Il giorno dopo la strage, dolore e sgomento al camping ma i bus navetta sono già ripartiti
dal nostro inviato Paolo BerizziMESTRE – La sbarra bianca all’ingresso si alza e si abbassa continuamente, gruppi di turisti scivolano fuori con zaini e marsupi, c’è chi va in gita a Venezia e chi, trolley in mano, riparte. Eccoli i bus elettrici de La Linea, una ventina in tutto, quattro-cinque quelli che fanno servizio per il campeggio. Anche se chiamarlo così, vedendolo, pare riduttivo. Perché il Hu Camping In Town Venezia di Marghera sembra una cittadella: un agglomerato di bungalow e casette prefabbricate adagiato nella zona industriale di Marghera e però a poca distanza dalle Ville Venete della Riviera del Brenta e soprattutto a tiro con Venezia. Qui stavano facendo ritorno martedì sera i 40 turisti del bus volato nel vuoto sul cavalcavia che porta da Venezia a Marghera. Nemmeno dodici ore dopo la strage, i bus bianchi identici a quello che ha preso fuoco dopo lo schianto hanno ripreso a girare senza sosta e a caricare turisti.
Cielo grigio ma, per dirla con i cartelli che arredano l’info point e la recep…
MESTRE – La sbarra bianca all’ingresso si alza e si abbassa continuamente, gruppi di turisti scivolano fuori con zaini e marsupi, c’è chi va in gita a Venezia e chi, trolley in mano, riparte. Eccoli i bus elettrici de La Linea, una ventina in tutto, quattro-cinque quelli che fanno servizio per il campeggio. Anche se chiamarlo così, vedendolo, pare riduttivo. Perché il Hu Camping In Town Venezia di Marghera sembra una cittadella: un agglomerato di bungalow e casette prefabbricate adagiato nella zona industriale di Marghera e però a poca distanza dalle Ville Venete della Riviera del Brenta e soprattutto a tiro con Venezia. Qui stavano facendo ritorno martedì sera i 40 turisti del bus volato nel vuoto sul cavalcavia che porta da Venezia a Marghera. Nemmeno dodici ore dopo la strage, i bus bianchi identici a quello che ha preso fuoco dopo lo schianto hanno ripreso a girare senza sosta e a caricare turisti.
Cielo grigio ma, per dirla con i cartelli che arredano l’info point e la reception dell’Hu Camping, tutto continua. “Lagoon tour”, “walking tour”. “Book here your best experience” è scritto su una lavagna. Accanto, orari di gite e escursioni, con un rullo di opzioni continue. “Sono senza parole, purtroppo è successo”, dice un autista de La Linea. Sul pullman salgono decine di turisti, tanto est, ma anche tedeschi, francesi, austriaci, spagnoli.
Come lo sono le 21 vittime le cui salme sono all’obitorio dell’ospedale “All’Angelo” di Mestre. I responsabili del campeggio filtrano gli ingressi e tengono a bada i cronisti con anche un eccesso di rigore, “c’è un po’ di tensione”, ammette uno. Sono dieci le strutture in Italia del gruppo Hu Camping in Town. La proprietà è della famiglia fiorentina Cardini-Vannucci e la formula del campeggio-hotel pare in espansione. C’è però, adesso, una strage da gestire, da metabolizzare. Ventuno morti provenienti da almeno 6 nazioni, i 15 feriti smistati in cinque ospedali – Mestre, Treviso, Mirano, Padova, Dolo -, i due bambini che hanno perso la vita, il rito straziante e complesso del riconoscimento dei cadaveri e le procedure avviate da consolati e ambasciate. Sarà così per tutto il giorno.
Il dato certo è che la contabilità di morti e feriti, dopo le operazioni di salvataggio dei superstiti andate avanti per tutta la notte, si è cristallizzata. Delle 21 vittime, due sono minorenni, solo sette di loro sono state identificate: 5 ucraini, un tedesco e l’autista del bus, Alberto Rizzotto, di Conegliano. I feriti (sei in condizioni gravi) identificati fino ad ora sono 11: quattro ucraini (due donne, un uomo e una minore), un tedesco, una francese, un croato, una coppia spagnola e due minori (maschio e femmina) di origine austriaca.
Il camping Hu a Marghera
E’ incrociando i dati degli ospiti del camping con quelli in possesso della Regione Veneto – che gestisce direttamente al momento l’aspetto sanitario e dunque anche le comunicazioni su decessi e ricoverati – che si è arrivati a tirare il bollettino definitivo della strage di Mestre. I nomi dei morti, al momento, sono ancora coperti. Si attende che tutte le famiglie siano avvisate e che possano raggiungere l’ospedale di Mestre dove la Regione ha allestito una sala di accoglienza dedicata con assistenza psicologica e servizio di interpretariato in lingua tedesca, ucraina, spagnola e francese.
I parenti sono assistiti da un team di specialisti composto da sette psicologi e tre psichiatri. Torniamo al Hu. Dove era iniziata la vacanza del gruppo salito ieri sul bus della morte. All’esterno c’è un drappello di cronisti e di troupe televisive, parecchi anche quelli stranieri. Qui, nei bungalow e nella casette che tempestano i viali alberati, le vacanze ottobrine dei turisti vanno avanti. Sarà così per tutto il mese, raccontano i cronisti arrivati da Francia e Germania: c’è il clima favorevole con temperature estive e c’è, soprattutto, Venezia che non si ferma mai. “Ci vediamo a Rialto, oggi spritz”, dicono due coppie tedesche a degli amici seduti ai tavolini del “Ciao Bella”, il bar-ristorante del camping.