Mestre, dalla gioia alla morte, la tragica luna di miele di Marko e Antonela, i neo sposi croati sul bus della strage
dal nostro inviato Paolo BerizziVenezia – Come nelle storie storte dove la favola si trasforma in dramma, in un abisso che rimescola le immagini della gioia facendole sbattere contro le istantanee dell’incubo: prima il certificato di matrimonio, poi quello di morte. Dietro, loro e le loro facce allegre e sorridenti, il prima. Marko Guma e sua moglie Antonela, “Nela” per gli amici. Si abbracciano, si baciano, si stringono. Posano nei selfie e in gita con gli amici. Ora in t-shirt, ora in abiti nuziali. In vacanza, in hotel prima di uscire. Le foto che fanno le coppie e che sparano sui social.
Era il 10 settembre scorso e a Spalato, in un ristorante-hotel per ricevimenti, la festa di matrimonio di Marko Guma Bakovic e Antonela Perkovic aveva ospitato un centinaio di invitati. C’erano tutti i compagni di squadra dell’Hnk Sloga Mravince, la squadra di calcio dove Bakovic gioca come centrocampista. Erano reduci da una sconfitta contro l’Hnk Zadar, 1-0. Ma la festa di “Guma” a “Nela” aveva tirato su gli animi. Il cal…
Venezia – Come nelle storie storte dove la favola si trasforma in dramma, in un abisso che rimescola le immagini della gioia facendole sbattere contro le istantanee dell’incubo: prima il certificato di matrimonio, poi quello di morte. Dietro, loro e le loro facce allegre e sorridenti, il prima. Marko Guma e sua moglie Antonela, “Nela” per gli amici. Si abbracciano, si baciano, si stringono. Posano nei selfie e in gita con gli amici. Ora in t-shirt, ora in abiti nuziali. In vacanza, in hotel prima di uscire. Le foto che fanno le coppie e che sparano sui social.
Era il 10 settembre scorso e a Spalato, in un ristorante-hotel per ricevimenti, la festa di matrimonio di Marko Guma Bakovic e Antonela Perkovic aveva ospitato un centinaio di invitati. C’erano tutti i compagni di squadra dell’Hnk Sloga Mravince, la squadra di calcio dove Bakovic gioca come centrocampista. Erano reduci da una sconfitta contro l’Hnk Zadar, 1-0. Ma la festa di “Guma” a “Nela” aveva tirato su gli animi. Il calciatore croato, 24 anni come la moglie, è stato operato l’altra notte all’ospedale di Mirano. “Nela” , che era incinta al sesto mese, riposa in una bara nell’obitorio del “dell’Angelo” di Mestre: è una delle 21 vittime della Spoon river mestrina.
Una tragica luna di miele
I neosposini della Croazia erano venuti a Venezia in viaggio di nozze, una tragica luna di miele, uno dei tanti pezzi di mondo andati per aria dentro il bus della morte precipitato martedì sera dal cavalcavia della Vempa. In pullman erano arrivati da Spalato, in pullman hanno visto le loro vite si sono divise per sempre, e finita quella del bambino che aspettavano. “Dov’è mia moglie?”, chiede Marko Guma Bakociv a un’infermiera dell’ospedale di Mirano. Sono le prime parole che ha pronunciato quando si è risvegliato dalll’anestesia dell’operazione chirurgica a cui è stato sottoposto. “Come sta?”. All’infermiera è venuto un brivido perché lei sa, le hanno detto della moglie morta. E allora, a quel filo di voce di Guma, la donna ha risposto scostando appena la mascherina, e con un altro sussurro ha pregato il paziente, uno dei superstiti del disastro. “Si riposi“, “adesso si deve riprendere”. Guma raccoglie ancora un briciolo di forze: “Voglio vedere mia moglie!”. Ha il lenzuolo sul torace e traumi in più parti del corpo. E’ ricoverato in terapia intensiva, non intubato. Il suo nome è nella lista dei vivi, quello di Nela nell’elenco nero dei defunti.
Guma viene da Sapalato, ha un diploma turistico, la passione per il calcio fin da bambino. Nela è di Salona, 24mila abitanti nella regione spalatino-dalmata. Non distante dal piccolo villaggio di Mravince, dove Guma milita nel club calcistico locale. La Venezia di Guma e Nela doveva essere un magico viaggio di nozze. Dall’appartamento nuziale a Spalato al Camping Hu In Town di Marghera con un sogno: godersi l’incanto della città più romantica d’Italia, le luci, il giro in gondola, su e giù per calle e ponti. “Auguri a tutti e due e buona fortuna”. Lo aveva scritto su Facebook l’amico Carsten Meyer, sotto il fumetto di due sposi e un “Just Married”.
Dal ‘sì’ alla morte
Che impressione, adesso, scorrere i commenti al post nuziale “Marko&Antonela”. Che effetto sinistro. E le foto, anche: i capelli scuri di lei che scivolano sul viso, una coroncina bianca, i fiori, lui in smoking. Sentite il cugino dello sposo: “Caro Guma, tanti auguri a te e alla tua sposa in vita futura”. Il futuro non ha aspettato. La vita di Antonela si è spezzata tra le lamiere accartocciate e carbonizzate del bus della morte, nell’inferno che ha schiuso le sue porte sotto il cavalcavia tra Porto Marghera e la stazione di Mestre. Restano le tracce della vita perduta: Nela che sorride, che si fa immortalare in piazza mentre è in gita con il futuro sposo. Nela che si prepara a diventare mamma.