Cronaca

La famiglia romena distrutta. “In gita premio con le figlie dopo una vita sempre in fuga”

La famiglia romena con Mircea Gabriel Ogrezeanu, la moglie Mihaela Loredana e le due figlie di 8 e 13 anni Aurora Maria e Georgiana Elena

La famiglia romena con Mircea Gabriel Ogrezeanu, la moglie Mihaela Loredana e le due figlie di 8 e 13 anni Aurora Maria e Georgiana Elena

 
Mircea con Mihaela e le due bambine si erano stabiliti in Germania. La disperazione dei parenti delle nove vittime ucraine
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MESTRE — Ci sono immagini che, viste adesso, mettono i brividi. Una l’ha postata Mircea Ogrezeanu il 18 febbraio 2021 sul suo profilo Facebook: è un fotomontaggio. Al centro c’è una famiglia in mezzo alle nuvole, e dunque in cielo. Ecco il capo famiglia, Mircea, con la moglie e le due figlie e la sorella di lui. Che è morta pochi giorni prima di cancro. «Non ti dimenticheremo mai», recita la scritta in romeno sotto la grafica. È il tenero pensiero dedicato alla zia. Ecco: quella famiglia che sul social network si è “dipinta” in cielo, oggi non c’è più. Tutti morti. Dentro il bus volato dal cavalcavia a Mestre e bruciato durante lo schianto. Sono loro: Mircea Gabriel Ogrezeanu, 45 anni, la moglie Mihaela Loredana, 42 anni, e le due figlie Aurora Maria, 8 anni, e Georgiana Elena, 13 anni. Romeni. Ma si erano trasferiti in Germania e da lì una settimana fa erano arrivati in pullman al Camping Hu in Town di Marghera per una vacanza a Venezia. Dovevano essere giorni di relax dopo un’estate di lavoro.

Le salme, ieri pomeriggio, erano ancora nell’obitorio dell’ospedale mestrino “dell’Angelo”. Adesso che la magistratura ha dato il nulla osta per la restituzione alle famiglie, gli Ogrezeanu verranno rimpatriati. Ci sono voluti una notte e un giorno per identificarli insieme alle altre diciassette vittime della strage del ponte. La conferma dell’identità della famiglia distrutta è arrivata dall’Ambasciata di Romania a Roma e dal consolato generale di Romania a Trieste. Martedì sera sono morti tutti e quattro sul colpo, dilaniati dall’impatto della navetta sui binari della stazione di Mestre dopo il salto nel vuoto.

Gli sposi Antonela Perkovic e Marko Bakovic

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Originaria dei distretti di Arges e Dambovita, la famiglia proviene da Targoviste, città di 88mila abitanti e capoluogo della Dambovita, nella regione storica della Muntenia. Poi aveva scelto di lasciare la Romania e di trasferirsi in Germania in cerca di una vita migliore: per i due genitori e per le due bambine. Diploma industriale, papà Mircea lavorava come operaio; la moglie, che in passato aveva aperto un negozio di toner, era commessa. «L’anziana mamma di lui non sa ancora della tragedia — dice George Isac, romeno, manager della Legal Service, che potrebbe ricevere un mandato ufficiale dai parenti degli Ogrezeanu per seguire l’aspetto risarcitorio — Credo che appena le parleranno, arriverà il momento di riportare le salme a Targoviste».

I fidanzati portoghesi Gualter Carvalhido Maio e Maria Fernanda Arnaud Maciel

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Romania. Ucraina. La spoon river di Mestre ha devastato intere famiglie. Ed è proprio lo Stato sovrano invaso dalla Russia — già piegato dalla guerra — a pagare il tributo di vite più alto. Nove morti e sei feriti. Storie, altre storie strazianti. «Li ho salvati dalla guerra per farli morire su un autobus». Non si da pace il papà di Daria. Lui aveva deciso di restare in Croazia, dove da oltre un anno era ospite con l’intera famiglia, mentre il resto del gruppo si era unito a degli amici per fare due giorni di vacanza a Venezia. Nell’incidente di martedì sono morti i suoceri e la figlia di 10 anni, mentre la moglie combatte ancora per la vita in un reparto di terapia intensiva.

Alberto Rizzotto

Alberto Rizzotto

 

La vicenda è stata raccontata ieri dal console generale d’Ucraina a Milano, Andrii Kartysh, in visita all’ospedale dell’Angelo di Mestre: «Ho incontrato il padre, ed è disperato. Non riesce a darsi pace e per quel che possiamo stiamo facendo di tutto per sostenere lui e gli altri nostri connazionali». La tragedia si è sommata al dramma di persone fuggite dalla guerra in cerca di pace; di un luogo nel quale vivere in attesa della fine del conflitto.

Annette Pearly Arendse

Annette Pearly Arendse

 

In Croazia si erano adattati e legati a una seconda famiglia di profughi. Per la prima volta, assieme ai nuovi amici, si erano voluti regalare un piccolo viaggio per vedere l’Italia. È finito in un dramma. Otto delle nove vittime ucraine facevano parte di due nuclei familiari fuggiti dall’area di Kherson e Donetsk. Cinque di loro sono decedute, altre 3 sono ricoverate. Spiega ancora il console: «Abbiamo ricevuto le telefonate dei parenti che stanno ancora a Kherson. Parlando con uno di loro, per dire che una signora era morta, la linea è caduta perché è cominciato un bombardamento». Tra i feriti ucraini anche una bambina di 4 anni ricoverata in condizioni gravissime al reparto grandi ustionati dell’ospedale di Padova, sua madre è in terapia intensiva a Treviso. Il padre è morto.All’ospedale dell’Angelo c’è anche Alexander Lomakin che nell’incidente ha perso il padre e il figlio. Ora chiede continuamente della moglie, sopravvissuta come lui e ricoverata in terapia intensiva in un’altra struttura veneta.

Jonathan Siddharta Grasse

Jonathan Siddharta Grasse

 

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