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Interruzioni di gravidanza, il boom della pillola abortiva. Usata in quasi la metà dei casi

La marcia nella giornata mondiale per aborto libero, sicuro e gratuito di Non Una Di Meno il 28 settembre 2023

 (agf)

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L’utilizzo della Ru486 è esploso dopo il Covid. Il 63,4% dei ginecologi sono obiettori. “Ma ci sono abbastanza professionisti per garantire il servizio”, spiega il ministro Schillaci
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L’interruzione di gravidanza in Italia è ormai svolta nella metà dei casi con i farmaci. E in ben undici Regioni e una Provincia l’utilizzo della pillola RU486 è più diffuso della chirurgia. E’ uno dei dati che spiccano nella Relazione del ministero alla Salute al Parlamento sull’attuazione della 194. Altro aspetto importante, largamente atteso, riguarda il nuovo calo del numero degli aborti, che nel 2021 sono stati 63.353, cioè il 4,2% in meno rispetto all’anno precedente. 

La corsa della pillola abortiva

I grandi nemici della Ru486, tra i quali allora c’era l’attuale ministra Eugenia Roccella, si battevano contro il farmaco che, a detta loro avrebbe semplificato l’aborto, che sarebbe diventato più diffuso. In realtà, l’affermarsi del farmaco non ha rallentato, come visto, la riduzione delle interruzioni di gravidanza. Nel 2021, spiega la relazione, l’aborto farmacologico (che si può fare con il solo mifepristone, la Ru486, con le sole prostaglandine oppure con i due medici…

L’interruzione di gravidanza in Italia è ormai svolta nella metà dei casi con i farmaci. E in ben undici Regioni e una Provincia l’utilizzo della pillola RU486 è più diffuso della chirurgia. E’ uno dei dati che spiccano nella Relazione del ministero alla Salute al Parlamento sull’attuazione della 194. Altro aspetto importante, largamente atteso, riguarda il nuovo calo del numero degli aborti, che nel 2021 sono stati 63.353, cioè il 4,2% in meno rispetto all’anno precedente. 

La corsa della pillola abortiva

I grandi nemici della Ru486, tra i quali allora c’era l’attuale ministra Eugenia Roccella, si battevano contro il farmaco che, a detta loro avrebbe semplificato l’aborto, che sarebbe diventato più diffuso. In realtà, l’affermarsi del farmaco non ha rallentato, come visto, la riduzione delle interruzioni di gravidanza. Nel 2021, spiega la relazione, l’aborto farmacologico (che si può fare con il solo mifepristone, la Ru486, con le sole prostaglandine oppure con i due medicinali insieme, opzione più diffusa), ha rappresentato 48,3% del totale delle interruzioni. Rispetto al 2020 c’è stato un salto enorme visto che allora il dato era del 35,1%. E nel 2019 era al 28,8%, nel 2018 al 27,7%, nel 2017 al 22%. E’ come se durante il Covid in molte strutture si fosse capito che l’uso della pillola abortiva, a parità di sicurezza, permettendo di dare la stessa prestazione senza utilizzare la chirurgia riduce anche l’impegno organizzativo. Oltre ad essere un’opzione migliore per molte donne.

In undici Regioni più diffusa della chirurgia

Visti i trend è molto probabile che nel 2022 la pillola superi la chirurgia. Lo ha già fatto in molte Regioni. In Piemonte è al 65,4% degli aborti, in Valle d’Aosta al 52%, in Provincia di Trento al 71,5%, in Friuli Venezia Giulia al 59,4%, il Liguria al 76,4%, in Emilia-Romagna al 66,5%, in Toscana al 56,9%, in Umbria al 57,9%, nel Lazio al 55,7%, in Puglia al 50,1%, in Basilicata al 74,4%, in Calabria al 75,4%. Ci sono realtà dove invece la pillola non ha sfondato e la più importante è la Lombardia, che si ferma a un basso 36,6% che dice molto su cosa pensino nei reparti di ginecologica di uno strumento altrove diffusissimo. Il Veneto sta più in alto, al 38,2% ma comunque non è alto. Detto questo, la strada sembra segnata anche in queste regioni, vista la tendenza marcata all’aumento in tutto il Paese e nei prossimi anni si vedrà una maggiore diffusione dell’aborto farmacologico.

Tasso di abortività in calo tra le più giovani

Come detto, nel 2021 le interruzioni di gravidanza sono state 63.653. Nel 1983, anno in cui si è raggiunto il picco, gli aborti furono 234 mila. Anche il tasso di abortività, cioè il numero di aborti ogni mille donne tra i 14 e i 49 anni, continua a scendere ed è al 5,3 (2,2% in meno rispetto al 2020). “Nel 2021 il numero di interruzioni è diminuito in tutte le aree geografiche. l ricorso all’aborto nel 2021 è diminuito in tutte le classi di età rispetto al 2020, in particolare tra le più giovani. I tassi di abortività più elevati restano nelle donne di età compresa tra i 25 e  34 anni”.

Schillaci: “Il numero di obiettori non è un problema per l’offerta”

I ginecologi obiettori in Italia sono il 63,4% contro il 40% degli anestesisti. Il numero più alto è in Sicilia (85%) e il più basso in Emilia (45%). Il numero totale dei non obiettori professionisti è 1.600, in leggera crescita e visto che le interruzioni di gravidanza calano, secondo il ministro alla Salute Orazio Schillaci, che ha scritto il commento alla Relazione, non ci sono problemi col servizio. “I dati sull’obiezione di coscienza mostrano un continuo calo del numero di interruzioni medie settimanali a carico dei ginecologi non obiettori, a livello nazionale, 0,9 interruzioni settimanali, con poche variabilità a livello regionale. L’analisi dei carichi di lavoro per ciascun ginecologo non obiettore non sembra evidenziare particolari criticità a livello regionale o di singole strutture”. Visti i dati, “eventuali problematiche nell’offerta del servizio potrebbero essere riconducibili all’organizzazione del servizio stesso, e non alla numerosità del personale obiettore”.

In crescita l’uso della pilllola dei cinque giorni dopo 

A crescere è anche l’utilizzo della contraccezione di emergenza, che non è un atto abortivo visto che il farmaco, la pillola dei cinque giorni dopo o la pillola del giorno dopo, agisce solo se l’inseminazione non è ancora avvenuta. Ebbene, nel 2021 sono state usate quasi 332mila dosi di pillola dei cinque giorni dopo (Ulipristal acetato, il nome del principio attivo), contro le 266mila del 2020 (dato stabile per tre anni). E’ in calo invece l’uso della pillola del giorno dopo (Levonorgestrel il nome del principio attivo) sceso da 325mila dosi nel 2019 a 289mila nel 2020 fino a 284mila nel 2021.  

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