Fate i figli, poi ci pensa l’assistente materna: l’ultima trovata del governo Meloni tra bagnetti e neonati da cullare
di Oriana LisoIl primo figlio a 32 anni e un po’, che tanto si vive più a lungo (a Milano si è appena scoperto che vivono oltre 500 donne con più di cento anni, i coetanei uomini non arrivano a cento) e, in caso di bisogno, si può chiedere l’aiuto dell’assistente materno. Nel governo del Dio, patria e famiglia (tradizionale) annunci e promesse sono per le madri e per i figli, padri sempre non pervenuti, per dare sempre più figli al nostro paese i piena crisi denatalità, con 393.997 bambini nati nel 2022 (e 2,4 nati morti ogni mille parti) contro i 535.428 di dieci anni prima. Il numero di figli non è cambiato molto: 1,24 per donna nel 2022, rispetto a 1,42 del 2012, con i livelli più alti nelle Province Autonome di Trento e Bolzano e in Campania e Sicilia, i più bassi in Sardegna e Molise.
Un rifrullo di notizie sulla maternità, in questi giorni, a partire dai dati del Rapporto sull’evento nascita in Italia realizzato dall’Ufficio statistica del ministero della Salute. Che, appunto, …
Il primo figlio a 32 anni e un po’, che tanto si vive più a lungo (a Milano si è appena scoperto che vivono oltre 500 donne con più di cento anni, i coetanei uomini non arrivano a cento) e, in caso di bisogno, si può chiedere l’aiuto dell’assistente materno. Nel governo del Dio, patria e famiglia (tradizionale) annunci e promesse sono per le madri e per i figli, padri sempre non pervenuti, per dare sempre più figli al nostro paese i piena crisi denatalità, con 393.997 bambini nati nel 2022 (e 2,4 nati morti ogni mille parti) contro i 535.428 di dieci anni prima. Il numero di figli non è cambiato molto: 1,24 per donna nel 2022, rispetto a 1,42 del 2012, con i livelli più alti nelle Province Autonome di Trento e Bolzano e in Campania e Sicilia, i più bassi in Sardegna e Molise.
Un rifrullo di notizie sulla maternità, in questi giorni, a partire dai dati del Rapporto sull’evento nascita in Italia realizzato dall’Ufficio statistica del ministero della Salute. Che, appunto, fotografa come cambia la maternità negli ultimi dieci e più anni. Se 32,2 è l’età media per le donne italiane per diventare madri – ed era 31,5 nel 2012 – per le donne straniere arriva a 29,2: nessuna sorpresa, è da anni che l’integrazione (o i tentativi di) passano anche da qui, e visto che 1 donna su 5 che partorisce è di origini straniere il dato conta eccome. Il 65,5% dei parti riguarda donne tra i 30 e i 39 anni. Più di una donna su due che fa un figlio (il 56,4%) è sposata, il 41,6 nubile e solo un 2% separata, divorziata o vedova. Ma se parliamo di madri con meno di 20 anni l’89,3% è nubile.
Aumenta la percentuale di parti pre-termine, quindi entro le 37 settimane da 7 ogni cento nel 2012 a 6 ogni 100 nel 2022. Aumenta anche il numero delle donne che ricorre alla Fivet come tecnica di inseminazione dopo una fecondazione in vitro (da 37 a 48%) e – dato ovviamente legato anche all’età delle donne che diventano madri – aumentano del 73% in dieci anni i parti avvenuti con procreazione medicalmente assistita. Se ne fanno di più, ma diminuiscono nettamente quelli plurimi, dal 21 al 9%. Nel 2022 il 3,7% delle gravidanze sono frutto di una tecnica di procreazione medicalmente assistita (PMA), un dato che sale al 18,1% tra le donne over 40.
