Il bus precipitato a Venezia e la traiettoria del destino
di Gabriele RomagnoliAncora, la morte dal ponte. La funesta replica su un tratto che dovrebbe unire vite e invece le spezza. Una traiettoria che devia e prende la direzione sbagliata, il guardrail sfondato, il volo e l’incendio successivo allo schianto. La suggestione di nomi profetici: i cavi toccati e impazziti in via Elettricità. I paragoni suggeriti dall’incredulità che non può misurare il danno: l’apocalisse, l’inferno. L’immediata ricerca di spiegazioni, cause, colpe. Una frettolosa ricerca negli archivi digitali richiama spettri e sospetti: “Cede il vecchio cavalcavia della Vempa, ci vorranno 15 milioni per rifarlo” (2021) “Ringhiera del cavalcavia della Vempa danneggiata: tratto transennato” (2017), “La Vempa non esiste più, Mestre cambia panorama” (2015). Ci sono sempre allarmi inascoltati, interventi rinviati, cose che avrebbero potuto essere fatte diversamente, meglio, prima. Ci sono piloti o conducenti che non avrebbero dovuto trovarsi ai comandi di un mezzo; mezzi che non avrebbero dovuto via…
Ancora, la morte dal ponte. La funesta replica su un tratto che dovrebbe unire vite e invece le spezza. Una traiettoria che devia e prende la direzione sbagliata, il guardrail sfondato, il volo e l’incendio successivo allo schianto. La suggestione di nomi profetici: i cavi toccati e impazziti in via Elettricità. I paragoni suggeriti dall’incredulità che non può misurare il danno: l’apocalisse, l’inferno. L’immediata ricerca di spiegazioni, cause, colpe. Una frettolosa ricerca negli archivi digitali richiama spettri e sospetti: “Cede il vecchio cavalcavia della Vempa, ci vorranno 15 milioni per rifarlo” (2021) “Ringhiera del cavalcavia della Vempa danneggiata: tratto transennato” (2017), “La Vempa non esiste più, Mestre cambia panorama” (2015). Ci sono sempre allarmi inascoltati, interventi rinviati, cose che avrebbero potuto essere fatte diversamente, meglio, prima. Ci sono piloti o conducenti che non avrebbero dovuto trovarsi ai comandi di un mezzo; mezzi che non avrebbero dovuto viaggiare in aria o sulla strada; negligenze, distrazioni, errori di procedura, mancati controlli, lacunosi protocolli.
Turismo di fine stagione
Ogni tragedia collettiva è uno scandalo contro cui ci scagliamo cercando colpevoli in terra e in cielo, urlando le stesse domande, che possono essere ridotte a una soltanto: perché? Scorriamo l’elenco delle vittime, a Mestre come fu fatto a Genova, o altrove, e ci chiediamo la ragione dei sommersi e dei salvati. Ci ferisce il contrasto tra l’attesa o l’assaporamento di una piccola felicità e lo sprofondamento in un grande dramma. Turismo di fine stagione, modesto campeggio; un tuffo nel terrore, la morte. Supporre elaborati collegamenti che portino all’espiazione è una folle forma di ribellione contro la dittatura del caso. Eppure da secoli non si fa altro che cercare il disegno nascosto, il progetto dell’ingegner Arcano Mistero, la mano di Dio o del demonio. Se nulla si trova, provare a credere che esista, allora.
L’insopportabile dolore per la morte di bambini
E i bambini? Come si può, non giustificare, ma soltanto ammettere la loro fine? C’è un merito pregresso per chi all’ultimo non ha preso il pullman per un motivo sopravvenuto o dovrà solo guadagnarselo a posteriori quel merito, con una vita degna del destino che l’ha salvato? E quelli che sono saliti a bordo in corsa, mentre le porte si chiudevano? Ogni scarto dalla rotta prestabilita ci porta domande a cui non sappiamo rispondere, forse perché sono sbagliate. Non c’è altra traiettoria che quella percorsa. Nessun destino viaggia su una retta infinita, ogni punto può essere quello di rottura.
Il romanzo di Wilder
Nel romanzo Il Ponte di Sant Luis Rey di Thornton Wilder il francescano che stava per attraversare un attimo prima del crollo impegna il resto dell’esistenza cercando una spiegazione non scientifica ma morale dell’accaduto, senza trovarla, cadendo intellettualmente nel vuoto tra teologia e fatalismo. Restano le viti arrugginite, gli esami non sostenuti, le inadempienze tecniche: le infime e ferali banalità che separano venti e più vite dalla morte, un cavalcavia dalla profondità della terra.