenere conto di due passaggi. Il primo è la chiamata da parte del sistema sanitario, il secondo è la risposta dei cittadini. I numeri scendono se viene meno uno di questi due fattori (o ovviamente entrambi). E’ molto probabile che in una parte delle Regioni le chiamate siano rimaste stabili. Questo significa che sono stati i cittadini a non rispondere. Si tratta di un atteggiamento che può rivelare una scarsa fiducia nel sistema sanitario, che come ormai noto è spesso in difficoltà o comunque una scelta del privato per fare determinati accertamenti. Tanto più negli anni successivi alla pandemia.