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Mestre, autobus precipitato. La pista del malore dell’autista: “Nessun segno di frenata e il guardrail non ha tenuto”

(ansa)
Alberto Rizzotto, morto nello schianto, era alla guida del mezzo. I colleghi: “Aveva un’esperienza decennale, era molto scrupoloso”
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VENEZIA – L’autobus che sbanda sulla destra, nessun segno di frenata anche se alcuni deboli tracce potrebbero far pensare a un ultimo tentativo disperato di rallentare la corsa. E poi il guardrail divelto e strappato per una lunghezza di circa dieci metri con il bus avvolto dalle fiamme, quindici metri più in giù, a lato dei binari della ferrovia che collegano le stazioni di Mestre e Venezia Santa Lucia.

Ieri sera alle 22.30, mentre il personale sanitario stava ancora trasportando gli ultimi feriti negli ospedali di Mestre, Padova e Treviso, si affacciavano le prime ipotesi sulle cause che hanno provocato la tragedia di Mestre, con un bilancio di 21 vittime, tra le quali l’autista del mezzo, e 18 feriti. «Al momento l’ipotesi prevalente è che si sia trattato di un malore dell’autista», dice il comandante della polizia locale di Venezia, Marco Agostini, «perché ci sono testimoni che hanno visto il bus sbandare sulle destra, verso il guardrail, strisciandolo per una lunghezza di 6-…

VENEZIA – L’autobus che sbanda sulla destra, nessun segno di frenata anche se alcuni deboli tracce potrebbero far pensare a un ultimo tentativo disperato di rallentare la corsa. E poi il guardrail divelto e strappato per una lunghezza di circa dieci metri con il bus avvolto dalle fiamme, quindici metri più in giù, a lato dei binari della ferrovia che collegano le stazioni di Mestre e Venezia Santa Lucia.

Ieri sera alle 22.30, mentre il personale sanitario stava ancora trasportando gli ultimi feriti negli ospedali di Mestre, Padova e Treviso, si affacciavano le prime ipotesi sulle cause che hanno provocato la tragedia di Mestre, con un bilancio di 21 vittime, tra le quali l’autista del mezzo, e 18 feriti. «Al momento l’ipotesi prevalente è che si sia trattato di un malore dell’autista», dice il comandante della polizia locale di Venezia, Marco Agostini, «perché ci sono testimoni che hanno visto il bus sbandare sulle destra, verso il guardrail, strisciandolo per una lunghezza di 6-7 metri prima di cadere giù. Se si fosse trattato di un colpo di sonno probabilmente, sterzando verso sinistra, il conducente sarebbe riuscito a rimettere in carreggiata il mezzo».

E invece non è successo. Alla guida del mezzo c’era Alberto Rizzotto, autista trevigiano della Martini bus srl ma in servizio anche per la società Linea. Un’esperienza decennale alla guida dei bus, maturata con diverse società.

«Era un autista scrupoloso», lo ricordano i colleghi, mentre si interrogano su che cosa possa essere accaduto. Ieri Rizzotto era partito alle 19.40 da piazzale Roma, a Venezia, per trasportare una comitiva di turisti verso il campeggio Hu di Marghera con un servizio navetta. Solo quindici minuti di strada e sarebbero arrivati nei loro bungalow dopo una giornata trascorsa nella città storica. Il mezzo ha percorso il ponte della Libertà, ha imboccato il cavalcavia della Vempa, uno degli snodi cruciali della viabilità della città di terraferma. Tenendo la sinistra il mezzo avrebbe dovuto imboccare la corsia del cavalcavia in direzione di Marghera. Cinque chilometri e sarebbe arrivato a destinazione. Aveva appena iniziato la fase della discesa.

E invece il bus ha sterzato verso destra, lo avrebbe fatto senza virate improvvise. Si è appoggiato sul guardrail, ha proseguito la sua corsa per alcuni metri. E poi è caduto, rovesciandosi, incendiandosi, e finendo con le ruote all’aria. Trasformandosi in una trappola di fuoco. Non risultano altri mezzi coinvolti anche se la procura ha disposto l’acquisizione dei filmati delle telecamere di sorveglianza della rete comunale.

In un primo momento si era diffusa l’ipotesi, circolata in alcune chat di autisti e colleghi, che l’autobus, un mezzo elettrico, si potesse essere incendiato prima di sbandare verso destra. Ma è un’ipotesi smentita dal comandante della polizia locale. «Lo escludo», spiega da via della Pila, ai piedi del cavalcavia dove fino a tarda notte si concentrano le operazioni di soccorso e recupero dell’autobus, «perché il mezzo si è incendiato quando è arrivato a terra. Dai primi rilievi propendiamo per il malore. Le strisciate sul guardrail depongono a favore della tesi che si sia sentito male perché, se ipotizziamo anche un colpo di sonno, dopo aver sbattuto, si sarebbe dovuto riprendere. Ci sono testi attendibili, compreso un poliziotto, che ha visto l’autobus sbandare, e incendiarsi solo dopo il volo, non prima».

Sarebbero escluse, al momento, le ipotesi di una manovra azzardata o di un eccesso di velocità. È molto probabile però che gli approfondimenti che il pubblico ministero di turno, Laura Cameli, deciderà di eseguire attraverso le perizie tecniche per chiarire la dinamica dell’incidente, riguarderanno anche il funzionamento del mezzo per escludere l’ipotesi che, a provocare la tragedia di Mestre, sia stato un guasto di natura meccanica. L’autobus, stando ai primi accertamenti, era stato comprato dalla società Linea poco più di un anno fa e contava meno di 40 mila chilometri. Altre verifiche riguarderanno invece la tenuta del guardrail e la capacità di contenimento dei mezzi della barriera di un cavalcavia datato, costruito circa 70 anni fa, in un uno dei luoghi più delicati della strada proprio perché lambisce i binari della stazione ferroviaria.

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