Infine, i dati su visite di controllo ed esami: solo nello 0,7% delle gravidanze non è mai stata effettuata una visita contro il 91,9% con almeno 4 visite. Le donne italiane si sottopongono alla prima visita dopo l’11esima settimana nell’1,9%, contro il 10,5% delle donne straniere. Scolarità bassa e giovane età sono altri due fattori che ritardano il primo incontro con il medico. Almeno 3 sono le ecografie fatte in media durante la gravidanza dal 76,7% delle donne, mentre l’amniocentesi ha visto negli anni un crollo verticale: in media ogni 100 parti sono state effettuate 2,1 amniocentesi, e nelle donne con più di 40 anni solo nel 6% dei casi, era il 33% dieci anni fa.
Ho pensato molto nei giorni scorsi a una bambina che ha partorito, ma non è madre. Una bambina di 11 anni violentata da un amico 27enne dei suoi genitori, che ha scoperto al quarto mese di gravidanza di essere incinta, che ha partorito un bambino – con il cesareo, perché una bambina di 11 anni può gestire le contrazioni? Il suo corpo non è fatto per un parto – e che quel bambino non lo ha mai visto, dato subito in affido mentre lei veniva portata in una comunità per provare a ricostruire se non una infanzia almeno una vita.
Possiamo dire per fortuna del bambino e della bambina che lo ha partorito: ma, appunto, quale legge non può prevedere che anche dopo i limiti si possa ricorrere all’aborto nel caso di una bambina di 11 anni?
E poi ho pensato all’assistente materna, questa nuova figura da affiancare a neomamme e bambini nei primi mesi dopo il parto, e per cui il governo potrebbe stanziare tra i 100 e i 500 milioni, che già in questa forbice così ampia si capisce quanta serietà ci sia nel progetto. Un supporto a domicilio e raggiungibile anche in videochiamata o telefonicamente, roba da far chiudere tutte le pagine Facebook dedicate ai dubbi delle mamme più o meno pancine.
L’obiettivo del governo è anche quello di ridurre il carico su pediatri o ospedali, dove i genitori soprattutto al primo figlio portano i neonati con molta frequenza, perché l’assistente materna sarebbe una figura esperta. Quanto esperta? Basterà un corso di formazione di 6 o 9 mesi, con buona pace dei pediatri e delle ostetriche che studiano per anni.
La ministra alla Famiglia e natalità Eugenia Roccella ha descritto così questa idea, e vale la pena riportare tutto: “Un tempo c'era una rete parentale intorno alle donne. C'erano le famiglie più larghe, quando avevi qualche problema o dei dubbi su questo piccolo e nuovo neonato che a volte è veramente una specie di oggetto sconosciuto per le donne di oggi, visto che prima erano di più i bambini. C'era la mamma, la zia, la sorella più grande, l'amica. Io stessa il primo figlio l'ho fatto a 28 anni ed ero la prima di tutte le mie amiche e non ero giovanissima. Noi vogliamo che questa rete venga ricostruita attraverso i servizi sociali. Non vogliamo tornare indietro, vogliamo andare avanti e vogliamo aggiornare i servizi, le modalità di accoglienza nei confronti della genitorialità ai tempi che viviamo. Quindi abbiamo pensato a questa figura dell'assistente materna. Non si tratta di una figura sanitaria - ha spiegato - ma con una professionalità semplice. Ci sarà un corso di formazione abbastanza breve, non serve chissà quale laurea.
Può però venire a domicilio e dare una mano su quelle piccole cose come mettere il bambino nella culla, come fare un bagnetto o anche avere un momento di sollievo dicendo 'tienilo dieci minuti in braccio tu' o che faccio quando piange. Il problema di questa solitudine che a volte può anche dare origine a situazioni di disagio più profondo alla depressione post partum, una sensazione di abbandono più che di solitudine".
Perché investire in asili nido, congedi parentali, politiche per la genitorialità condivisa, quando possiamo spendere centinaia di milioni per un corso di sei mesi che insegni come fare il bagnetto e mettere il bambino nella culla?