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Il camping dei turisti che sognano Venezia a prezzi low cost

L’ingresso al Camping Hu di Marghera

 (fotogramma)
I bus elettrici hanno ripreso a portare gli ospiti in Laguna. “Ci vediamo a Rialto, oggi spritz per tutti”
3 minuti di lettura

MESTRE — La Venezia low cost è una sbarra bianca all’ingresso che si alza e si abbassa continuamente. Gruppi di turisti scivolano fuori con zaini e marsupi, c’è chi va in gita a Rialto e piazza San Marco e chi, trolley in mano, riparte. Eccoli i bus elettrici de La Linea, una ventina in tutto, quattro-cinque quelli che fanno servizio per il campeggio.

Anche se chiamarlo così, vedendolo, pare riduttivo. Perché il Camping Hu In Town Venezia di Marghera sembra una cittadella: un agglomerato di bungalow e casette prefabbricate adagiato nella zona industriale di Marghera. Che non sarà il più esotico e incontaminato dei luoghi e però sta a poca distanza dalle Ville Venete della Riviera del Brenta e soprattutto a tiro con Venezia.

Tutto continua

«Qui c’è un turismo senza troppe pretese, ma che comunque soddisfa, tenuto conto dei prezzi sempre più folli di Venezia». Lui è un autista della compagnia di navette a cui il c…

MESTRE — La Venezia low cost è una sbarra bianca all’ingresso che si alza e si abbassa continuamente. Gruppi di turisti scivolano fuori con zaini e marsupi, c’è chi va in gita a Rialto e piazza San Marco e chi, trolley in mano, riparte. Eccoli i bus elettrici de La Linea, una ventina in tutto, quattro-cinque quelli che fanno servizio per il campeggio.

Anche se chiamarlo così, vedendolo, pare riduttivo. Perché il Camping Hu In Town Venezia di Marghera sembra una cittadella: un agglomerato di bungalow e casette prefabbricate adagiato nella zona industriale di Marghera. Che non sarà il più esotico e incontaminato dei luoghi e però sta a poca distanza dalle Ville Venete della Riviera del Brenta e soprattutto a tiro con Venezia.

Tutto continua

«Qui c’è un turismo senza troppe pretese, ma che comunque soddisfa, tenuto conto dei prezzi sempre più folli di Venezia». Lui è un autista della compagnia di navette a cui il camping si rivolge per portare in giro gli ospiti. Clientela: tanto Est Europa, ma anche – appunto – Germania, Austria, Spagna, Portogallo, Francia. Le nazionalità dei morti e dei feriti della strage di martedì notte. Nemmeno dodici ore dopo il disastro i bus bianchi elettrici identici a quello che si è capottato finendo sulla ferrovia di Mestre hanno ripreso a girare senza sosta. A caricare turisti. Cielo grigio, odore di morte nell’aria. E però, per dirla con i cartelli che arredano l’info point e la reception dell’Hu Camping, tutto continua. “Lagoon tour”, “walking tour”. “Book here your best experience” è scritto su una lavagna. Accanto, orari di gite e escursioni, con un rullo di opzioni continue. «Sono senza parole, purtroppo è successo», dice un altro autista. Sul pullman salgono decine di turisti. I responsabili del campeggio filtrano gli ingressi e tengono a bada i cronisti con anche un eccesso di rigore, «c’è un po’ di tensione», ammette uno.

L’assalto dei cronisti

Sono dieci le strutture in Italia del Gruppo Human Company. La proprietà è della famiglia fiorentina Cardini-Vannucci: si sono inventati questa formula del campeggio-hotel e funziona. C’è però, adesso, una strage da gestire, da metabolizzare. «Stiamo facendo tutto il possibile per assistere le persone che alloggiavano qui e i loro parenti», dice Enrico Gori, portavoce del gruppo. In realtà sono solo due i familiari arrivati qui. Nel camping ci sono ancora le amiche della ragazza sudafricana che figura tra i 21 morti. Per tutto il giorno ieri polizia e carabinieri, insieme a addetti alla sicurezza interna, hanno protetto l’ingresso del campeggio. Dove era iniziata la vacanza del gruppo salito martedì sul bus che doveva riportarlo ai bungalow, c’è ora un drappello di cronisti e di troupe televisive.

Le vacanze continuano

Impossibile, per i non clienti, accedere ai viali alberati tempestati dalle casette. Ma per farsi un’idea del clima quasi surreale basta affacciarsi al “Ciao Bella”, il bar ristorante del camping. «Ci vediamo a Rialto, oggi spritz per tutti», dicono due coppie tedesche agli amici seduti ai tavolini. Nonostante la strage del bus le vacanze ottobrine dei turisti low cost vanno avanti. Sarà così per tutto il mese, raccontano i cronisti arrivati da Francia e Germania. C’è il clima favorevole con temperature estive e c’è, soprattutto, Venezia che non si ferma mai. Le navette accostano lungo il perimetro della struttura. Non fanno rumore, arrivano annunciate dal sibilo dell’elettrico. I turisti sono in coda. Non c’è bus che non parta pieno.

Anita e Joseph vengono da Colonia. Hanno saputo all’alba che un loro connazionale è morto nello schianto e la fidanzata francese Lucie è ricoverata in terapia intensiva a Mestre. «Preghiamo per loro. Non si dovrebbe morire in vacanza, dopo questa disgrazia siamo tristi». Camping Hu è sorto sulle ceneri dell’ex camping Jolly. Gettonatissimo tra i giovani ma non solo: si vedono tante famiglie, coppie, anche anziani. Marco e Giovanni sono cugini, universitari, da Latina. «Abbiamo letto sul telefonino ieri notte. Pauraaa!». Giovanni si avventura in un ragionamento più o meno scientifico sul rischio dei motori elettrici. Marco lo ferma dicendogli che a spararle grosse ci pensa già un ministro (Salvini, ndr).

La collaborazione

Dieci minuti di auto. È il tempo che ci vuole per arrivare da qui all’ospedale dell’Angelo. In una sala attrezzata e blindata sette psicologi, tre psichiatri e diversi interpreti si prendono cura di uomini e donne straziate dal dolore. Per un giorno l’ospedale di Mestre e il campeggio di Marghera paiono un solo corpo. Ancora per poco, anzi basta. «Da oggi – dicono al Hu – noi usciamo di scena. Abbiamo fornito tutto quello che dovevamo alla prefettura, al Comune, alla Regione, alla Usl». Incrociando le liste degli ospiti che alloggiavano nel camping e i dati in mano ai pronto soccorso – gestiti direttamente da Regione Veneto – si è arrivata alla conta dei morti e dei feriti. Adesso la morte si pesa.

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