Malore dell’autista o manovra sbagliata: la doppia pista dell’inchiesta sul bus precipitato a Mestre
dal nostro inviato Rosario Di RaimondoMESTRE – Ventuno morti, quindici feriti, e tante domande a cui ancora bisogna dare una risposta. La procura di Venezia, guidata da Bruno Cherchi, indaga sulla tragedia della navetta precipitata martedì sera a Mestre. L'ipotesi principale, ha scritto su Facebook il governatore del Veneto Luca Zaia, al momento è che il conducente del bus, il trevigiano Alberto Rizzotto, “possa aver avuto un malore”.
Il mezzo è fuoriuscito dalla carreggiata sul cavalcavia della Vempa, ha sfondato le barriere ed è finito nel vuoto vicino ai binari, dopo un volo di una decina di metri. “Il mezzo elettrico ha preso fuoco per ragioni ancora sconosciute” e “cruciale sarà l'analisi dei filmati delle telecamere di sorveglianza e delle videocamere interne del bus”. “Un altro veicolo coinvolto nell'incidente? Tutte le possibilità sono al vaglio della Procura”, ha invece risposto il Prefetto di Venezia, Michele di Bari. Anche quella di un momento di distrazione del conducente.
Strag…
MESTRE – Ventuno morti, quindici feriti, e tante domande a cui ancora bisogna dare una risposta. La procura di Venezia, guidata da Bruno Cherchi, indaga sulla tragedia della navetta precipitata martedì sera a Mestre. L'ipotesi principale, ha scritto su Facebook il governatore del Veneto Luca Zaia, al momento è che il conducente del bus, il trevigiano Alberto Rizzotto, “possa aver avuto un malore”.
Il mezzo è fuoriuscito dalla carreggiata sul cavalcavia della Vempa, ha sfondato le barriere ed è finito nel vuoto vicino ai binari, dopo un volo di una decina di metri. “Il mezzo elettrico ha preso fuoco per ragioni ancora sconosciute” e “cruciale sarà l'analisi dei filmati delle telecamere di sorveglianza e delle videocamere interne del bus”. “Un altro veicolo coinvolto nell'incidente? Tutte le possibilità sono al vaglio della Procura”, ha invece risposto il Prefetto di Venezia, Michele di Bari. Anche quella di un momento di distrazione del conducente.
Strage di Mestre, i vigili del fuoco cercano persone sotto il bus precipitato
L’attenzione di molti, in queste ore, si concentra anche su quel tratto stradale in particolare dal punto di vista della sicurezza. “Dai video il guardrail sembra una ringhiera, le immagini dei filmati che abbiamo visionato mostrano il pullman che si appoggia alla protezione che è quasi una ringhiera”, dice l’amministratore delegato de “La Linea”, Massimo Fiorese, sollevando dubbi proprio sul guardrail a protezione del cavalcavia. “La Linea” è l'azienda di trasporto che svolgeva questo servizio dedicato ai turisti tra il camping di Marghera e Venezia. “E' un incidente veramente inspiegabile – continua Fiorese - perché è avvenuto in un'area urbana, ha coinvolto un pullman elettrico nuovo e la velocità in quel momento era bassissima”.
“Parliamo di ipotesi, ma da quello che abbiamo potuto accertare attraverso i nostri referenti era un guardrail a unica onda altezza metro e non tripla, come sarebbe stato necessario per il contenimento di un veicolo che può raggiungere le 18 tonnellate”, aggiunge all’Ansa Giordano Biserni, presidente dell'Asaps, amici e sostenitori della Polizia stradale. “Dipende dall'angolatura che prende, un guardrail così può contenere un'auto, ma un bus del genere è difficile che possa essere contenuto e lo dimostrano anche altri incidenti simili. Andrebbero cambiati, sarebbe il nostro auspicio, ma i costi sono altissimi", aggiunge.
Il cavalcavia finisce sotto accusa
E infatti, “nel progetto da oltre 6 milioni di euro di rifacimento del cavalcavia erano compresi anche un nuovo guardrail e la modifica del parapetto”, chiarisce l'assessore comunale ai Trasporti Renato Boraso. “Dal 2016 abbiamo cominciato il monitoraggio e le perizie. Dopo il Ponte Morandi noi ci siamo preoccupati di un cavalcavia che è del 1930. Si vede che è vecchiotto”. Il “guardrail è a norma”', ma - precisa l'assessore “'rispetto alla norma di quando è stato messo”. Al momento “c'è un doppio guardrail, però è da sostituire”. I lavori sono in corso da un mese: “Rifacciamo tutte le asfaltature e tutta la cordonata a cui vanno agganciati i nuovi guardrail, perché se si guarda la cordonata, si capisce che anche mettendone dieci di guardrail, se uno perde il controllo, cade giù”. Infine lo sfogo per “un'opera dello Stato, che qualcuno ha ereditato. Il cavalcavia è stato trasferito al Comune di Venezia oltre dieci anni fa, io come l'ho ereditato nel 2016 l'ho messo in monitoraggio immediato, fatti i progetti, però il sindaco ha dovuto trovare dei fondi. Ora lo stiamo rimaneggiando. Sarebbe auspicabile che per un'opera dello Stato dovrebbe esserci anche lo Stato a darti una mano, ma non capita sempre così”.
Nell'incidente di Mestre "non è un problema di guardrail". Così il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini all'evento per i 20 anni di Sky. "E' presto per dare commenti - ha aggiunto il ministro - qualcuno mi dice che le batterie elettriche prendono fuoco più velocemente di altre forme di alimentazione e in un momento in cui si dice che tutto deve essere elettrico uno spunto di riflessione è il caso di farlo".
L’ipotesi di un altro veicolo coinvolto
"Un altro veicolo coinvolto nell'incidente? Tutte le possibilità sono al vaglio della Procura". Ha risposto così ai cronisti il Prefetto di Venezia, Michele di Bari, nella conferenza stampa che ha fatto il punto delle indagini sull'incidente del pullman a Mestre. "Girano voci infondate sull'incidente - ha aggiunto - Per capire i fatti dobbiamo osservare ciò che la magistratura stra facendo. L'intera vicenda, dal punto di vista di polizia giudiziaria, è di competenza della Procura". "Non si può escludere nulla - ha concluso - ma sulla dinamica non ci sono novità. Sono in corso accertamenti capillari".
Il procuratore: “Non ci sono segni di frenata”
La procura di Venezia ha aperto un fascicolo con l'ipotesi di omicidio stradale plurimo. "Non ci sono allo stato indagati - ha detto il Procuratore Bruno Cherchi - mentre il guardrail, la zona di caduta del bus e lo stesso mezzo sono sotto sequestro". La Procura ha anche acquisito la 'scatola nera' del mezzo "che sarà esaminata - ha rilevato Cherchi - solo quando si saprà che non è un'operazione irripetibile altrimenti aspetteremo lo sviluppo dell'inchiesta, affinché tutte le parti coinvolte possano avere le perizie di parte"
Il riconoscimento delle salme delle persone morte nell'incidente di Mestre "non è semplicissimo perché molti non avevano un documento", dice Cherchi, spiegando che, proprio per agevolare gli accertamenti sull'identità delle vittime, "è stato disposto che i medici legali prelevino il dna qualora non si abbia certezza sulla salma”. E ha aggiunto: “Non risultano segni di frenata del bus prima che precipitasse dal cavalcavia di Mestre”.